Violenza giovanile e scuola

Cresce l’attenzione in Molise sulla prevenzione del disagio

A cura di Redazione Redazione
21 settembre 2026 08:50
Violenza giovanile e scuola - prof. Romano Pesavento CNDDU
prof. Romano Pesavento CNDDU
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene in relazione al grave episodio verificatosi in una scuola secondaria di primo grado di Roma, dove un alunno tredicenne ha aggredito un’insegnante utilizzando spray urticante e un’arma da taglio, e sul dibattito che la vicenda sta suscitando anche nelle scuole del Molise. Un episodio di tale gravità impone una riflessione che non può esaurirsi nella dimensione della cronaca né essere ricondotta a interpretazioni immediate del comportamento adolescenziale. La scuola è oggi chiamata a confrontarsi con forme di disagio che possono manifestarsi attraverso condotte aggressive, isolamento, difficoltà relazionali e un uso degli strumenti digitali nel quale, talvolta, viene meno la percezione delle conseguenze concrete delle proprie azioni.

Particolare attenzione merita proprio il rapporto tra comportamento violento e ambiente digitale. Quando un atto aggressivo viene ripreso, condiviso o concepito anche in funzione della sua diffusione, alla condotta materiale si aggiunge una dimensione ulteriore che riguarda la rappresentazione pubblica dell’azione e la ricerca di attenzione all’interno del gruppo dei pari. Sarebbe tuttavia improprio individuare nella tecnologia una spiegazione sufficiente. Il problema riguarda piuttosto il modo in cui alcuni adolescenti costruiscono le proprie relazioni e la propria presenza sociale attraversando senza soluzione di continuità spazi fisici e digitali. Per tale ragione la risposta della scuola non può essere affidata esclusivamente a misure adottate dopo il verificarsi di episodi critici. La prevenzione richiede continuità, competenze professionali e procedure definite, attraverso le quali eventuali segnali di disagio possano essere osservati e tempestivamente portati all’attenzione delle figure competenti, senza attribuire al personale docente funzioni che appartengono ad altri ambiti professionali.

Il quadro normativo scolastico dispone già di strumenti che richiamano le istituzioni scolastiche a una responsabilità precisa nella prevenzione e nel contrasto dei comportamenti lesivi della persona. La legge 29 maggio 2017, n. 71, come modificata dalla legge 17 maggio 2024, n. 70, ha rafforzato la disciplina in materia di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo, ampliando l’attenzione agli interventi educativi e organizzativi e alla collaborazione tra scuola, famiglie e soggetti del territorio. La normativa più recente ha inoltre previsto specifici adempimenti per le istituzioni scolastiche, chiamate ad adottare strumenti organizzativi coerenti e procedure di intervento che consentano di affrontare situazioni potenzialmente critiche prima che assumano carattere emergenziale.

In questo contesto assume rilievo anche la legge 1° ottobre 2024, n. 150, relativa alla valutazione degli studenti, alla tutela dell’autorevolezza del personale scolastico e agli indirizzi in materia di responsabilità disciplinare. Il principio che emerge dal complesso degli interventi normativi degli ultimi anni è quello di una scuola nella quale la funzione educativa non possa essere separata dalla responsabilità personale dello studente, dal rispetto delle regole della comunità scolastica e dalla tutela di chi vi opera. L’applicazione delle norme, tuttavia, acquista efficacia soltanto quando entra stabilmente nell’organizzazione quotidiana degli istituti. Regolamenti, protocolli e procedure non dovrebbero rappresentare meri adempimenti documentali, ma strumenti conosciuti e concretamente utilizzabili dal personale, dagli studenti e dalle famiglie. È necessario che la segnalazione di comportamenti preoccupanti possa trovare interlocutori definiti e tempi di intervento adeguati, soprattutto quando emergano elementi che richiedono il coinvolgimento dei servizi territoriali e delle professionalità competenti.

La vicenda di Roma richiama inoltre la necessità di evitare generalizzazioni nei confronti degli adolescenti. Un fatto grave commesso da un minore non può diventare la rappresentazione di una generazione né giustificare una lettura indistinta della popolazione scolastica. La stessa circostanza che un altro studente sia intervenuto durante l’aggressione dimostra quanto differenti possano essere, all’interno del medesimo contesto, le risposte individuali davanti a una situazione di pericolo. Anche la comunicazione pubblica ha, in questo senso, una responsabilità. La diffusione insistita di immagini, dettagli e contenuti digitali collegati ad azioni violente può contribuire a spostare l’attenzione dalla comprensione del fenomeno alla sua esposizione. Quando sono coinvolti minori, la necessaria informazione deve accompagnarsi a particolare cautela, evitando che l’identità dell’autore o le modalità dell’azione assumano una centralità sproporzionata rispetto alla tutela delle persone coinvolte e all’analisi delle condizioni che hanno preceduto l’episodio. Quanto accaduto non richiede dunque nuove formule emergenziali, ma la piena attuazione degli strumenti normativi esistenti e una maggiore capacità di raccordo tra istituzioni scolastiche, famiglie e servizi territoriali. Intervenire quando la violenza si è già manifestata è indispensabile; riuscire a riconoscere e gestire le situazioni critiche prima che raggiungano quel punto costituisce però la responsabilità più complessa che oggi grava sulla comunità educativa.

Il CNDDU esprime vicinanza alla docente aggredita e alla comunità scolastica coinvolta e auspica che la vicenda venga affrontata nelle sedi competenti con la necessaria attenzione tanto alla tutela della lavoratrice quanto alla condizione del minore, nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento. La scuola non può essere lasciata sola davanti a fenomeni che hanno origini e manifestazioni sempre più complesse. Alle norme già introdotte deve corrispondere la disponibilità effettiva di risorse, professionalità e servizi capaci di renderne concreta l’applicazione. È su questa continuità tra prevenzione, responsabilità e intervento che occorre concentrare l’attenzione, affinché un segnale riconosciuto in tempo non diventi il fatto di cronaca del giorno successivo.

Prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

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