Studenti da 30 e lode, ma fuori corso: quando la ricerca della perfezione blocca la laurea
Perfezionismo, paura dell’errore e aspettative familiari possono trasformare il successo accademico in un ostacolo alla conclusione degli studi
Università e benessere psicologico. Voti altissimi e laurea che slitta: dietro alcuni percorsi fuori corso non c’è svogliatezza, ma una pressione costante verso la prestazione perfetta.
Molti studenti preparati finiscono per vivere ogni esame come una prova del proprio valore personale. Il risultato non è più solo un voto, ma una conferma di identità: per questo anche un piccolo rischio di insuccesso può portare al rinvio.
Impiegare molti anni in più per inseguire il massimo dei voti può rivelarsi poco vantaggioso. Nel lavoro contano anche tempi, autonomia, capacità di scelta e adattabilità. Il blocco nasce spesso dall’intreccio tra perfezionismo, autosabotaggio e stanchezza emotiva: l’esame viene rimandato finché non ci si sente “pronti”, ma quella sicurezza assoluta non arriva mai.
Anche le aspettative familiari possono accentuare il problema. Se la scelta universitaria nasce più dal bisogno di non deludere che da un interesse personale, lo studio rischia di diventare un dovere privo di motivazione.
La pedagogia offre una chiave utile per leggere questo fenomeno: Maria Montessori considerava l’errore una parte essenziale dell’apprendimento, non un fallimento da nascondere. Applicata all’università, questa prospettiva invita a ridimensionare la cultura della prestazione assoluta e a restituire valore alla possibilità di sbagliare, correggersi e ripartire.
Il problema, però, è più grande di quanto sembri. Se uno studente fatica già a procedere in un ambiente relativamente protetto come quello universitario, che cosa accadrà quando dovrà confrontarsi con un mercato del lavoro competitivo, instabile e spesso spietato? È qui che la questione educativa diventa anche sociale: in un contesto che premia rapidità, autonomia e capacità di reggere la pressione, il rischio è che il blocco non resti confinato agli esami, ma si ripresenti davanti alle prime vere scelte professionali.
La vera svolta è culturale: famiglie, scuole e università dovrebbero educare non solo al risultato, ma alla capacità di scegliere, assumersi il rischio dell’errore e portare a termine un percorso. Una laurea conquistata inseguendo la perfezione a ogni costo può arrivare troppo tardi, dopo aver consumato energie, fiducia e occasioni. In un mondo che non aspetta chi resta fermo, il successo non si misura più soltanto in trentesimi: si misura nella forza di uscire dal blocco e cominciare davvero.
Per dirla con Maria Montessori, «Aiutiamoli a fare da soli»: un principio nato per l’educazione dei bambini, ma ancora attuale quando crescere significa imparare a camminare senza restare prigionieri del giudizio degli altri.