Informatica a scuola, entra nelle Indicazioni Nazionali
"Non per fare piccoli programmatori ma per imparare a pensare": dalle attività unplugged in infanzia al coding a blocchi in quinta fino alle variabili alle medie
L’Informatica compie un passo decisivo nel sistema scolastico italiano, entrando ufficialmente a far parte delle Indicazioni Nazionali per il primo ciclo di istruzione. Questo cambiamento strutturale, è già operativo a partire da quest'anno scolastico 2026-2027, segnando il riconoscimento formale della disciplina come pilastro fondamentale del percorso formativo.
Il percorso che ha portato a questa integrazione non nasce dal nulla. Già a partire dal 2015, con l’avvento del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), numerosi docenti avevano iniziato a sperimentare in classe attività legate al pensiero computazionale. L'ufficializzazione rappresenta dunque il consolidamento di una prassi didattica già avviata, trasformando le esperienze pionieristiche di molti insegnanti in un curricolo strutturato e condiviso.
Distinguere le competenze: digitale e informatica
All’interno delle Indicazioni Nazionali, emerge una distinzione netta tra competenza digitale e competenza informatica. Sebbene entrambe siano considerate essenziali per i cittadini del futuro, esse si focalizzano su dimensioni diverse dell'esperienza educativa.
La competenza digitale è strettamente connessa all’educazione civica. Essa riguarda la capacità di utilizzare le tecnologie in modo socialmente responsabile. I pilastri di questa competenza includono:
La protezione dei propri dati personali.
Il rispetto reciproco nelle interazioni online.
La consapevolezza dei rischi e delle opportunità del web.
Al contrario, la competenza informatica non ha come fine ultimo quello di formare "piccoli programmatori". L'obiettivo è invece lo sviluppo di un pensiero critico e complesso, stimolato attraverso l'esplorazione e la sperimentazione diretta. Come sottolineato da Mitchel Resnick nel suo intervento TED Let’s teach kids to code:
“Quando si impara a leggere e scrivere, si aprono nuove opportunità per imparare molte altre cose. Quando si impara a leggere, allora si potrà anche leggere per imparare. E imparare a programmare è la stessa cosa. Se si impara a programmare, allora si potrà anche programmare per imparare.”
L'informatica si configura dunque come un vero e proprio patrimonio culturale, indispensabile per abitare con piena consapevolezza la società digitale, presente e futura.
Il percorso di continuità verticale
L'informatica è stata progettata seguendo una logica di continuità verticale, che accompagna l'alunno dall'infanzia fino alla secondaria di primo grado. Questo approccio permette di stratificare le conoscenze e le abilità in modo coerente con lo sviluppo cognitivo del bambino. Già nella scuola dell'infanzia, l'approccio è ludico e manipolativo. I bambini maturano competenze logiche e procedurali attraverso attività di coding unplugged. Il termine unplugged, che letteralmente significa "scollegato" o "con la spina staccata", definisce tutte quelle attività didattiche che perseguono obiettivi di informatica senza l'utilizzo obbligatorio di strumenti digitali, basandosi invece sul movimento o sulla manipolazione di simboli.
Nella scuola primaria, il percorso diventa più esplicito e strutturato:
Classe terza: si focalizza sulla descrizione di procedure quotidiane, ponendo l'accento sulla precisione dei passi necessari per completare un compito.
Classe quinta: si introduce la scrittura di codici veri e propri, utilizzando linguaggi di programmazione, come il coding visuale a blocchi.
Questo bagaglio culturale costruito nei primi anni di scuola costituisce la base necessaria per affrontare, nella scuola secondaria di primo grado, temi di maggiore astrazione. Gli studenti sono così in grado di comprendere concetti complessi quali:
Le variabili.
L'architettura dei sistemi.
I meccanismi di funzionamento di internet.