Inclusione scolastica, il CNDDU chiede una svolta
Continuità, sostegno e accessibilità: appello a Valditara per interventi organici e duraturi
La scuola italiana dispone di norme avanzate sull’inclusione, ma tra i principi e la realtà quotidiana resta una distanza preoccupante. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) richiama istituzioni e amministrazioni a un impegno più incisivo per garantire partecipazione didattica, continuità del sostegno, accessibilità degli edifici e pieno riconoscimento dei docenti specializzati.
Per il Coordinamento, la presenza dell’alunno con disabilità nella classe comune non può ridursi a un adempimento formale. Spazi dedicati e interventi individualizzati sono utili se rispondono a esigenze documentate e rientrano in una progettazione condivisa. Se la separazione diventa invece una risposta abituale a problemi organizzativi, rischia di creare isolamento e indebolire la coerenza del percorso educativo.
I numeri confermano la fragilità del sistema. Secondo i dati Istat relativi all’anno scolastico 2024/2025, il 59,7% degli alunni con disabilità ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all’anno precedente, durante l’anno scolastico o in entrambi i periodi. Nello stesso anno, circa 57 mila docenti impiegati sul sostegno non possedevano la relativa specializzazione. Per il CNDDU servono una programmazione più efficace degli organici, incarichi più stabili e percorsi di qualificazione coerenti con le esigenze delle scuole.
Il docente di sostegno sottolinea il Coordinamento, è contitolare della classe e deve partecipare pienamente alla programmazione, alle attività didattiche e alla valutazione. La responsabilità del percorso dell’alunno con disabilità non può essere delegata a una sola figura: deve coinvolgere l’intero consiglio di classe. Anche il Piano educativo individualizzato deve tornare a essere uno strumento concreto di lavoro e verifica, costruito con il contributo di docenti, famiglie e professionisti competenti, non un semplice documento da compilare.
Restano inoltre aperti i nodi dell’accessibilità degli edifici e dei servizi di assistenza all’autonomia e alla comunicazione, distinti ma complementari al sostegno didattico. Barriere strutturali, ritardi e discontinuità nelle prestazioni richiedono un coordinamento più forte tra amministrazioni scolastiche ed enti territoriali. Le soluzioni temporanee, avverte il CNDDU, non possono trasformarsi in modalità permanenti di gestione delle emergenze.
Da qui la contrarietà al ripristino generalizzato di percorsi scolastici separati. Le difficoltà dell’attuale modello, secondo il Coordinamento, vanno affrontate con formazione per tutti i docenti, valorizzazione degli insegnanti specializzati, progettazione collegiale e risorse adeguate. Le esigenze individuali degli studenti non devono essere confuse con le carenze organizzative delle istituzioni.
L’appello è rivolto al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Il CNDDU chiede una verifica approfondita sull’attuazione dell’inclusione scolastica, con particolare attenzione alla continuità del personale, alla collegialità della didattica, alla professionalità dei docenti di sostegno e alla disponibilità dei servizi. L’obiettivo è ridurre le disomogeneità territoriali e rendere effettivi, in ogni scuola, i diritti già riconosciuti dalle norme.
La qualità dell’inclusione, conclude il Coordinamento, si misura nella capacità di garantire apprendimento, partecipazione e continuità. Non può essere l’alunno con disabilità a compensare le insufficienze dell’organizzazione scolastica: spetta alle istituzioni trasformare gli impegni normativi in condizioni concrete e verificabili.