Congedo biennale ATA, le storie di chi perde il punteggio
Madri, padri e figli raccontano il prezzo dell'assistenza familiare e chiedono il riconoscimento del servizio ATA.
Ci sono storie che nessuna graduatoria può raccontare. Storie di madri che assistono figli gravemente malati, di padri che affrontano lunghi ricoveri pediatrici, di lavoratori che si prendono cura di genitori anziani e di mogli che accompagnano i propri mariti durante terapie salvavita.
Sono storie di amore, sacrificio e responsabilità. Ma anche di precarietà lavorativa, distanze familiari e incertezza sul futuro.
A raccoglierle è Evoluzione ATA, insieme a La Voce della Scuola, per dare voce ai lavoratori che denunciano le conseguenze del mancato riconoscimento del congedo straordinario biennale ai fini del punteggio nelle graduatorie del personale amministrativo, tecnico e ausiliario.
Il congedo previsto dall'articolo 42, comma 5, del decreto legislativo 151/2001 rappresenta una tutela fondamentale per chi assiste familiari con disabilità grave. La sua valutazione nelle graduatorie ATA, tuttavia, è al centro di una controversia che coinvolge lavoratori, amministrazioni scolastiche e istituzioni.
Per molti precari, il mancato riconoscimento dei periodi di congedo può incidere sulla posizione in graduatoria, sull'accesso alla prima fascia e sulle prospettive di stabilizzazione.
Due anni dedicati all'assistenza di una persona amata possono così diventare, secondo le testimonianze raccolte, due anni di opportunità professionali perdute.
Dietro questa battaglia non ci sono soltanto norme e punteggi. Ci sono famiglie, ospedali, notti insonni, terapie, speranze e, in alcuni casi, perdite impossibili da colmare.
Le sette testimonianze che seguono raccontano il volto umano di una questione che Evoluzione ATA chiede di affrontare attraverso un intervento normativo chiaro e uniforme.
Le testimonianze: sette storie di amore e sacrificio
«Mio padre è in dialisi. Non posso lasciarlo solo»
Un lavoratore ATA racconta la difficile quotidianità accanto al padre, affetto da grave insufficienza renale e riconosciuto persona con disabilità grave ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 104/1992.
La dialisi è indispensabile per la sua sopravvivenza. Per garantirgli assistenza, il figlio ha dovuto richiedere il congedo straordinario biennale.
«Io non sto a casa per scelta. Sto a casa perché mio padre non ha i reni che funzionano e deve fare la dialisi per vivere. Se lo lascio solo, muore».
A questa situazione si aggiunge la preoccupazione per il futuro lavorativo. Il mancato riconoscimento del congedo ai fini del punteggio potrebbe compromettere il percorso nelle graduatorie ATA.
«Perdere due anni di punteggio significa perdere il lavoro, dopo aver già sacrificato tutto per assistere un genitore malato».
Il lavoratore chiede che la propria testimonianza e quella di tanti colleghi nella medesima condizione arrivino al Ministero dell'Istruzione e del Merito.
La richiesta è precisa: riconoscere il punteggio di servizio durante il congedo straordinario per assistenza a familiari con disabilità grave.
Filomena: «Ho due figli con disabilità. Abbiamo bisogno di supporto, non di punizioni»
Filomena è madre di due bambini, di 10 e 7 anni. Entrambi hanno una disabilità riconosciuta, sebbene con livelli di gravità differenti: al maggiore è stato riconosciuto l'articolo 3, comma 3, della legge 104, al minore l'articolo 3, comma 1.
Per assistere il figlio maggiore, Filomena ha usufruito di circa cinque mesi di congedo straordinario, alternando la presenza sul posto di lavoro alle necessità familiari.
Una decisione affrontata con la convinzione che le tutele previste dall'ordinamento potessero garantire anche la continuità del proprio percorso professionale.
Poi la scoperta della possibile mancata valutazione del congedo ai fini del punteggio nelle graduatorie ATA.
Il 1° settembre 2026 Filomena ha inviato una PEC alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, chiedendo un intervento normativo.
«È veramente paradossale che venga tutelata la genitorialità generica, attraverso il congedo parentale, e venga punita la genitorialità di bambini fragili».
La madre sottolinea di aver scelto il congedo straordinario confidando nella tutela garantita dalla normativa, senza poter prevedere le conseguenze che l'interpretazione amministrativa avrebbe potuto produrre sulla sua posizione in graduatoria.
Nella lettera denuncia anche la disomogeneità delle valutazioni registrate negli anni e chiede una disposizione capace di assicurare criteri uniformi.
Ma il passaggio più significativo riguarda la vita quotidiana delle famiglie.
«Molti di noi rinuncerebbero volentieri a questo privilegio, se fosse possibile. Assistere un figlio, o addirittura due figli, con gravi problemi di salute non è una realtà che fa invidia».
E conclude con parole che riassumono il senso della sua battaglia:
«Abbiamo bisogno di supporto, non di punizioni».
Il papà di Francesco: «Se non mi riconoscono il punteggio, resterò lontano da mio figlio»
Francesco nasce nell'agosto del 2023. Quello che dovrebbe essere uno dei giorni più felici per la famiglia si trasforma improvvisamente in un incubo.
I medici individuano una grossa massa al collo che impedisce al neonato di respirare autonomamente.
Il bambino viene ricoverato in terapia intensiva e successivamente trasferito al Santobono di Napoli.
La biopsia rivela un neuroblastoma, con ulteriori localizzazioni al fegato e al surrene.
Iniziano le chemioterapie. Per settimane i genitori possono vedere Francesco soltanto attraverso un'incubatrice.
Il padre ricorda ancora il giorno in cui riesce finalmente a prenderlo in braccio: il 18 settembre 2023.
Dopo le prime cure, la famiglia spera di poter ricominciare una vita normale. Ma la malattia richiede ulteriori trattamenti.
Nel frattempo arriva una convocazione lavorativa da una scuola del Friuli. Il padre deve scegliere come conciliare il lavoro lontano da casa con le cure indispensabili al figlio.
Ricorre così al congedo straordinario biennale.
Francesco affronta altre chemioterapie e un intervento chirurgico. Secondo il racconto del padre, dopo l'operazione permane una parte significativa della massa tumorale.
Nel novembre 2024 nasce anche una seconda bambina, portando un momento di gioia in una famiglia segnata da mesi difficilissimi.
Il padre racconta inoltre le difficoltà psicologiche affrontate dalla moglie e la necessità di sostenere entrambi i figli.
Oggi lavora in una scuola del Friuli, ma teme che la mancata valutazione dei mesi di congedo possa ritardare l'ingresso nella prima fascia ATA, l'eventuale stabilizzazione e la possibilità di riavvicinarsi alla famiglia.
«Per me e soprattutto per la mia famiglia sarebbe un danno irreparabile».
La sua preoccupazione è quella di dover attendere altri tre o quattro anni prima di poter tornare vicino ai figli.
«Dietro alla disabilità c'è una grande sofferenza in tutte le famiglie e non possiamo essere abbandonati».
Esterina Bonacci: «Mio marito ha bisogno di trasfusioni salvavita. Non è una scelta»
La vita di Esterina Bonacci è divisa tra Milano, dove lavora come personale ATA, e la Calabria, dove si trovano la sua casa e la sua famiglia.
Una distanza che descrive come una frattura profonda di 1.200 chilometri.
Il marito soffre di una grave patologia che lo costringe a sottoporsi regolarmente a terapie salvavita e continue trasfusioni di sangue.
Esterina racconta la fatica di accompagnarlo in ospedale, assisterlo dopo i trattamenti e occuparsi contemporaneamente dei due figli, uno dei quali ancora piccolo.
«Vedere l'uomo che ami su un letto d'ospedale, guardare la vita che gli viene rimessa nelle vene sacca dopo sacca, è un'esperienza che ti segna per sempre».
Quando il marito torna a casa, spesso non ha neppure le energie necessarie per affrontare le attività quotidiane.
Esterina deve quindi farsi carico dell'assistenza, della gestione domestica e delle esigenze dei bambini.
«Non ho avuto scelta: ho dovuto chiedere il congedo straordinario biennale. Non è stato un riposo, né una scorciatoia».
La lavoratrice denuncia il rischio che il periodo trascorso ad assistere il marito possa non essere riconosciuto nelle graduatorie ATA.
Una conseguenza che potrebbe incidere sulle prospettive professionali e sulle possibilità di riavvicinamento alla famiglia.
«Mentre le graduatorie scorrono, chi cura resta indietro».
Per Esterina, il riconoscimento del punteggio non rappresenterebbe un favore, ma una forma di tutela per chi affronta situazioni familiari particolarmente difficili.
«Dietro ogni casella di punteggio in una graduatoria non ci sono solo numeri, ma il sangue, le lacrime e la tenacia di chi sta lottando per la vita della propria famiglia».
«Mia figlia è morta a 14 anni. Dopo averla assistita, ho perso anche posizioni in graduatoria»
Tra le testimonianze raccolte ce n'è una che racconta un dolore difficile persino da descrivere.
Una lavoratrice ATA siciliana, madre di tre figli, presta servizio nella scuola dal novembre 2020, lontano dalla famiglia.
Aveva accettato di trasferirsi per costruire un futuro lavorativo più stabile e, un giorno, poter tornare definitivamente vicino ai propri cari.
Nell'ottobre 2024 riceve una telefonata dalla figlia, che le comunica di stare male.
La madre prende il primo aereo e raggiunge la Sicilia.
Inizia un percorso drammatico.
La ragazza perde progressivamente l'uso delle gambe e la propria autonomia. Ha bisogno di una sedia a rotelle e di assistenza continua.
La diagnosi è un glioma del sistema nervoso centrale, una gravissima patologia tumorale.
Seguono lunghi ricoveri, chemioterapia e radioterapia.
La madre richiede il congedo straordinario biennale per poterle stare accanto.
Il 9 marzo 2026 la figlia muore, a soli 14 anni.
Una perdita devastante, alla quale si aggiunge la scoperta delle conseguenze professionali legate al periodo di congedo.
La lavoratrice racconta che nel luglio 2026 sperava di ottenere l'immissione in ruolo. Invece, a causa della mancata valutazione del periodo di assistenza, riferisce di essersi ritrovata al 285° posto in graduatoria.
«Sarei stata fra le prime», scrive.
Ora teme di dover trascorrere altri anni lontana dalla famiglia, nonostante tutto ciò che ha già vissuto.
Le sue parole sono semplici e dolorose:
«Non sono rimasta a casa per un capriccio, ma perché costretta».
La madre auspica che nessun altro lavoratore debba affrontare una simile situazione dopo aver assistito un figlio gravemente malato.
Una collaboratrice scolastica: «Assistere mio figlio non può compromettere il mio futuro»
Un'altra testimonianza arriva da una collaboratrice scolastica precaria, madre di un bambino con disabilità.
Durante un anno scolastico svolto in terza fascia, la lavoratrice ha dovuto usufruire del congedo straordinario per garantire al figlio l'assistenza necessaria.
Una decisione che racconta come un dovere familiare, prima ancora che come l'esercizio di un diritto riconosciuto dalla legge.
«Quando una madre scopre che il proprio figlio ha bisogno di un'assistenza continua e dedicata, non si tratta di fare una scelta, ma di rispondere a un richiamo d'amore».
La lavoratrice riferisce che la domanda di congedo era stata regolarmente accolta e convalidata dall'ufficio scolastico competente.
Successivamente ha continuato a prestare servizio nella scuola statale per quattro anni.
Oggi teme che il periodo trascorso ad assistere il figlio possa incidere negativamente sul raggiungimento dei requisiti per l'accesso alle graduatorie permanenti ATA e sulle possibilità di ottenere un contratto a tempo indeterminato.
La sua richiesta riguarda la certezza delle regole e la tutela di chi utilizza un istituto previsto dall'ordinamento.
«Un Paese civile non può mettere una madre di fronte alla scelta tra assistere il proprio figlio disabile e difendere il diritto al lavoro».
Per questa collaboratrice scolastica, un intervento normativo significherebbe restituire serenità a famiglie che già affrontano quotidianamente responsabilità particolarmente gravose.
Francesca: «Mia madre ha 83 anni, mio padre 87. Entrambi hanno bisogno di me»
Francesca vive in provincia di Catania.
Per oltre quindici anni ha presentato domanda ATA nella propria provincia senza riuscire a ottenere una convocazione.
Nel 2024 decide quindi di tentare una strada diversa, presentando domanda a Sondrio, in Lombardia.
Nel 2025 arriva finalmente la chiamata.
Ma la situazione familiare rende impossibile affrontare serenamente il nuovo percorso lavorativo.
La madre, 83 anni, è allettata dopo un'ischemia cerebrale e soffre di demenza senile. Necessita di assistenza continua, giorno e notte.
Anche il padre, 87 anni, presenta problemi di demenza senile e ha bisogno di sostegno.
Francesca deve quindi ricorrere al congedo straordinario biennale per assistere la madre.
«Lei ha bisogno di un'assistenza continua, 24 ore su 24».
Dopo anni di attesa per ottenere una possibilità di lavoro nella scuola, Francesca teme di perdere il punteggio collegato al periodo di congedo.
Una prospettiva che considera ingiusta non soltanto per sé, ma anche per tanti altri lavoratori nella stessa condizione.
«Non è giusto che a pagarne le conseguenze siano le persone che si prendono cura dei propri cari».
Il suo appello è rivolto alle istituzioni affinché venga riconosciuto il valore del periodo dedicato all'assistenza familiare anche nel percorso professionale.
Il nodo normativo: la questione è arrivata in Parlamento
La controversia sul congedo straordinario biennale è stata affrontata anche alla Camera dei deputati.
Il 28 luglio 2026, durante i lavori della Commissione Cultura, è stata discussa l'interrogazione parlamentare 5-05675, presentata dal deputato Antonio Caso, relativa alla valutazione dei periodi di congedo straordinario nelle graduatorie permanenti ATA.
Nella risposta del Governo, illustrata dalla sottosegretaria all'Istruzione e al Merito Paola Frassinetti, è stato espresso l'orientamento secondo cui il congedo straordinario non risulta valutabile nella procedura delle graduatorie ATA 24 mesi.
È stato inoltre chiarito che un eventuale cambiamento richiederebbe un apposito intervento normativo.
La questione presenta elementi di particolare complessità.
Il congedo straordinario garantisce specifiche tutele economiche e previdenziali, ma il riconoscimento di queste garanzie non comporta automaticamente la valutazione del periodo ai fini di tutte le procedure scolastiche.
La stessa interrogazione parlamentare ha evidenziato la presenza di interpretazioni giudiziarie differenti e la diversità rispetto alla disciplina della mobilità del personale scolastico, nella quale il congedo è trattato secondo regole specifiche.
Per i lavoratori precari, il problema non riguarda soltanto l'attribuzione di alcuni punti.
La mancata valutazione dei periodi può incidere anche sul raggiungimento dei 23 mesi e 16 giorni di servizio, requisito necessario per accedere alle graduatorie provinciali permanenti ATA.
Resta distinta la situazione delle graduatorie di istituto di terza fascia, per le quali occorre considerare le specifiche disposizioni applicabili.
Evoluzione ATA: «Serve una risposta normativa, non altre penalizzazioni»
Le storie raccolte mostrano quanto una questione apparentemente tecnica possa incidere sulla vita delle persone.
Per chi lavora lontano dalla propria regione, perdere punteggio può significare dover rinviare il ritorno a casa.
Per chi attende l'accesso alle graduatorie permanenti, può significare allontanare la prospettiva di un'assunzione stabile.
Per chi assiste un figlio, un genitore o un coniuge con disabilità grave, può rappresentare un'ulteriore preoccupazione in una quotidianità già segnata da responsabilità e sacrifici.
Evoluzione ATA chiede un intervento legislativo che riconosca i periodi di congedo straordinario biennale ai fini del punteggio di servizio nelle graduatorie ATA, superando le disparità applicative e tutelando i lavoratori che hanno esercitato un diritto previsto dalla legge.
La richiesta riguarda anche la necessità di assicurare criteri chiari e uniformi, evitando che situazioni analoghe producano conseguenze differenti a seconda delle procedure o degli uffici coinvolti.
Le testimonianze non cancellano la complessità giuridica della questione, ma ricordano alle istituzioni le conseguenze concrete delle decisioni amministrative e legislative.
Dietro un periodo di assenza dal lavoro può esserci un bambino sottoposto a chemioterapia, una madre non autosufficiente, un marito che necessita di trasfusioni o una figlia che sta combattendo la battaglia più difficile della propria vita.
E dietro ogni domanda di riconoscimento del punteggio può esserci il desiderio di ricostruire un futuro dopo anni di sacrifici.
Prendersi cura di una persona amata non dovrebbe diventare una penalizzazione professionale.
È questo il messaggio che unisce le sette storie.
Un messaggio che Evoluzione ATA affida all'attenzione delle istituzioni, nella convinzione che la tutela delle persone con disabilità debba accompagnarsi anche alla protezione della dignità e del futuro lavorativo di chi le assiste.
Perché nessuno dovrebbe trovarsi a pagare, anche sul lavoro, il prezzo dell'amore per la propria famiglia.
Controllo editoriale finale: sette storie uniche, nessun doppione. Filomena compare una sola volta con entrambi i figli; Esterina Bonacci una sola volta. La verifica parlamentare è stata effettuata sul resoconto ufficiale della Camera. Le vicende personali restano testimonianze dei diretti interessati e non risultano verificate indipendentemente.
La Voce della Scuola desidera ringraziare il Comitato Nazionale di Evoluzione ATA, nella persona di Luigi Bruno, per aver condiviso con la redazione le testimonianze dei lavoratori coinvolti nella delicata questione del riconoscimento del punteggio di servizio durante il congedo straordinario biennale. Un contributo prezioso che permette di dare voce alle esperienze personali e familiari di chi, ogni giorno, affronta il difficile compito di conciliare il diritto al lavoro con il dovere e l'amore di assistere un proprio caro con disabilità grave.