ATA precari: 30mila stabilizzazioni possibili. La scuola chiede lo stesso coraggio di Giustizia e Sanità

Evoluzione ATA propone un piano strutturale ispirato al PIAO Giustizia: meno precarietà, più continuità e rispetto delle norme UE

A cura di Redazione Redazione
01 febbraio 2026 11:05
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Il Comitato Evoluzione ATA Nazionale rilancia con forza una proposta di stabilizzazione strutturale per circa 30.000 lavoratori precari di prima fascia del personale ATA – amministrativi, tecnici e ausiliari – attualmente impiegati nelle scuole italiane. Un piano ambizioso ma sostenibile, che prende esplicita ispirazione dal Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) 2026-2028 del Ministero della Giustizia, attraverso il quale sono stati stabilizzati 9.368 lavoratori su 11.211, superando ampiamente la soglia dell’80% inizialmente prevista.

Una proposta già pronta come legge

La proposta di Evoluzione ATA è già stata formalizzata in un testo di legge e mira a superare l’attuale logica emergenziale delle assunzioni, fondata su turn-over e interventi frammentari. Il piano integra le 10.000 immissioni annue già previste, inserendole in un percorso pluriennale di stabilizzazione, capace di rispondere in modo strutturale al fabbisogno reale delle scuole.

Il documento è rivolto direttamente al Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, alla sottosegretaria Frassinetti e a diversi parlamentari, tra cui Pittoni, Mollicone e Marti. Al centro della proposta vi è il riconoscimento del ruolo essenziale del personale ATA, che ha garantito continuità amministrativa e tecnica anche nei momenti più critici: pandemia, gestione dei fondi PNRR, digitalizzazione forzata e carenze croniche di organico.

Meno graduatorie, meno contenziosi, più Europa

Secondo Evoluzione ATA, la stabilizzazione avrebbe effetti immediati e positivi: snellimento delle graduatorie di terza fascia, riduzione drastica del contenzioso e allineamento dell’Italia alle direttive europee, dopo il deferimento per abuso dei contratti a termine nel pubblico impiego. La precarietà, quando diventa strutturale, non può più essere gestita con soluzioni tampone.

Le posizioni dei sindacati

Il fronte sindacale, pur con sfumature diverse, converge sulla necessità di un cambio di passo. La FLC CGIL denuncia da tempo che oltre il 30% del personale ATA è precario e chiede immissioni in ruolo prima di qualsiasi riforma del reclutamento. UIL Scuola e ANIEF spingono per piani straordinari e per il doppio canale di accesso, mentre CISL e SNALS insistono sulla necessità di organici adeguati. Evoluzione ATA invita tutte le sigle – CGIL, CISL, UIL, Gilda, Anief e Snals – a un fronte unitario, respingendo divisioni considerate strumentali.

A rafforzare le rivendicazioni arrivano anche le recenti sentenze della Cassazione (tra cui la n. 30779/2025), che riconoscono il diritto alla stabilizzazione oltre i 36 mesi di supplenze e prevedono indennizzi fino a 24 mensilità.

Giustizia e Sanità sì, Scuola no?

Il confronto con altri settori della pubblica amministrazione è inevitabile. Il Governo Giorgia Meloni ha agito rapidamente su Giustizia e Sanità: nella Manovra 2026 sono previsti 450 milioni annui strutturali per assunzioni stabili nel SSN, con 6.300 infermieri e 1.000 medici, oltre alla proroga delle stabilizzazioni fino al 31 dicembre 2026.

Nella scuola, invece, si procede per misure parziali: aumenti stipendiali (circa 110 euro mensili per gli ATA nel CCNL 2026), polizze sanitarie integrative e gestione delle supplenze brevi con l’organico interno. Manca però un piano ATA strutturale, nonostante le infrazioni europee e una precarietà ormai cronica.

Una questione di responsabilità statale

Per Evoluzione ATA la questione è chiara: se lo Stato riconosce che la precarietà strutturale impone stabilizzazioni in altri comparti, la scuola merita la stessa dignità. Non si tratta di un privilegio, ma di una responsabilità pubblica verso un servizio essenziale che regge ogni giorno il funzionamento concreto del sistema educativo.

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