Contraccezione gratuita a 14 anni: davvero è prevenzione?
di Angela D’Alessandro, insegnante di Bolzano, e Anastasia Caputi, psicologa e psicoterapeuta di Roma
In Alto Adige, dal primo settembre, è partito il progetto pilota che prevede per un anno la distribuzione gratuita di anticoncezionali quali pillola, spirale e preservativi a giovani dai 14 ai 25 anni.
Adesso si sta pensando se estendere il progetto al resto d’Italia, in quanto viene visto come una conquista per la salute, l’autodeterminazione e la prevenzione sia di gravidanze che di malattie sessualmente trasmissibili.
È qui che il nostro pensiero diventa critico. Noi non abbiamo nulla contro la prevenzione, se quest’ultima però non è ridotta a tecnica e basta. La domanda che noi ci poniamo come professioniste è quindi questa: che idea di sessualità passa, con questo messaggio, a un ragazzino di 14 anni?
Un’età, quella, di grandi cambiamenti fisici e psicologici, di emozioni travolgenti, in cui l’identità è fragile. La corteccia prefrontale, sede della pianificazione e del controllo delle decisioni, è ancora immatura e completerà il suo sviluppo intorno ai 25 anni. Inoltre, il sistema limbico, centro delle emozioni, è iperattivo e spinge alla ricerca di sensazioni forti.
Questa logica di «dare tutto gratis» non rende i ragazzi più liberi, ma fa passare il messaggio che l’atto sessuale sia solo «tecnica» da rendere sicura, non un incontro che coinvolge affetti, responsabilità, rispetto.
Ci chiediamo inoltre se sia possibile che «un quasi bambino» di 14 o 15 o anche 16 anni possa mai svolgere con maturità un atto sessuale completo, sì da avere bisogno di un anticoncezionale. Come già detto sopra, in questa fase di crescita il cervello è soggetto a forti ristrutturazioni ed è preda di sbalzi di umore. Quindi rendere gratuita la realtà contraccettiva potrebbe essere disfunzionale per un ragazzo «in ostaggio» a stimoli e sensazioni contrapposte.
Utile sarebbe invece favorire il pensiero logico e il rafforzamento del controllo sulle proprie pulsioni immediate. Non basta allora dare nozioni su come evitare una gravidanza o un’infezione. È importante dire loro che il sesso precoce, privo di legami stabili, può lasciare ferite profonde: difficoltà nelle relazioni future, visione dell’altro come «oggetto da usare», fragilità emotiva. Questa è una realtà che vediamo ogni giorno.
Regalare anticoncezionali a 14 anni asseconda la deriva che mercifica il corpo e questo lo osserviamo un po’ ovunque: nella pubblicità, sulla rete, nei social. Noi questo non lo chiamiamo moralismo, ma realismo educativo.
Avere pudore non significa dover vergognarsi o vivere il sesso come un tabù. Vuol dire invece avere la consapevolezza che il corpo ha un grande valore. Non è solo uno strumento di piacere «usa e getta». Aspettare non è reprimere, ma è dare valore al desiderio.
Prevenzione vera è rendere la persona forte, consapevole, libera di dire sì o «no, non sono pronto». E questa consapevolezza la si raggiunge attraverso l’esperienza e la crescita.
Se l’obiettivo di questo progetto è proprio quello di limitare aborti, malattie, violenza, non basta distribuire dispositivi. È necessario invece educare i giovani alla differenza tra usare e amare, tra desiderio immediato e relazione matura.
Perché salute non è solo evitare gravidanze ecc. È soprattutto diventare adulti capaci di dare e ricevere amore, quell’amore maturo che permette di accettare l’altro e amarlo per quello che è.
La via più facile difficilmente è quella giusta. Ai nostri giovani dobbiamo chiedere di più: non solo sesso sicuro, ma amore autentico.
Angela D’Alessandro
InsegnanteAnastasia Caputi
Psicologa e psicoterapeutaComitato Pro-life insieme
www.prolifeinsieme.it