"Salviamo gli Alberghieri", il Manifesto in dieci punti punta al ministero

Un manifesto in dieci punti per salvare gli Alberghieri. Diego Palma a La Stampa spiega perché la scuola delle professioni rischia di perdere identità.

A cura di Redazione Redazione
31 agosto 2026 21:19
"Salviamo gli Alberghieri", il Manifesto in dieci punti punta al ministero -
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Un appello nato dalle aule e dai laboratori degli Istituti Alberghieri italiani si è trasformato in un vero e proprio manifesto, dieci punti pensati per fermare quella che molti insegnanti descrivono come un'erosione lenta ma concreta dell'identità di questi istituti. A raccontarlo è Diego Palma, direttore de La Voce della Scuola, in un'intervista raccolta da Cristina Benenati per La Stampa e pubblicata il 29 agosto.

Il punto di partenza non è la paura di una chiusura improvvisa. È qualcosa di più subdolo, spiega Palma, "una perdita di investimenti e forze" che rischia di svuotare gli Alberghieri di senso, indebolendo proprio le scuole chiamate a formare chef, sommelier e personale dell'accoglienza in un Paese che vive di turismo.

I dieci punti

Il Manifesto "Dieci punti per una nuova istruzione professionale italiana" tocca più fronti. Al centro c'è la richiesta di maggiore spazio per le discipline professionalizzanti e per i laboratori, cucina, sala e vendita, accoglienza turistica, pasticceria, arte bianca, insieme a un quadro orario nazionale che restituisca un'identità riconoscibile al diploma professionale su tutto il territorio, al di là delle differenze prodotte dall'autonomia scolastica.

Palma insiste su un punto in particolare, quello del percorso quinquennale. La posizione, dice, "è sintetizzata in una frase molto semplice, non bisogna accorciare la scuola professionale, bisogna renderla più professionale". Gli ITS Academy non sono visti come un'alternativa da contrapporre agli Istituti Professionali, ma come lo sbocco naturale di una filiera che funziona solo se ogni segmento rafforza quello successivo.

Tra le proposte concrete figurano un'Area di Alta Professionalizzazione ispirata alla Terza Area del Progetto '92, un Fondo nazionale permanente per laboratori, attrezzature e materie prime, e un nuovo rapporto tra scuola e imprese che eviti la trasformazione dei tirocini in lavoro gratuito mascherato. Non manca l'attenzione al personale, con la richiesta di restituire centralità e riconoscimento economico agli Insegnanti Tecnico Pratici e di valorizzare anche i tecnici di laboratorio del personale ATA.

Il lavoro oltre la scuola

Uno dei passaggi più significativi dell'intervista riguarda quello che Palma chiama "umanizzazione del lavoro". Il Manifesto propone un Patto nazionale per la qualità del lavoro nell'ospitalità, che affronti retribuzioni, orari, turnazioni, stabilità e conciliazione tra vita e lavoro. La domanda da cui parte il ragionamento non è tanto perché i giovani non vogliano più lavorare nella ristorazione, quanto cosa si debba cambiare perché un ragazzo qualificato scelga di restarci e costruirvi un futuro.

Chiude il quadro la richiesta di un Osservatorio nazionale capace di misurare non solo le iscrizioni e i diplomi, ma il destino di chi esce dagli Alberghieri, quanti proseguono gli studi, quanti entrano nel settore e quanti lo abbandonano. Un modo, spiega Palma, per dare visibilità a quella che definisce una "dispersione professionale" ancora poco misurata rispetto alla dispersione scolastica.

Una comunità, non una protesta

Palma tiene a precisare che l'iniziativa non nasce come battaglia corporativa né come operazione nostalgica. È piuttosto un esercizio di ascolto, aperto a docenti, ITP, dirigenti scolastici, studenti, famiglie, imprese e associazioni di categoria del settore turistico e alberghiero. L'obiettivo dichiarato è arrivare a un confronto nazionale che metta attorno allo stesso tavolo scuola, Governo, Parlamento, Regioni e organizzazioni sindacali, per discutere, integrare e se necessario correggere i dieci punti di partenza.

Molte le adesioni raccolte finora, ma Palma spiega: più che una cifra da annunciare, quello che conta, dice, è che dietro ogni firma ci sia "una proposta, un'esperienza, una scuola, un professionista, uno studente o una famiglia che chiedono di essere ascoltati".

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