Buon Ferragosto, per chi lavora anche quando la scuola è chiusa
C'è chi il 15 agosto va al mare. C'è chi controlla il SIDI tra un bagno e l'altro. Ferragosto per chi lavora anche quando la scuola è chiusa.
C'è un'Italia che il 15 agosto va al mare e c'è un'Italia che il 15 agosto, tra un bagno e l'altro, apre il telefono e controlla se è comparsa la sospirata nomina. Sono la stessa Italia. Solo che della seconda, di solito, non si accorge nessuno, tranne chi ci sta dentro.
In questi giorni le segreterie stanno chiudendo i contratti a tempo determinato dell'anno appena finito e controllano dagli USR le comunicazioni per le immissioni in ruolo dell'anno che deve ancora cominciare. È una cosa che succede ogni estate, tale e quale, e in fondo ha una sua liturgia buffa se la si guarda da fuori. La GPS che si aggiorna e l'algoritmo che smista. I docenti non ancora abilitati che devono farsi vivi per dire che il titolo, finalmente, ce l'hanno, i neoassunti che dal 28 agosto vanno ad accettare la sede. Il 31 si chiude tutto, il giorno dopo si riparte, e nessuno, in mezzo, ha smesso davvero di lavorare.
Ci sono numeri che colpiscono più degli altri, quelli che si leggono di corsa e poi tornano in testa la sera. Quest’anno il conto lo ha fatto la UIL Scuola. Restano vacanti quasi 48.000 posti anche dopo la mobilità, mentre ogni anno si firmano oltre 250.000 contratti a tempo determinato.
C’è il vezzo linguistico di chiamarla emergenza, ma è solo un modo di lavorare, punto. E ha un meccanismo dietro che i non addetti ai lavori difficilmente conoscono, l'organico di fatto, cioè i posti che servono davvero a tenere aperta una scuola, che vengono autorizzati fino al 30 giugno e non fino al 31 agosto. Un mese di scarto. Che moltiplicato per anni, e per migliaia di persone, diventa il ritmo di una vita intera. Assunti ogni primo settembre, "licenziati" ogni trenta giugno, in ambasce dal giorno dopo. Per fare un lavoro che tutti, tranne il contratto, considerano permanente.
Sono anni che scrivo di questa roba e conosco la tentazione di derubricarla a faccenda tecnica, buona per gli addetti ai lavori e per nessun altro. Faccenda tecnica un corno. Il precariato strutturato così, con quel calendario preciso, quella data del 30 giugno scelta e non casuale, è una decisione politica che si è messa il camice da burocrate per non farsi riconoscere. E ogni estate la continuità didattica, quella di cui si riempiono la bocca in ogni riforma, viene sacrificata di fatto. Con l’indifferenza con cui si butta la verdura avanzata.
Nel frattempo, ai piani alti, si muovono i dirigenti scolastici. Mobilità interregionale straordinaria, cento per cento dei posti vacanti, l'assenso dell'USR di provenienza che prima serviva e ora non serve più, sostituito da un diniego che si può motivare solo per esubero o per sentenze da eseguire. È una liberalizzazione vera, in un comparto abituato da sempre ai lucchetti. Ma vista dalla sala professori, o dalla portineria, la differenza tra chi sceglie dove andare a lavorare e chi aspetta di sapere se lavorerà, dice qualcosa sulle gerarchie reali nella scuola.
Buon Ferragosto, dunque. A chi lo festeggia sul serio e a chi lo passa con una scheda telefonica scarica a furia di aggiornare la pagina delle graduatorie. Se la scuola apre a settembre lo deve anche a loro. Anche se nessun titolo di giornale, quel giorno, si prenderà la briga di scriverlo.