Salute mentale, i giovani chiedono ascolto
A Bologna studenti, esperti e istituzioni a confronto. Telefono Azzurro: casi in aumento dell’87,2% nel 2026
BOLOGNA, 8 ottobre 2026 – Non numeri astratti, ma richieste d’aiuto sempre più frequenti. Nei primi nove mesi del 2026 i casi legati alla salute mentale segnalati al Servizio 1.96.96 di Telefono Azzurro sono passati da 687 a 1.286: un aumento dell’87,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dietro queste cifre ci sono soprattutto adolescenti, con un’età mediana di 15 anni, che chiedono ascolto e spazi sicuri in cui poter parlare.
È da questa urgenza che nasce l’incontro promosso da Fondazione S.O.S. Il Telefono Azzurro ETS insieme all’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e all’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna. L’appuntamento è per venerdì 9 ottobre, dalle 9.30 alle 12.30, nell’Aula H – Belmeloro dell’Ateneo, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale.
Al centro del confronto non ci saranno soltanto specialisti e rappresentanti delle istituzioni, ma soprattutto gli studenti dell’I.I.S. “Enrico Mattei” – Liceo delle Scienze Umane di San Lazzaro di Savena. I ragazzi porteranno nell’aula universitaria le riflessioni maturate in classe su ansia, pressione dei social network, cyberbullismo e nuove sfide legate all’intelligenza artificiale.
L’obiettivo è superare la formula del convegno tradizionale e costruire una “comunità che ascolta e che fa”. Il dialogo, guidato dal dirigente scolastico Daniele Barca, coinvolgerà docenti, psicologi, medici ed esperti di educazione e cybersecurity, chiamati a confrontarsi direttamente con le domande e le esperienze degli studenti.
I dati spiegano perché intervenire non sia più rinviabile. La salute mentale rappresenta oggi il motivo principale di oltre una richiesta di aiuto su tre, il 35,7%, contro il 30,1% registrato due anni fa. Ansia, tristezza e solitudine sono i segnali più ricorrenti. In 417 casi emergono pensieri suicidari, tentativi di suicidio o atti autolesivi; compaiono inoltre difficoltà legate all’immagine corporea, all’autostima e al rapporto con il cibo.
A chiedere aiuto sono in prevalenza ragazze, sette su dieci. Anche il modo di comunicare sta cambiando: l’85% dei primi contatti avviene attraverso chat o WhatsApp, mentre solo il 15% passa dal telefono. Il digitale, dunque, non è soltanto parte del problema, ma può diventare anche uno strumento immediato per intercettare il disagio e avvicinare chi fatica a parlare.
«Per i ragazzi la vita digitale è parte integrante della vita reale e le pressioni sociali, l’isolamento e la rapida evoluzione tecnologica possono incidere profondamente sul loro benessere», sottolinea Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro. La risposta, aggiunge, deve nascere dall’alleanza tra scuola, università, istituzioni e società civile, capace di offrire ascolto, prevenzione e partecipazione.
L’incontro di Bologna prova così a trasformare l’allarme in un impegno concreto: riconoscere il disagio prima che diventi emergenza, abbattere i tabù e restituire ai giovani il diritto di essere ascoltati. Perché la salute mentale non è una questione privata da nascondere, ma una responsabilità condivisa che riguarda l’intera comunità.