"Custodire l'attenzione: il benessere digitale tra sovraccarico cognitivo e tecnostress"

La scuola del futuro, dunque, non dovrà necessariamente incrementare l’utilizzo delle dotazioni tecnologiche, ma saperne discernere e stabilire, con maggiore e viva consapevolezza, l’applicazione

10 settembre 2026 16:23
"Custodire l'attenzione: il benessere digitale tra sovraccarico cognitivo e tecnostress" -
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di Nadia De Cristofaro
Sebbene la transizione digitale abbia ampliato opportunità di accesso, personalizzazione e condivisione del sapere, essa ha contestualmente introdotto una nuova forma di complessità, determinata dall’eccedenza quantitativa degli stimoli rispetto alla capacità cognitiva di elaborarli. Piattaforme, dispositivi, notifiche, ambienti virtuali e intelligenza artificiale, pur potendo sostenere l’apprendimento, rischiano infatti di frammentare l’attenzione, incrementando il carico cognitivo e alimentando tecnostress: governarne l’impatto sui processi cognitivi, sulle relazioni e sul benessere appare, dunque, quanto mai stringente.
Poiché interfacce complesse, materiali ridondanti, notifiche, scroll continui e passaggi repentini tra applicazioni possono sottrarre risorse alla comprensione, una lezione pregna di tecnologia, qualora superficialmente progettata, rischierebbe di decentrare l’attenzione dall’apprendimento alla gestione dell’ambiente; la questione decisiva, pertanto, non risiederà in quanti o quali strumenti o dotazioni tecnologiche utilizzare, ma in quale operazione cognitiva sarà, da ciascuno, resa più proficuamente possibile.
Anche la distrazione digitale appare ormai variabile strutturale dell’esperienza scolastica: i dati PISA 2022 riportano che, mediamente nei Paesi OCSE, circa il 30% degli studenti dichiara di distrarsi con dispositivi digitali nella maggior parte o in tutte le lezioni di matematica e che coloro che riferiscono distrazioni frequenti ottengono risultati mediamente inferiori alla media di 15 punti. Sebbene il dato non giustifichi una contrapposizione tra scuola analogica e digitale, esso conferma la necessità di considerare l’attenzione una risorsa da salvaguardare: la tecnologia, se rispondente a una precisa intenzionalità pedagogica, può ampliare e arricchire le opportunità di apprendimento; diversamente, priva di una chiara finalità, rischierebbe di degradarsi in semplice e inefficace “rumore cognitivo”.
La questione investe, non da meno, anche la classe docente, poiché il tecnostress, associato a sovraccarico, complessità degli strumenti, insicurezza professionale e necessità di adattamento continuo, incide imprescindibilmente su benessere e qualità di lavoro. Quando la proliferazione tecnologica genera una seconda infrastruttura lavorativa, dilatando il tempo professionale oltre l’attività didattica, il benessere digitale non potrà essere affidato soltanto all’autoregolazione individuale, ma dovrà divenire responsabilità organizzativa, sostenuta da formazione, supporto tecnico e regole condivise. Alla digital literacy dovrà accompagnarsi la digital self-regulation, attraverso cui apprendere non solo l’utilizzo di uno strumento, ma anche le sue finalità e opportunità, gestendo informazione e rumore, notifiche e multitasking, custodendo l’attenzione e valutando criticamente fonti e contenuti. In tale prospettiva, la disconnessione, lungi dall’essere antitesi della competenza digitale, diverrà competenza educativa, preservando centralità e rilevanza della relazione.
La progettazione didattica andrà quindi incentrata sulla capacità critica di discernimento, su un minimalismo digitale che recuperi spazi low-tech in cui scrittura manuale, lettura lineare, confronto peer to peer, esercizio manuale e silenzio possano assumere preciso valore cognitivo.
Orbene, nel marzo 2026 l’UNESCO indicava 114 sistemi educativi, pari al 58% dei Paesi monitorati, in cui era vigente un divieto nazionale di utilizzo dei dispositivi cellulari a scuola, invocando la sempre maggiore necessità di educazione a un uso consapevole degli strumenti tecnologici.
L’IA generativa rende detta esigenza ancora più urgente, trasferendo su selezione e valutazione il rischio di sovraccarico cognitivo e di incapacità di giudizio critico in merito ad attendibilità, qualità e pertinenza dei contenuti.
La scuola del futuro, dunque, non dovrà necessariamente incrementare l’utilizzo delle dotazioni tecnologiche, ma saperne discernere e stabilire, con maggiore e viva consapevolezza, l’applicazione; il benessere digitale diverrà componente strutturale di ogni processo educativo che voglia ritenersi di qualità. Educare sarà custodire ciò che nessuna macchina potrà mai sostituire e la competenza più avanzata vibrerà nel fermarsi, discernere e scegliere quella forza libera, inquieta e insostituibile: l’efficacia imprescindibile e puramente umana del pensiero critico.

Riferimenti essenziali: UNESCO (2023), Global Education Monitoring Report 2023: Technology in education – A tool on whose terms?; OECD (2023), PISA 2022 Results, Volume II: Learning During – and From – Disruption; Sweller, J., van Merriënboer, J. J. G., Paas, F. (2019), Cognitive Architecture and Instructional Design: 20 Years Later, Educational Psychology Review, 31, 261–292; Sweller, J. (2010), contributi sulla Cognitive Load Theory; Yang, D., Liu, J., Wang, H., Chen, P., Metwally, A. H. S. (2025), Technostress among teachers: A systematic literature review and future research agenda, Computers in Human Behavior, 168, 108619.

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