Tetto agli stranieri in classe guida (stripes)

“Vedere un bambino con background migratorio come un problema da limitare, invece che come uno studente da accompagnare, è già un fallimento pedagogico prima ancora che politico”

A cura di Redazione Redazione
21 settembre 2026 19:02
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Il tetto agli stranieri in classe attorno al 20-30% è la misura più facile da annunciare, ma i dati del Ministero stesso dicono che circa 8 scuole su 10 sono già sotto il 20% di alunni stranieri, il problema quindi non è diffuso ovunque, ma concentrato in pochi contesti specifici (spesso periferie di grandi città), dove un tetto rigido rischia solo di spostare il problema altrove senza risolverlo. Si ne stiamo parlando nelle equipe di educativa scolastica (abbiamo moltissimi educatori in classe). ll tetto agli stranieri in classe è propaganda, non una soluzione.

Non è il numero di bambini stranieri il problema, è la mancanza di strumenti per gestirli bene. Serve quindi avere: soldi veri per corsi di italiano L2, non slogan e assunzioni massicce di docenti specializzati da inserire stabilmente in organico. Un tetto senza risorse non integra nessuno: sposta solo il problema da una classe all'altra, o da una scuola all'altra. È una misura a costo zero che fa notizia in campagna elettorale, ma non cambia niente nella pratica quotidiana”, - queste le parole di Dafne Guida, Presidente e Direttrice Generale Stripes Cooperativa Sociale

“Le differenze non vanno cancellate, ma nemmeno lasciate decidere il futuro di un bambino. Quando il linguaggio pubblico lascia intendere anche solo implicitamente che gli studenti stranieri "pesano" sulla classe mentre quelli italiani sono il modello da proteggere, non si sta più parlando di organizzazione scolastica: si sta costruendo una gerarchia di valore tra chi merita di più e chi merita di meno. Il compito della scuola è l'opposto: riconoscere le differenze senza farle diventare un destino. Vedere un bambino con background migratorio come un problema da limitare, invece che come uno studente da accompagnare, è già un fallimento pedagogico prima ancora che politico”. – conclude Guida.


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