Conferenza internazionale della sindrome di Kleefstra - centro TIGEM Istituto Telethon di Genetica Medica - Pozzuoli (NA)

Una straordinaria giornata all’insegna della formazione, dell’approfondimento e dell’inclusione organizzata dall’Associazione Sindrome di Kleefstra Italia. Ringrazio veramente tutti per la preziosa op...

A cura di Redazione Redazione
18 settembre 2022 18:14
Conferenza internazionale della sindrome di Kleefstra - centro TIGEM Istituto Telethon di Genetica Medica - Pozzuoli (NA) -
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Una straordinaria giornata all’insegna della formazione, dell’approfondimento e dell’inclusione organizzata dall’Associazione Sindrome di Kleefstra Italia. Ringrazio veramente tutti per la preziosa opportunità di crescita professionale e umana! Così, in una nota Romano Pesavento, Docente di Diritto e presidente Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani.

Allego il mio intervento “Didattica inclusiva e sindrome di Kleefstra, la mia esperienza”

Buonasera, saluto tutti i presenti e in particolare la dott.ssa Tjitske Kleefstra;
sono qui per raccontare la mia esperienza di docente di sostegno in relazione ad una patologia che non conoscevo minimamente e che mi ha permesso di imparare moltissimo e di crescere certamente nell’ambito delle mie competenze, ma soprattutto dal punto di vista umano.
Ho incontrato M. l’anno scorso e all’inizio non sapevo davvero come procedere per risultare efficace e sostenere la studentessa e la sua famiglia nel loro percorso. Ho cercato in primo luogo di approfondire gli aspetti connessi alla sua condizione e la diagnosi di riferimento. Ho così compreso che la sindrome di Kleefstra è una condizione che coinvolge tanti aspetti delle funzionalità dell’individuo, ma soprattutto delle sue risposte emotive in ragione degli stimoli esterni. A mio avviso, quello che ho imparato è che ascoltare e osservare lo studente nelle sue azioni quotidiane è determinante. Io ho scelto in alcune circostanze di accompagnare M. con la sua educatrice, mons. Serafino Parise, attualmente vescovo di Lamezia Terme e Andrea, amico di famiglia, proprio per vedere M. anche in un contesto extrascolastico in tutte le fasi dell’anno, comprese le vacanze.
M., infatti, non corrisponde al profilo che molti erroneamente hanno del bambino autistico: è molto socievole e cordiale con tutti; ma soprattutto si preoccupa della salute altrui, dimostrando un animo generoso e sensibile.
Le piacciono molto i dispositivi elettronici, come a tutti i ragazzi della sua età. Pertanto ho cercato di partire proprio dall’esperienza pratica e quotidiana per metterla in condizioni di avere maggiori familiarità con discipline apparentemente astratte come la matematica; per esempio, riconoscendo ed individuando in successione logica i numeri, è possibile far partire una telefonata o avviare un codice di accesso. Ho pensato che l’uso della logica, proposta sempre in forma ludica, o esperienziale, potesse stimolare aree idonee nel cervello in modo da indurla a incuriosirsi circa nuovi traguardi e a sentirsi più sicura / fiduciosa circa le sue potenzialità. M., come tutti i suoi coetanei, ama essere apprezzata e incoraggiata nei suoi progressi e si rapporta con scarsa disposizione di fronte alle imposizioni nello studio; quindi attraverso la musica, la danza e l’esercizio motorio ha trovato un ottimo sistema per esprimersi, per ritrovare un proprio benessere e anche condividere momenti di spensieratezza con i compagni. Ricordo con simpatia e commozione che inizialmente M. era restia a praticare gli esercizi di scienze motorie; quando ha visto me, il suo insegnante di sostegno, lanciarsi nelle varie attività con entusiasmo ha incominciato gradualmente a mostrare interesse fino a voler partecipare a una competizione. Ecco, la gioia che traspariva dal suo volto, quando riusciva in un’applicazione o in un esercizio qualsiasi, ripagava pienamente tutti noi che la seguiamo.
Infatti il mio scopo è stato quello di potenziare in M. proprio lo sviluppo delle competenze espressive e comunicative con l’utilizzo di immagini, schemi e testi adeguati. Tale intervento ha avuto l’obiettivo di favorire l’integrazione delle esperienze, di mettere in relazione oggetti – eventi – parole. Ho cercato di rafforzare il meccanismo di memorizzazione, tramite le associazioni visive e la rielaborazione scritta, facendo rientrare il lavoro in un sistema di conoscenza produttiva. Giornalmente M. è stata stimolata con conversazioni guidate riguardanti argomenti di studio e di vita quotidiana, ripetizione di filastrocche e canzoncine, per migliorare la produzione orale e arricchire il lessico.
Le attività didattiche sono state proposte in modo graduale nel rispetto dei ritmi di apprendimento e con l’utilizzo di strategie diversificate a seconda delle necessità che di volta in volta si sono presentate e dell’umore della giornata, incoraggiandola ad avere sempre un atteggiamento positivo anche rispetto agli ostacoli; la parola chiave doveva essere “felicità”, come attitudine alle piccole e grandi sfide della vita che tutti noi incontriamo. Anche il rispetto delle regole doveva essere introiettato e consisteva, per esempio, nel comprendere quando bisognava rimanere in aula e quando invece si poteva fare una piccola pausa in palestra.
Per stimolare l’interesse, allungare i tempi di attenzione e rendere le attività più piacevoli e accattivanti si è fatto uso, di mappe concettuali, immagini, vignette, libri illustrati, tablet, foto, disegni e altro materiale didattico in tutte le discipline.
L’utilizzo di strategie diversificate (lezioni semplificate frontali; materiali facilitati e strutturati, tempi e modi consoni alle competenze e ai suoi bisogni conoscitivi) le hanno consentito di raggiungere risultati soddisfacenti in tutte le discipline. Alla luce di quanto detto prima, per una futura scolarizzazione, appare chiara la necessità di capire i bisogni di M., per guidarla in maniera appropriata, così da fornirle i mezzi fondamentali per crescere, maturare e migliorare l’autonomia scolastica e sociale.
In lei sono presenti ampi margini di miglioramento, se apportate molteplici strategie incrociate didattiche, come dimostrato dai progressi registrati, ma soprattutto occorre costruire un legame di fiducia reciproca che si sostanzia di continuità didattica e di spensieratezza. Imparando giocando e incuriosendo con pillole di sapere parcellizzato ma accattivante si può davvero fare tantissimo, ma prima di tutto occorre credere in questi meravigliosi ragazzi e nelle nostre possibilità di insegnanti.

 

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