Mille tecnici senza tutele: il caso nazionale degli Assistenti Tecnici AR02 negli Istituti Comprensivi

Assistenti Tecnici AR02 negli IC: ruolo essenziale ma senza regole, tra carichi eccessivi, rischi e tutele assenti. Urge norma chiara.

A cura di Redazione Redazione
30 marzo 2026 09:51
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Negli ultimi anni, una figura professionale ha garantito il funzionamento concreto dell’innovazione digitale nella scuola italiana, senza però ricevere un adeguato riconoscimento normativo. Si tratta degli Assistenti Tecnici – profilo AR02 – operanti negli Istituti Comprensivi, oggi al centro di una segnalazione nazionale che coinvolge circa mille lavoratori distribuiti su tutto il territorio.

A portare alla luce la questione è il Comitato Evoluzione ATA, che ha raccolto decine di testimonianze convergenti. Il quadro che emerge è quello di un ruolo ormai strutturale, ma ancora trattato come temporaneo sul piano giuridico e organizzativo.

Dall’emergenza alla strutturalità

La figura dell’Assistente Tecnico negli IC nasce con il D.M. 187/2020 durante l’emergenza pandemica, con l’obiettivo di supportare la didattica a distanza. Successivamente, con la legge 178/2020, il profilo AR02 viene stabilizzato, ma senza un adeguato aggiornamento normativo che ne definisca compiti e modalità operative.

Nel tempo, le funzioni si sono ampliate: gestione delle piattaforme digitali, supporto alle prove INVALSI, assistenza nei progetti PON, gestione dei dispositivi per l’inclusione e manutenzione delle reti scolastiche. Un insieme di attività che rende questa figura indispensabile per il funzionamento quotidiano della scuola digitale.

Un’organizzazione del lavoro frammentata

Il nodo principale riguarda l’organizzazione del servizio. Gli Assistenti Tecnici risultano formalmente assegnati a una “scuola polo”, ma operano su una rete di istituti che può comprendere anche 7-10 IC, ciascuno con numerosi plessi.

Questo modello, noto come “calendarizzazione”, frammenta l’orario settimanale e rende impossibile garantire continuità operativa. Il tecnico si trova così a lavorare poche ore in ciascun istituto, senza riuscire a seguire in modo efficace nemmeno la scuola di titolarità.

A ciò si aggiunge un ulteriore elemento critico: la dipendenza funzionale da più dirigenti scolastici e DSGA contemporaneamente, senza una chiara gerarchia organizzativa. Le richieste si sovrappongono e spesso diventano urgenti, generando tensioni e pressioni sul lavoratore .

Mansioni ambigue e richieste improprie

In assenza di una normativa specifica, le mansioni vengono spesso definite per analogia con quelle previste per gli assistenti tecnici delle scuole secondarie, disciplinate dal CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021. Tuttavia, questa applicazione risulta impropria.

Gli Assistenti Tecnici segnalano un’estensione arbitraria delle attività richieste: mansioni amministrative, trasporto materiali con mezzo proprio, sgombero locali, fino a interventi su impianti elettrici o installazioni a parete. Attività che esulano dal profilo professionale e che espongono a responsabilità non previste.

Strumentazione e costi a carico dei lavoratori

Un ulteriore elemento di criticità riguarda la dotazione strumentale. Molti istituti non dispongono delle attrezzature necessarie, costringendo i tecnici ad acquistare autonomamente strumenti di lavoro: computer portatili, dispositivi di archiviazione, adattatori.

Queste spese vengono sostenute senza rimborsi e senza alcuna previsione normativa, aggravando una situazione già complessa.

Orari disomogenei e carichi di lavoro elevati

La gestione dell’orario di lavoro appare estremamente disomogenea: badge in alcuni istituti, fogli firma in altri, autocertificazione in altri ancora. Non esiste un sistema uniforme.

Il carico di lavoro è inoltre molto più elevato rispetto agli assistenti tecnici delle scuole superiori. Negli IC, il tecnico deve gestire contemporaneamente più istituti, più plessi e numerosi referenti, dedicando anche tempo non contabilizzato a email, coordinamento e supporto remoto .

Il problema degli spostamenti e della sicurezza

Particolarmente delicata è la questione degli spostamenti. Gli Assistenti Tecnici si muovono quotidianamente tra plessi e istituti utilizzando il proprio mezzo, spesso senza ordini di servizio formalizzati.

Questo aspetto ha implicazioni dirette sulla tutela assicurativa. In caso di incidente, l’INAIL può non riconoscere l’infortunio, classificando l’uso del mezzo come “rischio elettivo”. Le conseguenze sono rilevanti: perdita delle tutele previste per gli infortuni sul lavoro e trattamento dell’assenza come malattia ordinaria.

Un sistema senza regole

Il quadro complessivo evidenzia un sistema privo di linee guida univoche, in cui ogni istituto opera in autonomia. Le regole variano da territorio a territorio, con evidenti disparità di trattamento.

Nonostante la diffusione e la rilevanza del problema, le iniziative sindacali risultano finora limitate. Da qui la decisione del Comitato Evoluzione ATA di formalizzare la questione e portarla all’attenzione del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Le richieste: una normativa chiara e la stabilizzazione

Le richieste avanzate sono precise: inserire la regolamentazione del profilo AR02 negli IC nel prossimo CCNL 2025–2027, definire le mansioni esigibili, chiarire il rapporto tra scuola polo e rete, disciplinare gli spostamenti e garantire coperture assicurative certe.

Si chiede inoltre di uniformare la gestione dell’orario di lavoro, chiarire le responsabilità sulla dotazione strumentale e adeguare l’organico al carico reale.

Accanto a ciò emerge una questione più ampia: la stabilizzazione del personale ATA. Nonostante il ruolo ormai strutturale di molte figure, manca ancora un percorso concreto e credibile che garantisca stabilità e prospettive professionali.

Un mondo senza rappresentanza

C’è un elemento che emerge con forza: è stato un comitato spontaneo di lavoratori a raccogliere dati e testimonianze per costruire un quadro nazionale. Questo evidenzia un vuoto nella rappresentanza e nella capacità del sistema di intercettare e affrontare criticità diffuse.

Le problematiche sollevate non sono marginali: riguardano diritti, sicurezza, organizzazione del lavoro e qualità del servizio pubblico. Per questo motivo, è necessario un intervento normativo urgente.

Perché quando una funzione diventa indispensabile, non può restare senza regole. E quando sono i lavoratori a farsi voce da soli, significa che il sistema ha smesso, almeno in parte, di ascoltare.

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