Referendum, vince il No: la Scuola Costituzionale voluta da Valditara è servita (?)
Determinante il voto dei giovani
La vittoria del No al Referendum popolare del 22 e 23 marzo che, come previsto nel procedimento di revisione costituzionale, affida al popolo il verdetto finale, impedirá di fatto la riforma della Giustizia promossa dal Governo Meloni e firmata dal Ministro Nordio. Pertanto, i 7 articoli della Costituzione che riguardano il terzo potere dello Stato non saranno modificati: a rendere il risultato straordinario è stata la partecipazione dei giovani, il cui ritorno alle urne si attendeva da almeno 10 anni; da una disamina degli elettori attivi in questa consultazione, diffusa dalla RAI, si evince che, sul 58,93% totale dei votanti, gli elettori di etá compresa fra i 18 e i 34 anni rappresentano oltre il 60% (61,1%).
Il dato è in netto contrasto con la tendenza degli ultimi anni a disertare le urne, in particolare proprio da parte dei giovani. Dunque, cos'è accaduto? I giovani si stanno finalmente interessando alla politica? Se le stime saranno confermate sembrerebbe di sí. Intanto viene spontaneo pensare a quale ruolo abbia potuto avere la Scuola in questa inversione di tendenza siccome, a partire dalla legge del 2019 che ha riformato e reso trasversale l'Educazione Civica, nessun docente puoʻ esimersi dal parlare della Costituzione Italiana ai nostri ragazzi. Una Costituzione rigida per definizione, fortemente voluta dal popolo, che nel '46 aveva bocciato la Monarchia e promosso la Repubblica, curata nei minini dettagli da menti eccelse e, prima di ogni altra cosa, antifascista. Da 7 anni, dunque, qualunque docente si affanna a cercare collegamenti fra la sua materia e la nostra Costituzione, e tutti, anche quelli meno preparati in quanto specializzati in discipline totalmente differenti dal Diritto, o dalla Storia, finiscono col convogliare le loro attenzioni sugli aspetti piú noti della raccolta di leggi piú famosa d'Italia, sottolineandone la sacralitá, l'intoccabilitá, la bontá. Per dirla ancora piú chiaramente, siccome il Diritto non si fa ovunque, i licei ad esempio lo ignorano del tutto, si finisce con l'approfondire per lo piú i principi fondamentali della Costituzione (artt.1-12 Cost.), e quasi mai si arriva a procedimenti complessi come quello di Revisione Costituzionale (art.138 Cost.), che oggi ha dato il ben servito alla maggioranza per il Sì. Gli italiani che hanno votato NO, intanto, sono stati tacciati di ignoranza, perché i quesiti erano troppo complessi per essere compresi dalla massa, ma allora, la massa, come e da chi dovrebbe essere istruita a dovere, se stiamo riducendo la Scuola ad una gara di competenze piú utili al mondo del lavoro che alla coscienza civile? Il Ministro Valditara, che parla dall'inizio del suo incarico di Scuola Costituzionale, riducendola a concetti come la personalizzazione dell'insegnamento e la valorizzazione dei talenti, si è ritrovato oggi un primo risultato del lavoro svolto in questi anni: i giovani che, in assenza di una istruzione adeguata, esercitano la democrazia con i mezzi a disposizione, in modo personale e del tutto lecito. Il popolo italiano, piú in generale, ha verosimilmente ridotto la comprensione dei quesiti referendari ad un concetto che, a partire dalla Scuola, si ripete in modo massiccio: la Costituzione non si tocca, o meglio, vuoi cambiare la Costituzione? Si o No? E se il Governo in carica dice Sí e gli elettori rispondono No, allora è un voto contro il Governo, specialmente se i quesiti referendari sono complicati e non alla portata di tutti. Insomma, con una maggiore preparazione dei cittadini alla politica si sarebbe potuto ambire ad un risultato elettorale diverso? Non lo sappiamo, perché la politica continua a tenersi lontana dai cittadini: sappiamo peró che questi sono vivi, osservano e, appena possono, alla politica, lo fanno notare.
Servizio RAI