Docenti, stipendi in ritardo: serve un fondo pluriennale

Il CNDDU chiede al Governo un piano quinquennale per colmare il divario retributivo per i docenti nella scuola pubblica.

08 ottobre 2026 18:47
Docenti, stipendi in ritardo: serve un fondo pluriennale -
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La retribuzione degli insegnanti torna al centro del dibattito sul futuro della scuola italiana. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha richiamato l’attenzione del Ministero dell’Istruzione e del Merito sulla progressiva perdita di competitività economica della professione docente rispetto ad altri settori qualificati del pubblico impiego. Una questione che, secondo l’organizzazione, non può essere valutata soltanto sulla base degli ultimi aumenti contrattuali, ma richiede un’analisi più ampia del potere d’acquisto, delle differenze accumulate e della posizione salariale dell’insegnamento.

I dati richiamati dal CNDDU mostrano una crescita disomogenea delle retribuzioni. Secondo il Rapporto semestrale ARAN n. 2/2025, tra il 2015 e il 2025 gli stipendi contrattuali del comparto Istruzione e Ricerca sono aumentati del 13,4%, contro il 17,7% delle Funzioni centrali e il 15,7% della Sanità. Il divario di 4,3 punti percentuali rispetto alle Funzioni centrali segnala una dinamica meno favorevole per il settore scolastico, pur tenendo conto delle differenze tra le categorie professionali e degli effetti dei rinnovi più recenti.

Il confronto diventa ancora più evidente osservando gli ultimi interventi contrattuali. Il CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, sottoscritto definitivamente il 1° luglio 2026, prevede per i docenti un incremento medio lordo mensile di circa 143 euro a regime dal gennaio 2027. La pre-intesa dell’Area Sanità del 7 ottobre 2026 contempla invece, per la dirigenza sanitaria, un aumento medio complessivo di 560 euro lordi mensili, comprendendo anche risorse legislative aggiuntive. Su tredici mensilità, si tratta rispettivamente di circa 1.859 e 7.280 euro lordi annui.

Il CNDDU precisa che non si possono equiparare professioni caratterizzate da inquadramenti, responsabilità e livelli retributivi differenti. Il confronto, tuttavia, mette in luce la diversa consistenza degli interventi economici e il peso decisivo che stanziamenti ulteriori possono avere nella valorizzazione di specifiche professionalità pubbliche. Per gli insegnanti, il riconoscimento economico dovrebbe tenere conto dei titoli richiesti, dei percorsi abilitanti, delle procedure concorsuali, della formazione continua e della crescente complessità delle funzioni didattiche e valutative.

A pesare non è soltanto lo stipendio tabellare. In altri comparti, indennità, progressioni economiche e componenti accessorie contribuiscono in misura rilevante alla retribuzione complessiva. Nella scuola, invece, il trattamento fondamentale resta legato soprattutto all’anzianità di servizio, mentre gli incarichi e le responsabilità aggiuntive non sempre producono miglioramenti stabili e generalizzati. A ciò si somma l’inflazione, che riduce il valore reale degli aumenti, insieme ai costi della mobilità territoriale, dell’abitazione e dell’aggiornamento professionale.

Il rischio, avverte il Coordinamento, riguarda anche la capacità della scuola di attrarre e trattenere personale qualificato. Se l’investimento richiesto per accedere alla professione non trova un riconoscimento economico competitivo, possono aumentare le difficoltà nel garantire stabilità agli organici e continuità all’offerta formativa, soprattutto nei territori dove il costo della vita è più elevato.

Da qui la proposta rivolta al ministro Giuseppe Valditara: istituire, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e con il Dipartimento della Funzione pubblica, un Fondo pluriennale per il riequilibrio retributivo del personale docente, alimentato da risorse aggiuntive rispetto a quelle ordinarie destinate ai rinnovi contrattuali. Prima dell’intervento, il CNDDU chiede una ricognizione delle retribuzioni annue effettive nel pubblico impiego, con il contributo dell’ARAN e della Ragioneria generale dello Stato, per misurare i differenziali sulla base di parametri professionali omogenei.

L’obiettivo sarebbe definire un programma quinquennale di adeguamento, con coperture progressive, risultati verificabili e un rafforzamento stabile del trattamento economico fondamentale. Non una richiesta di equiparazione automatica con altre professioni, ma una strategia capace di impedire che la crescita diseguale delle retribuzioni pubbliche continui a indebolire l’insegnamento.

La questione, in definitiva, non riguarda soltanto l’entità del prossimo aumento, ma il posto che la professione docente è destinata a occupare nel sistema delle attività pubbliche qualificate. Un rinnovo può migliorare lo stipendio senza colmare le distanze accumulate. Per restituire attrattività e sostenibilità all’insegnamento, conclude il CNDDU, serve quindi una scelta strutturale di politica economica e finanziaria.

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