IL BUONO SCUOLA: per il diritto allo studio nelle paritarie

A questo proposito, ad esclusione di ogni interpretazioni inappropriata, il buono scuola nazionale non è “mera assistenza scolastica” da limitare alle sole fasce più deboli

A cura di Redazione Redazione
31 marzo 2026 21:08
IL BUONO SCUOLA: per il diritto allo studio nelle paritarie - la voce della scuola
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Lettera alla redazione

Il Buono scuola nazionale, introdotto con la legge di bilancio 2026, rappresenta una novità in assoluto tra le forme di sostegno alle scuole paritarie. Molte sono state le associazioni e gli enti che l’hanno approvato e condiviso, ritenendolo un passo avanti e aggiuntivo agli altri finanziamenti assicurati alle paritarie. Non si è sempre colto la specificità del Buono scuola che segnala un’impostazione culturale e giuridica diversa, l’inizio di una nuova strategia per conseguire la libertà di scelta educativa delle famiglie.

Mentre i finanziamenti diretti alle scuole e i contributi per specifici interventi formativi e organizzativi fanno riferimento alla discrezionalità dello Stato e alla libera adesione delle stesse scuole paritarie, il buono scuola si fonda sul diritto costituzionale dei genitori di scegliere la scuola per i propri figli (art.30,31 della Costituzione).

Il dato che sia un diritto costituzionale implica il dovere della Repubblica di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini” (art. 3). Rimozione che implica tempi di attuazione più rapidi di quelli seguiti finora nel sostenere le scuole paritarie, richiedei interventi economici ogni anno  più consistenti e graduale ampliamento del numero delle famiglie destinatarie.

Non si può negare che lo stanziamento attuale di venti milioni sia molto limitato, ma si spiega come scelta obbligata per facilitarne l’approvazione in Parlamento, dove è stato dibattuta a lungo proprio per la sua originale novità.

L’assegnazione pro capite di millecinquecento euro è ancora poca cosa rispetto ai sei/settemila euro del costo medio per allievo frequentante la scuola, certificato ogni anno dallo stesso ministero.

La fascia di reddito ISEE a trentamila euro risulta pure troppo riduttiva rispetto alla natura del buono, fondato su  un diritto universale, che dovrà essere garantito a tutte le famiglie.

Ci si è persino limitati, in questa primo avvio del buono, alle sole “scuole secondarie fino alla seconda classe superiore”, come dire all’istruzione dell’obbligo, ma si dovrà pure arrivare in tempi non troppo lontani a coprire l’intero percorso formativo della persona, come avviene già nei nostri istituti statali.

A questo proposito, ad esclusione di ogni interpretazioni inappropriata, il buono scuola nazionale non è “mera assistenza scolastica” da limitare alle sole fasce più deboli. La stessa Corte Costituzionale ha chiarito: ”Il «sostegno della spesa sostenuta e documentata dalle famiglie per l'istruzione», previsto dalla legge n. 62 del 2000, si inquadrerebbe piuttosto nel più ampio disegno tracciato nei commi 1 e 2 dell'articolo unico della stessa legge… è volto a rendere effettivo il diritto allo studio anche per gli alunni iscritti alle scuole paritarie” (sentenza n. 33 del 2005). In quanto diritto richiede di essere riconosciuto e garantito ad ogni studente della Repubblica, come dire con l’apporto di Stato, Regioni e Comuni; che potranno, intervenendo insieme, accelerare i tempi nel garantirlo in toto anche a quanti frequentano le scuole paritarie. Infatti la libertà di scegliere la scuola non può più essere riservata alle sole famiglie abbienti come accaduto nel passato, né alle sole famiglie non abbienti, ma assicurata a tutte le fasce di reddito.

La legge di bilancio 2026 è stata, quindi, decisiva nell’avviare e delineare una strategia che porti anno dopo anno a rendere il buono scuola, nazionale, regionale e comunale, un provvedimento strutturale e non estemporaneo, continuativo e da implementare con l’apporto delle Istituzioni e degli Enti privati. L’obiettivo finale non può che essere la garanzia di una scuola a servizio dei cittadini, messi in grado di esercitare un diritto tra i più importanti:” Ogni individuo ha diritto all'istruzione… I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”. (Articolo 26 della DICHIARAZIONE UNIVERSALE  dei diritti umani).

Giuseppe Richiedei

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