Tetto del 30% di alunni stranieri per classe
Il CdM approva ma un docente su cinque si dice scettico
Il tetto del 30% di studenti stranieri per classe, proposto dal Governo come strumento per favorire l’integrazione e l’apprendimento della lingua italiana, inserito in un decreto legge approvato oggi in Consiglio dei Ministri, non convince la maggior parte dei docenti: da un sondaggio della testata specializzata La Tecnica della Scuola, che ha raccolto 400 risposte, risulta che oltre la metà degli insegnanti non crede che il provvedimento possa risolvere i problemi derivanti dall’integrazione di un numero sempre maggiore di alunni non italiani.
IL SONDAGGIO
Alla domanda se il tetto del 30% possa davvero risolvere il tema dell’integrazione scolastica, il 54,5% dei docenti partecipanti si dichiara contrario, ritenendo che “l’integrazione a scuola debba avvenire diversamente”, mentre il 43,8% pensa che la misura possa effettivamente funzionare. Una quota residuale, pari all’1,7%, dichiara di non conoscere ancora sufficientemente l’argomento. Sul piano geografico, la maggioranza dei partecipanti si trova al Nord (46,3%), seguita da chi risponde dal Sud e dalle Isole (33,5%) e dal Centro (20,3%).
LE RAGIONI DI CHI SI DICE CONTRARIO
Il sondaggio ha anche prodotto, attraverso le risposte aperte, un ventaglio di motivazioni. Tra i commenti critici prevale l’idea che il problema non sia numerico, ma strutturale: c’è chi sostiene che “l’inclusione non segue i numeri” e chi chiede piuttosto “più risorse per l’alfabetizzazione, classi meno numerose e mediatori culturali”. Diversi lettori definiscono la misura “anticostituzionale” o “impraticabile”, soprattutto nei quartieri dove la presenza di famiglie straniere è più alta, temendo la creazione di lunghi trasferimenti scolastici o, al contrario, la chiusura di alcuni istituti. C’è anche chi distingue tra la categoria statistica di “straniero” e l’effettiva conoscenza della lingua italiana, sottolineando come molti alunni nati o cresciuti in Italia siano di fatto madrelingua e non necessitino di ulteriori misure di integrazione linguistica.
Sul piano normativo, qualcuno ha osservato che resta da chiarire come il nuovo tetto di iscritti non italiani per classe si concilierebbe con la legge 820 del 1971, che impone ai Comuni di garantire l’assolvimento dell’obbligo scolastico entro due chilometri dall’abitazione, oltre alla scelta dello strumento legislativo da adottare.
LE RAGIONI DI CHI SI DICE FAVOREVOLE
Sul fronte opposto, molti commenti insistono sul rischio di classi composte quasi interamente da alunni non italofoni, che rallenterebbero “la didattica per tutta la classe” e ostacolerebbero, secondo alcuni, la stessa integrazione dei bambini stranieri, portati a socializzare solo tra connazionali. Non manca chi propone soluzioni alternative o complementari al tetto, come corsi obbligatori di lingua italiana anche per i genitori, l’aumento dei docenti dedicati all’italiano L2 e la riduzione del numero di alunni per classe, indicati da più parti come misure necessarie a prescindere dall’introduzione del limite percentuale. Diversi insegnanti raccontano, sulla base della propria esperienza diretta, sia difficoltà legate a classi con una maggioranza di alunni non italofoni sia percorsi di integrazione riusciti anche in presenza di numeri elevati, a testimonianza di quanto il tema divida pure tra chi vive la scuola ogni giorno.
I DATI
Il decreto stabilisce anche il divieto di burqa a scuola: ma quante sono le alunne che lo indossano? Secondo i dati elaborati dalla “Tecnica della Scuola” gli alunni con cittadinanza straniera iscritti nelle scuole italiane sono 931.323, pari all’11,6% del totale, con oltre 607mila nati in Italia. Circa 350mila studenti sarebbero di fede musulmana, e applicando le proporzioni relative a età, genere e uso effettivo del velo integrale, si stima che le studentesse che indossano il burqa siano tra le 500 e le 600, una ogni 660 classi a livello nazionale.
BOTTA E RISPOSTA MELONI-MATTARELLA
C’è stata tensione in questi giorni, soprattutto dopo le parole, pronunciate all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice il 21 settembre, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la risposta della premier Giorgia Meloni. “La scuola è aperta a tutti, deve stabilire legami, aiutare a non formare ghetti, a unire e non a lacerare. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale. Gli studenti non sono semplici utenti della scuola”, ha detto il Capo dello Stato. Meloni, ospite a Porta a Porta, ha replicato dicendo che anche Mattarella “redigeva circolari” che invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nelle stesse classi, 36 anni fa, quando era ministro dell’Istruzione. Il Capo dello Stato, in seguito, avrebbe chiesto saggezza e buonsenso e il Governo avrebbe risposto con la promessa di deroghe.
GLI APPROFONDIMENTI
Una serie di articoli e di approfondimenti relativi al decreto sul tetto di studenti stranieri per classe sono presenti sul sito internet TecnicadellaScuola.it.
CHI SIAMO
La Tecnica della Scuola è un portale di informazione scolastica (già testata cartacea dal 1949) ed ente di formazione accreditato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.