Scuola, guerra tra idonei: la via d'uscita del doppio canale

Lo scontro tra idonei alimenta una guerra tra poveri nella scuola: il doppio canale può offrire una via d'uscita concreta e più equa e vera

03 ottobre 2026 18:09
Scuola, guerra tra idonei: la via d'uscita del doppio canale -
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Nel dibattito pubblico, la scuola viene spesso definita come il pilastro fondamentale della società, il luogo dell’inclusione e della cooperazione. Eppure, grattando appena sotto la superficie della retorica istituzionale, la realtà che emerge è ben diversa. Il mondo della scuola si è trasformato in un’arena permanente, un tutti-contro-tutti frammentato in mille micro-categorie sindacali, giuridiche e occupazionali. Una frammentazione in cui l'obiettivo primario sembra non essere più la qualità dell'insegnamento o il benessere degli studenti, ma la rivendicazione esasperata del proprio status contro quello altrui.
L'ultimo capitolo di questa infinita guerra tra poveri vede come protagonisti i movimenti degli idonei dei concorsi ordinari. Una vicenda che sta assumendo contorni quasi grotteschi, trasformandosi in una sorda lotta per una presunta supremazia del diritto che rischia di paralizzare l'intero sistema.

Un ecosistema diviso in caste: la scuola italiana non è più un corpo unico, ma una sommatoria di sigle e destini individuali. Ci sono i di ruolo storici, i precari storici delle graduatorie provinciali, i vincitori di concorso, gli idonei non vincitori e i partecipanti ai vari percorsi abilitanti. Ognuna di queste categorie si sente portatrice di un diritto sacro e inviolabile, ritenuto superiore a quello altrui. Invece di fare fronte comune per chiedere investimenti strutturali e classi meno affollate, si preferisce ingaggiare battaglie legali e mediatiche contro i propri stessi colleghi. È la logica del mors tua, vita mea applicata alla cattedra.
In questo panorama frammentato, la mobilitazione di una parte degli idonei degli ultimi concorsi rappresenta un cortocircuito emblematico. Intendiamoci: superare un concorso pubblico è un merito oggettivo e la richiesta di vedere riconosciuto il proprio sforzo è legittima. Tuttavia, ciò che sta diventando grottesco è la pretesa di una supremazia assoluta, la convinzione che l'aver superato una prova conferisca un diritto divino e immediato alla cattedra, scavalcando qualsiasi altra dinamica del sistema e pretendendo persino di bloccare i canali di scorrimento altrui. Questa crociata ignora i vincoli normativi ed europei e trasforma una legittima aspettativa in un ricatto corporativo.

L'ennesimo limbo è lo stallo del terzo ciclo INDIRE: a esasperare ulteriormente questo clima di perenne incertezza si aggiunge la situazione di migliaia di precari – tra docenti con tre anni di servizio sul sostegno ed esclusi dai percorsi precedenti – che si trovano attualmente bloccati in un limbo normativo: l'attesa infinita per lo sblocco del terzo ciclo dei corsi di specializzazione INDIRE.
Le procedure sono ferme in una fase di totale stallo burocratico tra Ministeri. Una paralisi che non fa che alimentare la rabbia e la frustrazione di una categoria che si sente abbandonata dalle istituzioni. Proprio per scuotere i palazzi della politica e ottenere risposte chiare – un "sì o un no" definitivo sui tempi di avvio – anche noi di Uniti per INDIRE stiamo valutando seriamente di scendere in piazza organizzando presidi e flash mob davanti ai Ministeri o sparsi per il territorio. È il sintomo di una tensione ormai giunta al limite, in cui l'assenza di certezze spinge i lavoratori all'azione diretta pur di vedersi riconosciuto il diritto alla formazione e alla stabilità.

La proposta di Pittoni come unico indirizzo da seguire: a disinnescare questa logica di frammentazione e a riportare ordine nel caos normativo ci pensa la proposta strutturale del doppio canale di reclutamento, un'architettura che mira a superare definitivamente la cosiddetta "supplentite" e a garantire la necessaria continuità didattica. Come evidenziato da Mario Pittoni, il completamento di questo percorso integrato passa attraverso tappe precise, tra cui la trasformazione delle attuali Graduatorie provinciali per le supplenze (GPS) in GPSR (Graduatorie provinciali per le supplenze e il ruolo).
L'idea di fondo, ribadita con forza da Pittoni, è che ogni graduatoria debba trovare il suo spazio legittimo in un quadro coerente, senza che una metta i bastoni tra le ruote all'altra o alimenti una competizione sterile tra colleghi. Il vero doppio canale non contrappone il merito concorsuale all'esperienza sul campo dei precari storici o dei docenti in attesa di specializzazione, ma riconosce a entrambi una dignità e un percorso di stabilizzazione regolato, negoziando i passaggi necessari anche con la Commissione Europea.
Seguire questo unico indirizzo ordinato e integrato di reclutamento, fondato sulla coesistenza e sulla valorizzazione di tutte le graduatorie senza scivolare in egoismi di categoria, rappresenta l'unica via d'uscita per togliere i docenti dal limbo dei ricorsi e restituire alla scuola la sua vera identità di comunità educante.

L'appello è l'unità per vincere la precarietà. Chi governa la macchina ministeriale ha gioco facile di fronte a un fronte così profondamente spaccato. Finché l'amministrazione assisterà allo spettacolo delle divisioni interne – alimentando l'illusione che il diritto di una categoria possa esistere solo a patto di cancellare quello di un'altra – i problemi atavici del precariato non troveranno mai soluzione.
L’unica reale via d’uscita da questo labirinto burocratico risiede in un appello urgente e inderogabile all'unità. Tutti i precari della scuola, indipendentemente dalla sigla o dalla graduatoria di appartenenza (siano essi idonei, storici delle GPS, specualizzati o specializzandi in attesa), devono comprendere che la loro non è una battaglia di posizionamento contro il collega di banco, ma una lotta comune per la dignità del lavoro e la stabilità del sistema d'istruzione. Soltanto superando le barriere corporative e facendo fronte comune sarà possibile imporre alla politica risposte strutturali e definitive. La frammentazione produce solo sconfitti; l'unità è l'unica forza capace di restituire un futuro a chi la scuola la costruisce ogni giorno sul campo.
Oppure continuiamo pure a scannarci per stabilire chi sia il precario più "puro" o legittimato a ricevere l'assunzione: questo caos non fa bene a nessuno.

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