Assegnazioni provvisorie: la deroga per i figli fino a 16 anni torna al tavolo del 26 maggio
Il 26 maggio il tavolo MIM-ARAN-sindacati torna sul CCNI assegnazioni provvisorie. I docenti immobilizzati rilanciano: deroga figli fino a 16 anni, in linea con l'obbligo scolastico.
Con il rinnovo del CCNI sulle assegnazioni provvisorie alle battute finali — il prossimo incontro tra MIM, ARAN e organizzazioni sindacali è fissato per il 26 maggio — i docenti immobilizzati rilanciano con forza la richiesta che fin qui non ha trovato sbocco contrattuale: estendere la deroga per il ricongiungimento familiare ai genitori di figli fino a sedici anni, allineandola al termine dell'obbligo scolastico.
La questione non è nuova, ma stavolta ha una storia normativa precisa alle spalle. Con la conversione in legge n. 50 del decreto 19 del 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 91 del 20 aprile 2026, è diventata operativa la deroga per i docenti con genitori ultrasessantacinquenni — che era stata eliminata nel CCNI sulle assegnazioni provvisorie sottoscritto nel 2025 — mentre non è stata approvata la deroga per i figli fino ai sedici anni, rimasta ferma ai quattordici. Un passo avanti, dunque, ma solo a metà: si è tutelata la cura verso i genitori anziani, si è lasciata scoperta quella verso i figli adolescenti.
Il paradosso giuridico
Il nodo che il Comitato Docenti Immobilizzati porta al tavolo è di natura prima di tutto normativa. Il limite anagrafico dei quattordici anni attualmente previsto per le deroghe al ricongiungimento familiare appare privo di coerenza giuridica e pedagogica, poiché entra in evidente contrasto con l'art. 1, comma 622, della Legge 296/2006, che fissa l'obbligo scolastico fino ai sedici anni. Il risultato è una contraddizione interna all'ordinamento: per lo Stato italiano, un ragazzo fino a sedici anni deve frequentare la scuola sotto la responsabilità dei genitori; ma per il contratto collettivo dei docenti, lo stesso genitore può essere costretto a lavorare a centinaia di chilometri di distanza, senza la possibilità di assistere il figlio proprio nel momento più delicato del suo percorso formativo.
Non è una contraddizione minore. È l'obbligo scolastico — istituto cardine del nostro sistema educativo — a imporre la corresponsabilità genitoriale nel percorso di istruzione fino ai sedici anni. Che il contratto collettivo ignori questa soglia, stabilita dalla legge, è una disarmonia che il prossimo CCNI ha la possibilità di correggere senza costi aggiuntivi per lo Stato: le assegnazioni provvisorie avvengono su posti già esistenti (organico di fatto) e non richiedono nuovi stanziamenti.
Chi sono i docenti immobilizzati
I "docenti immobilizzati" sono prevalentemente insegnanti assunti negli ultimi anni con immissione in ruolo su province distanti dal luogo di residenza, impossibilitati a trasferirsi per i vincoli triennali introdotti dalla normativa vigente. Il tema è particolarmente sentito soprattutto tra i docenti assunti negli ultimi anni, spesso destinati in province molto distanti dal luogo di residenza. Per loro, l'assegnazione provvisoria — il provvedimento annuale che consente di operare temporaneamente in una sede diversa da quella di titolarità — rappresenta l'unico strumento praticabile per avvicinarsi alla famiglia in attesa di poter fare domanda di trasferimento.
L'accesso a questo strumento, tuttavia, è subordinato al rispetto di condizioni precise, tra cui le deroghe ai vincoli di mobilità. Ed è proprio qui che il limite dei quattordici anni produce le sue conseguenze più concrete: un genitore con un figlio di quindici anni, in pieno primo biennio delle superiori, non può presentare domanda di ricongiungimento.
La posta pedagogica
Il Comitato non argomenta solo sul piano giuridico. Un ragazzo di quindici o sedici anni attraversa una fase cruciale della propria crescita: negargli la presenza quotidiana di un genitore significa privarlo di un supporto psicologico e di un orientamento fondamentale, proprio nel momento del massimo bisogno educativo. L'argomento ha un peso specifico in un sistema scolastico che, almeno sulla carta, fa della centralità della famiglia uno dei propri pilastri.
C'è poi una dimensione che riguarda direttamente la qualità del servizio scolastico. Un docente che vive separato dalla propria famiglia, con il pensiero fisso alla distanza e alle difficoltà di conciliazione, porta in classe un carico di stress che non può non incidere sulla relazione educativa. Tutelare la genitorialità dei docenti non è soltanto un atto di giustizia verso i lavoratori: è anche una scelta di buon senso per la qualità della scuola.
Il 26 maggio: un appuntamento decisivo
L'incontro del 26 maggio tra MIM, ARAN e sindacati rappresenta, secondo il Comitato, un momento non rinviabile. I docenti immobilizzati chiedono alle organizzazioni sindacali di sostenere la proposta al tavolo contrattuale e al ministro Valditara di compiere un gesto di attenzione verso migliaia di famiglie che vivono una separazione forzata. Il reinserimento della deroga per i genitori over 65 dimostra che quando c'è volontà politica il contratto integrativo può correggere le sue storture. Ora si tratta di fare lo stesso per i figli.
La richiesta è semplice nella sua formulazione: portare il limite anagrafico da quattordici a sedici anni, in linea con quanto la legge già prevede per l'obbligo scolastico. Non un privilegio, ma un adeguamento. Che arrivi o meno dipenderà dalla disponibilità delle parti a riconoscere che la coerenza normativa, a volte, coincide con la giustizia.