Pomezia, docente colpita: regole e rispetto al centro scuola

Il CNDDU esprime solidarietà alla docente e richiama scuola, famiglie al valore educativo delle regole, della responsabilità e del rispetto

03 ottobre 2026 20:25
Pomezia, docente colpita: regole e rispetto al centro scuola - prof. Romano Pesavento CNDDU
prof. Romano Pesavento CNDDU
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime solidarietà alla docente dell’IIS Via Copernico di Pomezia che, secondo quanto ricostruito sull’episodio, sarebbe stata colpita alle spalle con dei sassi dopo essere intervenuta nei confronti di alcuni studenti che stavano fumando negli spazi scolastici. L’insegnante, soccorsa e trasportata in una struttura sanitaria, è stata successivamente dimessa con quattordici giorni di prognosi. Spetterà agli organi competenti accertare compiutamente la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità.

Al di là degli esiti degli accertamenti, l’episodio pone una questione che riguarda direttamente la funzione educativa della scuola. Richiamare uno studente al rispetto di una disposizione non rappresenta un atto accessorio dell’attività docente, ma l’esercizio di una precisa responsabilità professionale. La scuola non può educare alla legalità se le regole che governano la sua stessa vita vengono considerate negoziabili ogni volta che incontrano resistenza.

È necessario recuperare il significato pedagogico del limite. Una regola non serve semplicemente a vietare un comportamento: definisce uno spazio comune, tutela le persone e stabilisce il confine oltre il quale la libertà individuale interferisce con quella degli altri. Accettarne il rispetto, anche quando non la si condivide, costituisce uno degli apprendimenti fondamentali della convivenza civile.

Per questa ragione preoccupa particolarmente che a un richiamo possa seguire una reazione violenta. In quel momento non viene contestata soltanto una disposizione, ma viene alterato il rapporto tra responsabilità, autorità educativa e rispetto dell’altro. Comprendere le difficoltà degli adolescenti resta un compito essenziale della scuola, ma comprenderle non significa sospendere il principio di responsabilità personale né attenuare la gravità di condotte che oltrepassano il limite della trasgressione e investono l’incolumità di una persona.

Anche la risposta educativa deve essere conseguente. Una sanzione prevista dai regolamenti, quando ne ricorrano i presupposti, non dovrebbe essere interpretata come il fallimento dell’educazione. Può diventare essa stessa parte del processo educativo se consente allo studente di comprendere la relazione tra scelta, responsabilità e conseguenze. Una scuola incapace di attribuire conseguenze alle condotte più gravi rischia, al contrario, di trasmettere un messaggio profondamente diseducativo: che le regole esistano formalmente, ma possano essere violate senza una reale assunzione di responsabilità.

Il Coordinamento ritiene pertanto opportuno che, una volta chiariti i fatti, l’episodio non venga archiviato con il solo provvedimento eventualmente adottato nei confronti dei responsabili. Proponiamo che diventi occasione per un intervento specifico sulla legalità rivolto alla comunità scolastica interessata, costruito non attraverso iniziative celebrative o lezioni astratte, ma partendo proprio dalla vicenda accaduta, dalle sue conseguenze e dal significato delle regole che disciplinano la convivenza quotidiana.

Occorre coinvolgere anche le famiglie in questa assunzione di responsabilità. L’alleanza educativa con la scuola acquista consistenza soprattutto quando un ragazzo sbaglia: è allora che gli adulti sono chiamati a evitare giustificazioni automatiche e a restituire al giovane la misura delle proprie azioni. La vicenda di Pomezia solleva infine una domanda che non può essere elusa: quale credibilità può avere una regola se chi è istituzionalmente chiamato a farla rispettare rischia di diventare bersaglio proprio per aver svolto il proprio compito?

La legalità a scuola si costruisce anche nella risposta a questa domanda. Non attraverso un irrigidimento indistinto, ma attraverso la certezza che le regole abbiano valore, che le responsabilità vengano accertate e che il rispetto dell’altro costituisca un limite non disponibile alla condotta individuale. Perché una scuola che insegna le regole ma rinuncia a sostenerne concretamente il valore rischia di trasformare la legalità da esperienza educativa in semplice materia di lezione.

Prof. Romano Pesavento-Presidente CNDDU

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