Matteo Renzi e i danni della L.107/2015
Matteo Renzi torna a parlare di Scuola, ma non se ne sentiva la mancanza
Matteo Renzi torna a parlare di Scuola, ma non se ne sentiva la mancanza. Almeno non nei termini in cui ha inteso intervenire in questi giorni, in sintesi: quattordicesima ai docenti e 100 euro netti di aumento in busta paga. Magari, in vista delle elezioni del 2027, di proposte dal fondatore di Italia Viva ne arriveranno altre, e magari, nel frattempo, il Senatore fiorentino potrebbe formularne qualcuna sui docenti fuorisede, in particolare quelli che illuse con il piano straordinario di assunzioni previsto dalla L.107/2015, per poi spedirli ovunque tranne che a casa loro, con il piano straordinario di Mobilitá del 2016. Le sedi furono scelte su base nazionale da un algoritmo dichiarato illegittimo da un numero imprecisato di Sentenze che, nel corso di questi 10 anni, sono state, e ancora rappresentano, l'unica soluzione per fare rientro nella propria provincia di residenza ed ottimizzare la sede di servizio. Alcune centinaia di docenti esiliati nel 2016 sono ancora immobilizzati fuori regione, e nessuno dei Governi che si sono susseguiti in questi anni, incluso quello attuale, ha mai rivolto loro un solo pensiero. La mobilitá straordinaria del 2016 ha distrutto famiglie, carriere, aspettative, e la stabilizzazione di circa 100.000 docenti si è rivelata, alla fine, uno slogan scritto soltanto sulla carta, in quanto, nei fatti, proprio quella stabilitá tanto attesa é stata pagata a carissimo prezzo. Dopo Renzi, i docenti precari sono tornati a scegliere dove poter conseguire il ruolo per accelerare i tempi, e se anche per loro la scelta non è stata, e ancora non lo è, indolore, a causa dei vincoli, è certo che nessuno, dal 2015/16, abbia vissuto la stessa epopea degli immessi con la L.107. Se Renzi volesse tornare a parlare di Scuola, dovrebbe innanzitutto riformulare un nuovo piano straordinario di Mobilitá come quello del 2016, allo scopo di riportare a casa, stavolta, tutti i docenti che ancora non riescono a rientrare: sarebbe un bel modo, anche se decisamente tardivo, per fare ammenda dei danni fatti con la Buona Scuola della quale, i precari dell'epoca, avrebbero fatto volentieri a meno.