Scuola, Costi (PD): “Tagliare sulla Carta del docente è un segnale negativo, quello di una insufficiente attenzione verso la scuola pubblica”

La cosiddetta Carta del docente – sottolinea Costi – è stata negli anni uno degli strumenti più concreti a disposizione degli insegnanti, con un contributo annuale di 500 euro per sostenere l’aggiornamento professionale

A cura di Redazione Redazione
26 marzo 2026 15:25
Scuola, Costi (PD): “Tagliare sulla Carta del docente è un segnale negativo, quello di una insufficiente attenzione verso la scuola pubblica” -
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«Mentre alla scuola si chiede di affrontare sfide sempre più complesse – dalla crescita delle disuguaglianze educative, alle complesse articolazioni che il digitale sta facendo emergere – arriva un segnale nella direzione opposta: il taglio delle risorse destinate alla formazione degli insegnanti». Lo dichiara la consigliera regionale PD Maria Costi, prima firmataria di una risoluzione che impegna la Giunta dell’Emilia-Romagna a chiedere al Governo il ripristino integrale della Carta del docente.

«La cosiddetta Carta del docente – sottolinea Costi – è stata negli anni uno degli strumenti più concreti a disposizione degli insegnanti, con un contributo annuale di 500 euro per sostenere l’aggiornamento professionale, l’acquisto di libri, strumenti digitali e percorsi formativi. Ridurre questa cifra a 383 euro significa indebolire un presidio importante per la qualità dell’insegnamento».

La decisione interviene in un contesto in cui l’Italia è al terzultimo posto in Europa per spesa nell'educazione e in cui, al contrario, sarebbe necessario rafforzare gli investimenti nella scuola e nella formazione continua. «La qualità del sistema educativo – prosegue la consigliera dem – dipende in misura determinante dalla valorizzazione della professionalità docente. Insegnanti formati e aggiornati sono la condizione per garantire una scuola capace di accompagnare le nuove generazioni, anche e soprattutto in quella che si sta confermando ormai una vera e propria dissociazione digitale, una vera e propria dipendenza dai social, che accresce aggressività e comportamenti antisociali, “capaci” di culminare in fatti come quelli di Bergamo. Del resto, - prosegue - eventuali criticità emerse nell’utilizzo dello strumento avrebbero potuto essere affrontate migliorandone il funzionamento, senza ridurre le risorse complessive, perché scegliere di tagliare manda un segnale culturale e politico negativo, quello di una minore attenzione nei confronti della scuola stessa. Quello di un abbandono degli insegnanti, già di fatto soli su molteplici fronti, non da ultimo la sicurezza».

L’atto impegna quindi la Giunta regionale a rappresentare al Governo e al Parlamento la necessità di ripristinare l’importo originario, a sollecitare un rafforzamento dello strumento e a promuovere politiche nazionali che investano con maggiore decisione nella formazione degli insegnanti e nella qualità dell’offerta educativa.

"Per noi la scuola – conclude Costi – è un’infrastruttura fondamentale della coesione sociale e dello sviluppo. Per questo chiediamo scelte coerenti: meno tagli e più attenzione alla qualità dell’istruzione e a di chi ogni giorno la rende possibile".

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