Carta Docente 2025/2026: verso i 400 euro (o meno). Confusione su importo e spese ammesse
Taglio confermato rispetto ai 500 euro: platea ampliata, ma restano dubbi su importo reale e spese davvero consentite.
La Carta del Docente torna al centro del confronto politico dopo le dichiarazioni rese in Commissione Cultura alla Camera dalla sottosegretaria all’Istruzione e al Merito Paola Frassinetti. L’importo per l’anno scolastico 2025/2026, ha spiegato, sarà “pari a quasi 400 euro”. Una formula che, più che rassicurare, ha alimentato dubbi: quel “quasi” lascia intendere che la cifra potrebbe essere persino inferiore alla soglia dei 400 euro.
Come avevamo già anticipato su vocedellascuola.it nelle scorse settimane, la riduzione rispetto ai 500 euro storici appariva inevitabile dopo l’estensione della platea ai docenti precari con contratto fino al 30 giugno. L’ampliamento dei beneficiari – da circa 819 mila a oltre un milione – rende infatti matematicamente necessaria una rimodulazione dell’importo individuale, a risorse complessive sostanzialmente invariate. Ora la conferma politica è arrivata, ma senza ancora un decreto attuativo che chiarisca in modo definitivo la cifra esatta.
La sottosegretaria ha rivendicato lo sforzo del Ministero di Viale Trastevere nel reperire fondi europei – circa 270 milioni – destinati alle scuole per l’acquisto di dispositivi tecnologici da concedere in comodato d’uso ai docenti. L’obiettivo dichiarato è quello di distinguere tra costi per la formazione, che dovrebbero essere sempre più gestiti a livello di istituto attraverso i fondi strutturali, e spese di welfare individuale coperte direttamente dalla Carta. Una riorganizzazione che, nelle intenzioni del Governo guidato dal ministro Giuseppe Valditara, dovrebbe consentire di mantenere un equilibrio tra sostegno alla formazione e nuove forme di beneficio economico per il personale scolastico.
Proprio qui si apre però il nodo più delicato. Se da un lato la Carta nasce per finanziare l’aggiornamento professionale, dall’altro il Ministero sta lavorando a una trasformazione in senso più ampio, fino a farne una vera e propria “carta di welfare”. Tra le novità annunciate vi sarebbe infatti la possibilità di utilizzare il bonus anche per abbonamenti ai trasporti pubblici e per biglietti ferroviari o aerei, senza obbligo di dimostrare che il viaggio sia finalizzato alla formazione. Una scelta che segna una discontinuità significativa rispetto all’impianto originario previsto dalla Legge 107/2015, che aveva istituito la Carta proprio per sostenere in modo diretto e strutturale la crescita professionale dei docenti.
Le critiche non si sono fatte attendere. In Commissione Cultura, la deputata Irene Manzi ha parlato di risposta insoddisfacente e di risorse non adeguate rispetto all’estensione della platea. Il rischio, secondo l’opposizione, è duplice: da un lato una riduzione effettiva dell’importo individuale, dall’altro uno snaturamento della funzione formativa dello strumento. Se la Carta può essere usata per spese non direttamente connesse all’aggiornamento professionale, si teme che perda la sua identità e diventi un contenitore generico di benefit.
Anche sui tempi permangono incertezze. L’allargamento ai precari ha imposto di attendere il consolidamento dei dati a gennaio, rinviando l’erogazione rispetto agli anni precedenti. Il Ministero ha spiegato che un’apertura anticipata avrebbe escluso proprio i nuovi beneficiari, ma al momento si è ancora in attesa del via libera del MEF per l’attivazione della piattaforma. La durata biennale della Carta dovrebbe evitare la perdita delle risorse, ma il ritardo contribuisce ad alimentare malumori tra i docenti.
Sul piano politico emerge poi un ulteriore elemento: l’intenzione di estendere in prospettiva il beneficio anche al personale ATA, nell’ambito di un più ampio pacchetto di misure di welfare che includerebbe assicurazioni sanitarie integrative e coperture contro gli infortuni. Un disegno che amplia la portata dello strumento ma che, inevitabilmente, richiederà nuove coperture finanziarie.
In definitiva, il quadro attuale è segnato da tre certezze e molte incognite. La prima certezza è che l’importo non sarà più di 500 euro. La seconda è che, come avevamo già scritto su vocedellascuola.it, la cifra si attesterà intorno ai 400 euro, con la concreta possibilità che scenda leggermente al di sotto. La terza è che la platea sarà più ampia rispetto al passato. Restano invece poco chiari i confini effettivi delle spese ammissibili: quali beni potranno essere acquistati direttamente con la Carta? Quale sarà il rapporto tra acquisti individuali e forniture in comodato tramite le scuole? In assenza del decreto attuativo, la Carta del Docente 2025/2026 si presenta come uno strumento in trasformazione, sospeso tra formazione e welfare, con un importo ridotto e con regole ancora da definire.