Clima impazzito e scuole
I climatizzatori necessari, ma a lungo termine occorre superare l’adattamento per la mitigazione
Clima impazzito e scuole. I climatizzatori rappresentano una soluzione temporanea. Poi occorrerà andare oltre, ripensando il modello di città
Clima impazzito e scuole. Climatizzatori soluzione temporanea
Clima impazzito e scuole. La riapertura delle scuole è vicina. Tuttavia la politica sembra disinteressarsene. L'impressione è che si spera che l'andamento delle stagioni, la diversa inclinazione del sole risolva la situazione. Illusione perché dal 2015 abbiamo avuto estati sempre più calde e prolungate.
A nostro parere i tempi tecnici (stanziamento fondi, bandi...) per installare climatizzatori e sistemi di ricambio dell'aria siano inesistenti. A questo occorre aggiungere che è necessario una rivoluzione copernicana che riconsideri le priorità del nostro Paese. Interessante l'intervista rilasciata da L. Tassella a scuolalink.it che evidenzia l'eccessiva importanza e investimento per le spese militari (13,1 miliardi di €) e l'indifferenza verso la salute, l'efficienza degli apprendimenti..., nascondendo l'inerzia della politica con "Non ci sono i soldi".
Ammettiamo però che a settembre magicamente tutte le scuole siano dotate di climatizzatori e di sistemi di ricambio d'aria (abbattimento dell'anidride carbonica), le soluzioni non possono essere considerate definitive, in quanto il surplus di energia porrebbe al nostro Paese e non solo, nella condizione di dover reperire o inventare nuove fonti. Qualche astrofisico (A. Balbi e altri) ipotizza che l'ipotetica scomparsa di una civiltà aliena è avvenuta anche per la difficoltà di reperire l'energia necessaria per la sua sopravvivenza.
Nuovo modello di città
Quindi occorre sostituire l'adattamento con la mitigazione, soluzione maggiormente sostenibile. Lo abbiamo scritto qualche giorno fa. La conferma è data anche da Gabriella Greison, fisica, scrittrice e divulgatrice scientifica. La studiosa è intervenuta a La7 (10 domande). " Il cambiamento climatico è particolarmente evidente nelle città, dove cemento, asfalto e tetti scuri assorbono energia durante il giorno e la restituiscono lentamente durante la notte. È il fenomeno dell'isola di calore urbana, che fa sì che molte aree densamente costruite rimangano più calde rispetto alle campagne circostanti anche dopo il tramonto. Per Greison, la prima regola dovrebbe essere evitare di assorbire calore che poi saremo costretti a smaltire. Tra le strategie possibili ci sono superfici più chiare, maggiore ombreggiamento, edifici meglio isolati e più suolo permeabile. E poi alberi, parchi, tetti verdi e facciate vegetali.
Ma non basta aggiungere qualche pianta a una piazza completamente pavimentata. Servono inoltre corridoi di ventilazione, sistemi per recuperare l'acqua piovana e rifugi climatici in luoghi come scuole, musei e biblioteche, soprattutto nei quartieri più vulnerabili".