Violenza giovanile, CNDDU: più educazione alla legalità

Dopo i dati emersi a Genova, il CNDDU chiede regole chiare, responsabilità individuale e maggiore autorevolezza per scuola e docenti.

10 ottobre 2026 17:28
Violenza giovanile, CNDDU: più educazione alla legalità  - prof. Romano Pesavento CNDDU
prof. Romano Pesavento CNDDU
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) esprime forte preoccupazione per i dati emersi dal primo rapporto territoriale dell'Osservatorio nazionale bullismo e disagio giovanile, presentato a Genova nell'ambito della Maratona del rispetto 2026. I 68 episodi rilevati, dei quali 50 riconducibili alla microcriminalità giovanile, alla violenza sui minori e alla violenza di genere, evidenziano problematiche che non possono essere affrontate esclusivamente attraverso interventi di sostegno o iniziative occasionali di sensibilizzazione. Occorre recuperare la centralità dell'azione educativa, rafforzando il ruolo della scuola nella formazione del senso di responsabilità, nel rispetto delle regole e nella prevenzione dei comportamenti violenti.

Il CNDDU ritiene necessario evitare interpretazioni che tendano a ricondurre ogni condotta aggressiva a una generica condizione di disagio. Le difficoltà personali, familiari e sociali meritano attenzione e interventi appropriati, ma non possono diventare una giustificazione per comportamenti che compromettono la sicurezza e l'incolumità altrui. La comprensione delle cause deve accompagnarsi a una chiara individuazione delle responsabilità individuali, soprattutto quando la violenza assume forme reiterate o si traduce in condotte penalmente rilevanti. La prevenzione, per essere credibile, deve saper coniugare attenzione educativa, fermezza e conseguenze proporzionate alla gravità dei comportamenti.

In questa prospettiva, il CNDDU considera prioritario potenziare l'educazione alla legalità all'interno dei percorsi scolastici, attribuendole maggiore continuità e concretezza. Non è sufficiente richiamare il valore delle regole in occasione di incontri o campagne informative: gli studenti devono acquisire una conoscenza effettiva delle responsabilità derivanti dalle proprie azioni e delle conseguenze che comportamenti come aggressioni, minacce, intimidazioni e diffusione illecita di contenuti digitali possono determinare. L'educazione alla legalità dovrebbe essere sviluppata attraverso un confronto sistematico con situazioni reali, favorendo la comprensione del rapporto tra libertà individuale, limiti del comportamento e responsabilità verso gli altri.

La scuola deve poter esercitare la propria funzione educativa con autorevolezza, senza che il richiamo al rispetto delle regole venga interpretato come una contrapposizione alle esigenze degli studenti. Un ambiente scolastico nel quale comportamenti offensivi, intimidatori o violenti non ricevono risposte tempestive rischia di trasmettere un messaggio di sostanziale tolleranza verso la sopraffazione. È pertanto necessario assicurare coerenza nell'applicazione dei regolamenti d'istituto, tempestività negli interventi e chiarezza nelle conseguenze disciplinari, valorizzandone la funzione educativa senza rinunciare alla tutela degli studenti e del personale scolastico.

Particolare attenzione deve essere rivolta alle dinamiche che si sviluppano attraverso i social network, dove l'apparente distanza tra autore e destinatario può favorire una sottovalutazione della gravità delle condotte. La diffusione di minacce, immagini lesive e contenuti offensivi non può essere considerata una semplice manifestazione di conflittualità adolescenziale. È indispensabile che gli studenti comprendano come le azioni compiute negli ambienti digitali possano comportare responsabilità concrete e conseguenze anche sul piano giuridico.

Il quadro delineato dall'Osservatorio si accompagna ai dati dell'ASL 3 Genovese sulle dipendenze, che registrano 742 giovani fino a 27 anni presi in carico per problematiche legate all'alcol e alle sostanze, dei quali 246 di età inferiore ai 19 anni. Pur trattandosi di fenomeni distinti, tali informazioni richiamano l'esigenza di rafforzare gli strumenti educativi e preventivi, promuovendo una maggiore consapevolezza dei rischi e delle conseguenze delle scelte individuali. La scuola può svolgere un ruolo importante in questo ambito, purché la sua azione sia sostenuta da servizi specialistici adeguati e da una collaborazione effettiva con le famiglie.

Il CNDDU sottolinea che non è possibile chiedere ai docenti di affrontare situazioni sempre più complesse senza riconoscere concretamente la loro autorevolezza professionale e senza garantire strumenti adeguati. Il potenziamento dell'educazione alla legalità richiede formazione specifica, continuità didattica e una maggiore integrazione tra conoscenze giuridiche e situazioni della vita quotidiana. Altrettanto importante è il coinvolgimento delle famiglie, chiamate ad assumere pienamente le proprie responsabilità educative, evitando che ogni difficoltà comportamentale venga delegata all'istituzione scolastica.

Alla luce delle evidenze emerse a Genova, il Coordinamento ritiene opportuno promuovere un rafforzamento strutturale dell'educazione alla legalità, superando la frammentazione dei progetti e privilegiando attività formative capaci di incidere concretamente sui comportamenti. La conoscenza delle regole deve accompagnarsi alla consapevolezza che la loro violazione produce conseguenze e che il rispetto degli altri costituisce un requisito essenziale della convivenza scolastica e sociale. In tale prospettiva, la dimensione educativa e quella disciplinare non devono essere considerate alternative, ma strumenti complementari di un percorso formativo fondato sulla responsabilità.

La gravità degli episodi segnalati impone inoltre di evitare sia generalizzazioni sull'intera popolazione giovanile sia atteggiamenti di minimizzazione. Non ogni comportamento scorretto è espressione di una condizione di fragilità, così come non ogni situazione di disagio conduce alla violenza. Distinguere le diverse circostanze è indispensabile per adottare interventi appropriati, senza attenuare la responsabilità di chi mette in atto condotte lesive e senza trascurare la protezione di chi le subisce.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che il rapporto genovese debba rappresentare un'occasione per riaffermare una concezione dell'educazione fondata sulla responsabilità, sull'autorevolezza e sulla chiarezza delle regole. Contrastare la violenza giovanile significa intervenire prima che i comportamenti degenerino, ma anche garantire che gli episodi di prevaricazione ricevano risposte coerenti e proporzionate.

La scuola non può limitarsi a sensibilizzare gli studenti sulle conseguenze della violenza: deve contribuire a formare persone consapevoli che ogni scelta comporta responsabilità e che il rispetto delle regole non è facoltativo. Per il CNDDU, il potenziamento dell'educazione alla legalità rappresenta pertanto una priorità educativa che richiede un impegno istituzionale concreto, capace di sostenere il lavoro dei docenti, rafforzare la collaborazione con le famiglie e restituire alla scuola la necessaria autorevolezza nella formazione delle nuove generazioni.

Prof. Romano Pesavento - Presidente CNDDU

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