Stipendi, per Anief è ora di finirla di discriminare docenti, Ata e dipendenti pubblici rispetto a quelli che operano nel privato

Servono le stesse agevolazioni fiscali, 5% su aumenti derivanti da nuovo CCNL e 15% su straordinari

A cura di Redazione Redazione
09 ottobre 2026 19:56
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Gli stipendi del personale scolastico patiscono più di quelli di altri comparti per l’alto livello di inflazione che si è abbattuta sull’Italia negli ultimi anni: i 412 euro medi lordi di incremento, derivante tra contratti firmati in circa tre anni e mezzo, sono stati di fatto annullati dal crescere impetuoso del costo della vita, che nello stesso periodo è cresciuta di oltre 600 euro. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “per dare risposte adeguate all’impoverimento ulteriore del potere d’acquisto di docenti e personale Ata, conseguente al tasso d’inflazione sopra ogni aspettativa, è chiaro che il Governo è chiamato ad approvare provvedimenti straordinari”.

“Sul lungo periodo, attraverso la prossima legge di bilancio – continua Pacifico – occorre rivedere i fondi per i rinnovi contrattuali 2028/2030, proprio alla luce del gap derivante dall’inflazione registrata rispetto a quella previsionale di due anni fa. Inoltre, è ora di finirla di discriminare i dipendenti dell’amministrazione pubblica rispetto a quelli che operano nel privato. Si applichino, ad esempio, le stesse agevolazioni fiscali (il 5% sugli aumenti derivanti dal rinnovo del CCNL e il 15% straordinari e salario accessorio). Come occorre finirla di applicare trattenute previdenziali diverse e penalizzanti, come quella del 2,5% sul trattamento di fine rapporto di lavoro”, conclude il sindacalista dell’Anief.

Qualche giorno fa, sempre il presidente Anief ha detto, a Rimini durante il Consiglio Generale Cisal, che sarebbe utile adottare per il personale della scuola “la detassazione al 5% sugli aumenti, a partire dal 2027, poi sempre ridotta, del 15%, su straordinario e accessorio, del resto come già avviene nel lavoro privato. Questi accorgimenti produrrebbero dei risparmi in media pari fino a mille euro annui. Nel contempo – ha continuato Pacifico -, chiediamo la riduzione generale della pressione fiscale, in particolare andando a prefissare dei ‘tetti’ specifici per il ceto medio, con l’adozione di 5 nuove aliquote: 15% sotto il 18 mila euro, 20% sopra i 28 mila euro, 23% sotto i 40 mila euro, 33% per chi si trova ad avere incassato nell’anno solare meno di 50 mila euro annui. Infine, il 43% varrebbe per tutti coloro che prendono oltre i 50 mila euro”.

Specificatamente per i lavoratori della scuola e tutto il pubblico impiego il sindacalista a capo del sindacato rappresentativo Anief ha quindi detto che sarebbe importante “adeguare l’indennità integrativa speciale all'inflazione, con aumenti di 250 euro mensili e iniziando con la prossima legge di bilancio, da approvare a fine 2026. Piuttosto che un bonus carburante di 100 euro – ha continuato Pacifico - , secondo noi sarebbe molto meglio procedere con la detassazione spese in IRPEF, assieme all’applicazione di una tassazione ridotta per quanto riguarda aumenti, tredicesima e altre voci stipendiali dei dipendenti, ad iniziare dal personale scolastico. La situazione che si è venuta a creare nella scuola ha dell’incredibile: l’anno scolastico è ripreso con oltre 200mila supplenti da assumere, ma anche senza indennità per i lavoratori fuori sede, nemmeno con sconti fiscali sugli affitti e sui trasporti, che invece rivendichiamo da tempo. A questo punto – ha concluso il sindacalista autonomo - importante almeno introdurre la detassazione delle spese in Irpef”.

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