Salute mentale, la prevenzione comincia nel quotidiano
Intervista ad Adelia Lucattini
Lucattini: “Salute mentale non è solo assenza di malattia, è preceduta e accompagnata dal benessere psicologico che è un approccio alla vita, uno stile relazionale che va preservato quando stiamo bene”. In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, la psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini lancia un appello per la prevenzione primaria, dall'ecosistema della lifestyle psychiatry al valore salvifico delle relazioni e della tempestività nel chiedere aiuto.
Di Marialuisa Roscino
“Siamo abituati a pensare alla salute mentale come a un territorio d’emergenza, a cui volgere lo sguardo solo quando insorge la sofferenza o il disturbo conclamato. Ma è un errore di prospettiva” - avverte la psichiatra e psicoanalista Adelia Lucattini, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica italiana e Full Member dell’International Psychoanalytical Association. “Esattamente come facciamo con la prevenzione di tante e diverse patologie e malattie, dovremmo prenderci cura della nostra mente molto prima che si manifesti qualsiasi fragilità”. Con una lucida analisi che unisce rigore scientifico e profonda attenzione alla persona, la specialista delinea un vero e proprio cambio di paradigma: “Il benessere psicologico non è una condizione astratta o statica, ma un ecosistema dinamico, uno stile di vita quotidiano e, soprattutto, una pratica da coltivare “quando si sta bene”. In questa intervista di oggi, la Dott.ssa Lucattini ci guida dentro i pilastri della prevenzione primaria, offrendo chiavi di lettura indispensabili per il nostro tempo.
Dott.ssa Lucattini, oggi la Scienza medica sta dando grande spazio al concetto di lifestyle psychiatry. In che modo, sonno, alimentazione, movimento e vita sociale compongono un vero e proprio ecosistema della nostra mente?
Sonno, alimentazione, movimento e relazioni non sono compartimenti separati, ma costituiscono un vero ambiente interno ed esterno in cui la mente vive. Regolano i ritmi biologici, la capacità di modulare gli affetti, la tolleranza allo stress e, sul piano psicoanalitico, anche la possibilità di mantenere un buon equilibrio tra mondo interno e realtà. Il corpo partecipa continuamente alla vita psichica, dormire male, muoversi poco, alimentarsi in modo disordinato o vivere in condizioni di isolamento può rendere più fragile la capacità di pensare, contenere e trasformare le tensioni emotive. Al contrario, una quotidianità sufficientemente regolare e relazioni significative offrono all’Io una sorta di trama di contenimento, che favorisce continuità, stabilità e capacità di recupero. Per questo prendersi cura dello stile di vita non significa semplicemente “avere buone abitudini”, ma creare ogni giorno le condizioni che permettono alla mente di funzionare meglio, di affrontare lo stress senza esserne sopraffatta e di mantenere una buona capacità di adattamento e resilienza. È in questa integrazione tra corpo, mente e relazioni che la lifestyle psychiatry trova uno dei suoi significati più importanti in termini di prevenzione (BMJ Mental Health, 2025).
Nell'immaginario comune si tende a sovrapporre la salute mentale alla semplice assenza di patologia. Qual è, invece, la sua definizione più autentica e ampia?
La salute mentale è la capacità di restare in contatto con se stessi anche quando la vita ci mette alla prova, significa poter riconoscere ciò che sentiamo, attraversare conflitti e frustrazioni senza esserne disorganizzati, mantenere relazioni significative e continuare a investire nel desiderio, nella curiosità e nei progetti.
In una prospettiva psicoanalitica, è un equilibrio dinamico tra mondo interno e realtà esterna: non coincide con l’assenza di sofferenza, ma con la possibilità di darle un significato, elaborarla e trasformarla senza perdere il senso di continuità di sé. Vuol dire anche poter utilizzare le proprie risorse interne e relazionali per adattarsi ai cambiamenti, recuperare dopo eventi stressanti e ritrovare un nuovo equilibrio.
La salute mentale, quindi, non è una condizione statica né una sorta di invulnerabilità psicologica, è un processo continuo di adattamento, integrazione e recupero, strettamente legato al benessere e alla capacità di affrontare gli stressor della vita senza esserne sopraffatti (Development and Psychopathology, 2025).
Perché ritiene che sia urgente rivolgere attenzione alla Salute mentale attraverso la prevenzione primaria?
Perché la salute mentale si costruisce molto prima che compaiano i sintomi. La prevenzione primaria significa intervenire quando la persona sta ancora bene, rafforzando quelle risorse interne e relazionali che permettono di affrontare separazioni, cambiamenti, perdite e momenti di crisi senza esserne travolti. In una prospettiva psicoanalitica, vuol dire favorire fin dall’infanzia la capacità di riconoscere gli affetti, tollerare la frustrazione, chiedere aiuto e costruire legami sufficientemente sicuri. Prevenire non significa soltanto eliminare la sofferenza, ma evitare che un dolore psichico non riconosciuto e non elaborato si organizzi progressivamente in una condizione di psicopatologica (Trends in Psychiatry and Psychotherapy, 2025).Lei ha affermato che “la salute mentale e il benessere psicologico si tutelano e si curano a partire dalla quotidianità, abbattendo anche ogni forma di resistenza culturale”, crede sia importante ripartire dall'autenticità delle relazioni umane, che peso possono realmente avere nella nostra vita?Le relazioni profonde hanno una funzione fortemente protettiva per la vita psichica. Non abbiamo soltanto bisogno di essere circondati da persone, ma di sentirci riconosciuti, ascoltati e pensati da qualcuno. È una differenza sostanziale: si può essere molto connessi e, nello stesso tempo, profondamente soli. In una prospettiva psicoanalitica, è nella relazione che impariamo fin dall’inizio a contenere le emozioni, a dare loro un significato e a sentirci sufficientemente sicuri anche nei momenti di fragilità. L’altro, quando è realmente presente, non elimina la sofferenza, ma può aiutarci a renderla pensabile e quindi più tollerabile. Un legame significativo diventa così uno spazio mentale condiviso, nel quale ciò che inizialmente appare confuso, doloroso o persino indicibile può essere nominato, compreso e trasformato. Questo vale nelle relazioni familiari, nelle amicizie, nella coppia, ma anche in tutti quei rapporti in cui ci sentiamo accolti senza essere giudicati. Per questo, la qualità delle relazioni incide concretamente sulla salute mentale. I rapporti sinceri e le relazioni autentiche possono ridurre il senso di isolamento, sostenere la regolazione dello stress, rafforzare la capacità di affrontare le crisi e favorire la resilienza. In questo senso, prendersi cura delle relazioni non è qualcosa di accessorio, è una vera forma di prevenzione quotidiana della sofferenza psichica (Clinical Psychology Review, 2025).
Un ultimo tabù da sfatare riguarda proprio la richiesta d'aiuto, spesso percepita come un segno di debolezza. Qual è il suo appello in questa direzione?
Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un atto di consapevolezza e di responsabilità verso se stessi, significa riconoscere che in alcuni momenti le proprie risorse interne non sono sufficienti e poter affidare temporaneamente a un altro ciò che da soli non si riesce ancora a pensare, comprendere o contenere. Spesso, invece, la richiesta d’aiuto viene frenata dalla vergogna, dalla paura di essere giudicati o dall’idea di dovercela fare da soli. Ma è proprio l’isolamento a rendere più difficile la sofferenza, perché ciò che non trova parole, ascolto e una relazione in cui essere accolto tende più facilmente a irrigidirsi e ad aggravarsi. Per questo, l’appello ha una formula semplice e diretta: non aspettare che il disagio diventi insostenibile, intervenire il prima possibile può modificare profondamente l’andamento della sofferenza psichica, sostenere le relazioni familiari e restituire alla persona possibilità, progettualità e fiducia nel futuro. A volte, chiedere aiuto al momento giusto può davvero cambiare la vita in meglio, a lungo e, in alcuni casi, per sempre (American Journal of Orthopsychiatry, 2025).
Quali consigli si sente di dare?
-Non aspettare che il disagio diventi troppo grande. Cambiamenti persistenti nel sonno, nell’umore, nel rendimento, nell’appetito o nel desiderio di stare con gli altri meritano attenzione precoce;
-Proteggere il sonno poiché è un regolatore fondamentale dell’umore, dell’impulsività e della capacità di pensare. Anche in famiglia, rispettare ritmi sufficientemente regolari è una forma concreta di prevenzione per grandi e piccini, non solo per gli adolescenti;
-Mantenere un buon equilibrio tra vita digitale e vita reale. I social possono essere una risorsa, ma non devono sostituire il corpo, il movimento, il sonno, gli incontri e le esperienze condivise;
-Coltivare relazioni autentiche e reali. Avere qualcuno con cui poter parlare senza sentirsi giudicati è un importante fattore protettivo, la presenza mentale ed emotiva conta più di qualunque altra cosa;
-Lasciare spazio alle emozioni, anche quelle più difficili da provare e accettare. Tristezza, rabbia, paura e frustrazione non devono essere immediatamente cancellate o minimizzate, è importante imparare a riconoscerle e a dar loro un nome, anche con il supporto di uno specialista, aiuta a trasformarle in pensiero, anziché agirle in modo impulsivo;
-Per genitori e familiari: ascoltare prima di interpretare o correggere. Adolescenti e adulti hanno bisogno di percepire che quello che accade dentro se stessi, può essere accolto anche quando è confuso, contraddittorio o difficile da comprendere. Sentirsi pensato da un adulto favorisce la capacità di pensarsi;
-Chiedere sempre aiuto, vincendo resistenze, imbarazzo e vergogna. Rivolgersi a uno specialista psichiatra e psicoanalista non significa mai aver fallito, ma impedire che la sofferenza si strutturi e diventi più difficile da trattare. Perché nessuno si salva da solo.