Dalla solidarietà all'azione strutturale: perché garantire un'alimentazione adeguata significa costruire comunità più giuste, inclusive e sostenibili

Intervista a Francesca Felici, Ricercatrice dell’Osservatorio Insicurezza e Povertà Alimentare, e riflessioni del Presidente del Rotary Club Fiumicino Portus Augusti Sergio Martuscelli

07 settembre 2026 15:02
Dalla solidarietà all'azione strutturale: perché garantire un'alimentazione adeguata significa costruire comunità più giuste, inclusive e sostenibili -
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Ci sono forme di povertà che rimangono invisibili. Non sempre si manifestano attraverso l'assenza totale di cibo: spesso entrano silenziosamente nella vita quotidiana, costringendo le persone a rinunciare alla qualità, alla varietà e alla libertà di scegliere ciò che mangiano. È questa una delle dimensioni più profonde della povertà alimentare, un tema centrale del dibattito internazionale e sempre più urgente anche in Italia.
​Per affrontare questa complessa realtà, abbiamo approfondito l'argomento con Francesca Felici, ricercatrice dell'Osservatorio Insicurezza e Povertà Alimentare, esplorando le disuguaglianze all'origine dell'insicurezza alimentare e le strategie necessarie per garantire a tutti non soltanto il cibo, ma il pieno diritto a un'alimentazione adeguata.
​In questo percorso di riflessione si inserisce con forza la prospettiva del Presidente del Rotary Club Fiumicino Portus Augusti, Sergio Martuscelli, il quale sottolinea come l'impegno della comunità e del mondo rotariano debba andare oltre la mera risposta emergenziale. Per Martuscelli, "la vera sfida consiste nel trasformare la solidarietà immediata in una progettualità strutturata e sostenibile, capace di aggredire le cause profonde della vulnerabilità e di difendere la dignità della persona, affinché l'accesso a un'alimentazione sana non sia un privilegio ma un diritto concreto per tutti".


​Dott.ssa Felici, spesso si pensa alla povertà alimentare semplicemente come alla mancanza di cibo. Qual è invece, la reale definizione e complessità di questo fenomeno, soprattutto in un Paese come l'Italia?

Per povertà alimentare si intende la difficoltà di accedere in modo stabile a un'alimentazione sufficiente, sana e adeguata ai propri bisogni. È una definizione apparentemente semplice che racchiude una realtà complessa, poiché non riguarda soltanto la quantità di cibo disponibile, ma la qualità degli alimenti, la possibilità di scegliere cosa mangiare e di mantenere una dieta compatibile con le esigenze nutrizionali, culturali e sociali di ciascuno. In un Paese come l'Italia, soffrire di povertà alimentare raramente significa non avere letteralmente nulla da mangiare; più spesso significa essere costretti a rinunciare alla qualità, alla varietà e all'adeguatezza nutrizionale della propria dieta. Significa acquistare gli alimenti meno costosi invece di quelli più sani, rinunciare a prodotti legati alle proprie abitudini culturali e, talvolta, non poter partecipare a uno dei gesti più semplici e profondi della vita sociale: condividere un pasto. Perché il cibo non è soltanto nutrimento: è cultura, identità, relazione e appartenenza.

​In che modo, il contesto territoriale e l'ambiente in cui si vive incidono sulla possibilità di nutrirsi in modo sano?

​La possibilità di accedere a un'alimentazione sana non dipende esclusivamente dal reddito, ma anche dal food environment, ovvero l'ambiente alimentare che circonda ciascuna persona. Quali negozi sono presenti? Quanto sono lontani? Quali prodotti offrono e a che prezzo? Nelle periferie poco servite, nei piccoli centri o nelle aree prive di collegamenti adeguati, l'accesso al cibo può diventare un problema fisico. In altri contesti il problema è diverso ma altrettanto grave: il cibo sano esiste ed è disponibile, ma risulta economicamente irraggiungibile. La povertà alimentare cambia volto da territorio a territorio, e per questo le risposte non possono essere identiche ovunque.

L'Italia vanta una straordinaria rete di solidarietà e volontariato. Perché questo impegno, pur fondamentale, non basta più da solo?

​In Italia esiste una rete straordinaria di solidarietà fatta di associazioni, enti del Terzo settore, realtà religiose e mense che garantiscono un aiuto concreto a migliaia di famiglie, rappresentando un patrimonio umano di valore inestimabile, soprattutto nelle situazioni di emergenza. Tuttavia, dobbiamo chiederci se la sola distribuzione di cibo sia sufficiente per sconfiggere il problema. Questa modalità interviene sulle conseguenze della povertà senza modificarne le cause profonde, e gli alimenti distribuiti non sempre permettono di costruire una dieta equilibrata o adatta alle specifiche esigenze delle persone. C'è poi una forte dimensione di dignità: dover chiedere aiuto per mangiare può generare imbarazzo, stigma e perdita di autonomia. La solidarietà è indispensabile, ma la vera sfida è fare in modo che nessuno sia costretto a dipendere esclusivamente da essa.

Quali soluzioni concrete propone il modello del food welfare per superare la logica della sola emergenza?

​Per affrontare realmente il problema dobbiamo intervenire sulle condizioni che generano vulnerabilità, considerando che reddito, lavoro, abitazione, servizi pubblici e welfare incidono direttamente sulla capacità di una famiglia di nutrirsi in modo adeguato. Il food welfare invita a considerare il cibo come una componente centrale delle politiche di protezione sociale. L'obiettivo non è distribuire pacchi alimentari, ma rendere il cibo sano e di qualità realmente accessibile a tutti attraverso mense scolastiche e pubbliche di eccellenza, sostegni economici mirati, politiche di contenimento dei prezzi, mercati di prossimità e servizi territoriali. Una società più giusta non è quella che interviene solo quando qualcuno cade, ma quella che costruisce le condizioni affinché sempre meno persone siano costrette a cadere.

​Che cosa significa, concretamente, promuovere il "diritto al cibo?

Significa compiere un cambiamento culturale profondo, superando l'idea che la possibilità di mangiare bene dipenda esclusivamente dalle risorse economiche individuali o dalla generosità altrui. Significa creare le condizioni affinché ogni persona possa accedere a un'alimentazione sufficiente, sana, culturalmente appropriata e dignitosa, rimuovendo gli ostacoli economici, sociali e territoriali che lo impediscono. In questa prospettiva, il cibo diventa una componente essenziale e irrinunciabile della dignità della persona.

​Quali attori chiama in causa questa sfida e che ruolo possono giocare realtà come il Rotary?

​La povertà alimentare non è un'emergenza isolata, ma una questione che tocca la salute, le disuguaglianze, l'inclusione e la libertà di scelta. Istituzioni, organizzazioni internazionali, Terzo settore, imprese e società civile sono chiamati a costruire nuove alleanze. Anche il mondo del Rotary, da sempre impegnato nel servizio alla comunità e nell'equità.

Il Presidente Sergio Martuscelli: "Dalla solidarietà alla costruzione di soluzioni".
Il Presidente Sergio Martuscelli, del Rotary Club Fiumicino Portus Augusti,
esprime una profonda condivisione delle riflessioni emerse dall'intervista a Francesca
Felici.
"La povertà alimentare – sottolinea il Presidente Martuscelli – non può essere
considerata soltanto come un'emergenza alla quale rispondere distribuendo cibo. La
solidarietà è indispensabile e rappresenta uno dei valori più alti dell'impegno umano e
rotariano, ma dobbiamo avere anche la capacità di guardare oltre l'emergenza e
interrogarci sulle cause che generano la vulnerabilità".
"Garantire l'accesso a un'alimentazione sana e adeguata significa difendere la dignità
della persona. Significa riconoscere che il cibo non è soltanto nutrimento, ma salute,
libertà di scelta, cultura, relazione e partecipazione alla vita della comunità".
Per il Presidente del Rotary Club Fiumicino Portus Augusti, la sfida deve essere
quella di trasformare la solidarietà immediata in una progettualità sempre più
strutturata e sostenibile.
"Il Rotary, grazie alla sua dimensione internazionale e alla straordinaria rete di
competenze che rappresenta, può contribuire in modo significativo alla costruzione di
nuove alleanze tra istituzioni, organizzazioni internazionali, mondo accademico,
Terzo settore, imprese e comunità locali".
"Dobbiamo lavorare – prosegue Sergio Martuscelli – affinché sempre meno persone
siano costrette a scegliere tra il cibo e gli altri bisogni essenziali della vita. Dobbiamo
contribuire a creare comunità nelle quali l'accesso a un'alimentazione sana e dignitosa
non sia un privilegio, ma una possibilità concreta per tutti".
In questa prospettiva, la lotta alla povertà alimentare può rappresentare una delle
nuove e importanti frontiere del servizio rotariano.
"Il nostro impegno deve andare oltre il pur fondamentale aiuto immediato. Dobbiamo
mettere in rete competenze, idee e risorse, promuovendo progetti capaci di prevenire
le condizioni di vulnerabilità e di restituire alle persone autonomia e libertà di scelta". La riflessione proposta da Francesca Felici rappresenta dunque, secondo il Presidente
Martuscelli, un importante punto di partenza per un impegno più ampio e condiviso.
"Servire significa anche questo: non limitarci a intervenire sulle conseguenze di un
problema, ma impegnarci per comprenderne le cause e contribuire a costruire
soluzioni durature".
Perché, come sottolinea il Presidente del Rotary Club Fiumicino Portus Augusti
"nessuna persona dovrebbe essere costretta a dipendere esclusivamente dalla
solidarietà altrui per poter accedere a un'alimentazione adeguata. La vera
solidarietà è anche quella che crea le condizioni affinché ogni persona possa vivere con dignità, autonomia e libertà".

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