Il merito si misura nei conti: cosa chiedono i dirigenti scolastici
DIRIGENTISCUOLA scrive a Meloni e Giorgetti: i 14 milioni del decreto-legge 170 non chiudono il divario retributivo dei dirigenti scolastici. Servono risorse strutturali nella prossima legge di bilancio
Il sindacato dei Dirigenti Scolastici DirigentiScuola, ha inviato una lettera formale alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri Giancarlo Giorgetti e Giuseppe Valditara. Il sindacato chiede un intervento strutturale sul trattamento economico dei dirigenti scolastici, a venticinque anni dall’introduzione della dirigenza scolastica. Lo Stato ha ampliato i compiti di chi guida gli istituti; il riconoscimento retributivo, invece, non ha seguito lo stesso percorso.
I dirigenti scolastici coordinano comunità educative, gestiscono patrimoni, sicurezza, risorse del PNRR e la contrattazione integrativa. Operano spesso senza un vice dirigente e rispondono in prima persona delle scelte assunte. Pertanto il sindacato segnala un divario persistente rispetto alla dirigenza amministrativa del Ministero dell’Istruzione e del Merito. La richiesta non riguarda un premio una tantum, ma una retribuzione proporzionata alla funzione, in linea con il principio costituzionale di adeguatezza del compenso alla qualità e alla quantità del lavoro.
I 14 milioni del decreto-legge 170
I dati richiamati nella missiva confrontano la componente variabile e la retribuzione di risultato. Un dirigente amministrativo del Ministero percepisce premi di risultato vicini ai 23.000 euro; un capo d’istituto si attesta intorno ai 6.000 euro. Di conseguenza il Governo non può presentare il decreto-legge 170 come chiusura del contenzioso retributivo.
Dei 14 milioni stanziati, 9 milioni evitano un arretramento e coprono la scadenza di fondi straordinari già previsti. I restanti 5 milioni riguardano solo il 2026 e accompagnano la chiusura del PNRR. Quindi lo stanziamento tampona una scadenza e un’annualità, ma non realizza una perequazione stabile. Il nucleo del divario resta aperto e torna sul tavolo della prossima legge di bilancio.
Cosa serve nella legge di bilancio
Il presidente Attilio Fratta chiede risorse stabili e congrue, non annunci privi di copertura pluriennale. Il sindacato distingue la funzione dirigenziale nelle scuole da un inquadramento di rango inferiore e chiede che lo Stato allinei doveri e trattamento. Se il Governo non fornirà risposte verificabili in bilancio, DIRIGENTISCUOLA riprenderà lo stato di agitazione.
Per chi lavora nella scuola la posta è concreta. Una perequazione strutturale incide sulla tenuta degli organici di diritto, sulla disponibilità a accettare reggenze e sulla continuità della guida degli istituti. Inoltre chiarisce, in sede di contrattazione, quale parte del trattamento è certa e quale resta legata a fondi temporanei. Le parti sociali e il Ministero possono ora confrontare i numeri del decreto-legge 170 con il fabbisogno pluriennale e indicare, nella legge di bilancio, la voce e l’importo che chiudono il divario.