Giornata Mondiale della Vista

Congresso AIMO, l’occhio come finestra sulla salute: segnali di diabete, ipertensione e malattie autoimmuni

02 ottobre 2026 16:25
Giornata Mondiale della Vista -
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Fino a 1 uveite su 5 può essere collegata a una malattia sistemica


A Roma l’8 e 9 ottobre il 16° Congresso nazionale AIMO. Gli oculisti: “L’occhio non è un organo isolato: durante una visita possono emergere segnali di patologie cardiovascolari, metaboliche, neurologiche e autoimmuni ancora non riconosciute”

Roma, 8 ottobre 2026 – Gli occhi possono raccontare molto più di quanto vediamo. Alterazioni dei piccoli vasi della retina possono far sospettare diabete, ipertensione o problemi circolatori; un’infiammazione oculare può essere il primo segnale di una malattia autoimmune o reumatologica; alcune manifestazioni possono indirizzare verso patologie neurologiche, endocrine e persino malattie rare.

È uno dei messaggi al centro del 16° Congresso nazionale dell’Associazione Italiana Medici Oculisti (AIMO), che si svolge all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma proprio in coincidenza con la Giornata Mondiale della Vista che si celebra l’8 ottobre e che ha come slogan #LoveYourEyes. Il congresso riunisce gli specialisti per due giornate dedicate a retina, glaucoma, cornea, cataratta, superficie oculare, oftalmologia pediatrica, oncologia oculare, chirurgia e nuove tecnologie, con particolare attenzione anche all’intelligenza artificiale e all’imaging avanzato.

Oltre 6 milioni di italiani convivono con una patologia oculare

«Abbiamo scelto queste date proprio per la concomitanza con la Giornata Mondiale della Vista», spiega Alessandra Balestrazzi, presidente AIMO. «Oltre 6 milioni di italiani convivono con una patologia oculare e circa un terzo di queste condizioni può provocare riduzioni visive molto gravi. Sensibilizzare sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce è quindi fondamentale».

Un problema reso ancora più importante dal fatto che alcune delle malattie più pericolose per la vista possono progredire a lungo senza dare sintomi evidenti. Il caso più emblematico è il glaucoma. «È una delle patologie che più frequentemente arrivano alla diagnosi tardi, perché i sintomi vengono percepiti quando il danno può essere già avanzato e irreversibile», sottolinea Balestrazzi. In Italia si stima che circa un milione di persone abbia il glaucoma e che circa la metà non sappia di averlo.

Ma la prevenzione riguarda tutte le età. «Nel giovane dobbiamo pensare, per esempio, al cheratocono, che se riconosciuto e trattato precocemente può evitare alterazioni visive importanti; negli anziani alla degenerazione maculare, per la quale intervenire nelle fasi iniziali può rallentare l'evoluzione della malattia. E nei bambini una diagnosi tardiva dell’“occhio pigro” può lasciare conseguenze permanenti», aggiunge la presidente AIMO.

La retina, una finestra sui vasi di tutto l’organismo

Una delle peculiarità dell'occhio è che permette al medico di osservare direttamente, e in modo non invasivo, piccoli vasi sanguigni e strutture nervose. È anche per questo che una visita oculistica può talvolta far emergere qualcosa che va oltre la vista.

«Spesso siamo i primi ad accorgerci, attraverso l’esame del fondo dell’occhio e della retina, di alterazioni circolatorie, ipertensione o diabete», spiega Balestrazzi. «In questi casi la collaborazione con internisti, cardiologi e diabetologi è fondamentale, perché riconoscere quei segnali può consentire di approfondire tempestivamente lo stato di salute generale del paziente».

Non a caso il Congresso AIMO dedica una sessione specifica ai rapporti tra patologie oculari e sistemiche, mettendo a confronto gli oculisti con rappresentanti di diabetologia, cardiologia, neurologia, radiologia, endocrinologia, reumatologia, pediatria, medicina generale e altre discipline. Il messaggio, quindi, non è che dall’occhio si possa diagnosticare automaticamente una malattia cardiaca o metabolica, ma che determinati segni oculari possono rappresentare un campanello d’allarme e indicare la necessità di ulteriori accertamenti.

Lo conferma anche una revisione scientifica dalla quale emerge, per esempio, che nel diabete quasi tutti i pazienti con diabete di tipo 1 e circa il 60% di quelli con diabete di tipo 2 sviluppano una qualche forma di retinopatia entro vent’anni; nell’artrite reumatoide l’occhio secco interessa fino al 30% dei pazienti. La stessa review sottolinea, inoltre, come ipertensione, malattie autoimmuni, neurologiche, endocrine, infettive e genetiche possano lasciare segni riconoscibili a livello oculare e, in alcuni casi, precedere altre manifestazioni cliniche.

Un’altra revisione sistematica, che ha incluso 65 studi, ha stimato un coinvolgimento oculare nel 18% dei pazienti con artrite reumatoide, nel 31% con lupus eritematoso sistemico e nel 35% con sindrome antifosfolipidi; nella sindrome di Sjögren la frequenza dell’occhio secco arrivava all’89%.

Occhio secco e uveite: quando dietro l’infiammazione c’è altro

Il collegamento con le malattie sistemiche è particolarmente evidente anche nelle patologie infiammatorie. «Una flogosi oculare può essere, in alcuni casi, il primo segnale di una patologia reumatologica ancora non riconosciuta», spiega Massimo Accorinti, presidente della Società Italiana Uveiti e Malattie Infiammatorie Oculari (SIUMIO). «Un esempio è la sindrome dell’occhio secco: può associarsi, per esempio, alla sindrome di Sjögren, sia nella forma primaria sia quando compare in persone già affette da altre connettiviti».

In questi casi, sottolinea Accorinti, il compito dell’oculista non si limita a valutare la lacrimazione e le condizioni cliniche della superficie oculare. «È importante raccogliere un’anamnesi accurata anche sullo stato di salute generale e cercare eventuali sintomi che possano far pensare a un’infiammazione che interessa altri organi o apparati. Se emerge un sospetto, il paziente deve essere indirizzato al reumatologo non solo con i referti degli esami oculari eseguiti, ma anche con un preciso sospetto di malattia sistemica, rendendo più rapide e mirate le successive procedure diagnostico-terapeutiche».

Un discorso analogo vale per le uveiti (un’infiammazione dei tessuti interni dell’occhio), ma con una maggiore complessità. «Esistono oltre 40 tipologie di uveite e non tutte sono legate a malattie reumatologiche», precisa Accorinti. «Una parte resta senza causa identificata, circa il 20% è di origine infettiva e il 15-20% può associarsi a malattie sistemiche di interesse reumatologico. Per questo è essenziale distinguere bene i diversi quadri clinici prima di inviare il paziente allo specialista».

Il vantaggio di un corretto inquadramento può essere anche temporale. «Se l’oculista riconosce un’uveite potenzialmente associata a una malattia sistemica e prescrive gli approfondimenti davvero necessari - aggiunge Accorinti - il paziente può arrivare dal reumatologo con informazioni già utili e questo può velocizzare la diagnosi e l’avvio di una terapia mirata. L’approccio deve, però, essere sempre personalizzato: prescrivere esami indiscriminatamente rischia di aumentare costi, ritardi e perfino di generare risultati fuorvianti».

Dalla sclerosi multipla alle patologie della tiroide

E gli esempi che dimostrano quanto gli occhi siano la “spia” della nostra salute non finiscono qui. «Patologie neurologiche come la sclerosi multipla, malattie endocrine come quelle della tiroide, patologie metaboliche rare come la malattia di Fabry, ma anche alcune patologie infettive, autoimmuni e neoplastiche possono presentare manifestazioni oculari che inducono l’oculista a richiedere approfondimenti e a inviare il paziente allo specialista competente», ricorda Balestrazzi.

È proprio questo il cambio di prospettiva che AIMO vuole sottolineare durante il Congresso: l'occhio non come organo separato, ma come parte dell'organismo e, in alcuni casi, come luogo nel quale una malattia sistemica lascia tracce visibili.

«L’occhio non è affatto un organo isolato dal resto del corpo», conclude Balestrazzi. «Dobbiamo ricordarlo alla popolazione, ma anche ai giovani oculisti. Il nostro ruolo non è soltanto proteggere la vista: in alcune situazioni ciò che osserviamo durante una visita può diventare il primo passo per riconoscere un problema di salute più generale. Ed è anche per questo che la prevenzione e i controlli oculistici periodici restano fondamentali».


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