Il cambiamento non nasce dal nulla: la proposta riformatrice di Francesca Frisano

Frisano individua nella “perdita di centro” una delle condizioni caratteristiche della contemporaneità.

A cura di Diego Palma Diego Palma
08 ottobre 2026 00:55
Il cambiamento non nasce dal nulla: la proposta riformatrice di Francesca Frisano - Frisano individua nella “perdita di centro” una delle condizioni caratteristiche della contemporaneità
Frisano individua nella “perdita di centro” una delle condizioni caratteristiche della contemporaneità
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Nel suo intervento Contro l’illusione del cambiamento, Francesca Frisano sviluppa una riflessione che va ben oltre la contingenza politica. Il punto di partenza è quasi filosofico: non esiste autentico rinnovamento quando il cambiamento viene identificato con la semplice demolizione di ciò che lo precede. La modernità, per essere feconda, deve conservare un rapporto con la memoria, con la storia e soprattutto con quei valori che permettono a una comunità di riconoscersi come tale.

È questa la chiave attraverso la quale leggere l’intero ragionamento di Frisano. Il suo non è un rifiuto della modernità, né una difesa nostalgica del passato. È piuttosto una critica dell’idea secondo cui ogni novità sarebbe, in quanto tale, progresso. Il cambiamento acquista valore soltanto se possiede una direzione, un fondamento etico e una capacità concreta di migliorare la vita collettiva.

Dalla crisi dei valori alla responsabilità della politica

Frisano individua nella “perdita di centro” una delle condizioni caratteristiche della contemporaneità. Il progressivo indebolimento dei riferimenti morali condivisi avrebbe lasciato l’individuo esposto all’incertezza e la politica priva di coordinate sufficientemente solide.

Ma è significativo che l’autrice non si arresti alla diagnosi. Alla precarietà del presente non contrappone il semplice ritorno a un ordine antico. Chiede invece alla politica di tornare ad assumersi la responsabilità di governare gli eventi. L’agire pubblico non può ridursi all’amministrazione dell’esistente o all’adattamento alle circostanze: deve misurarsi con le categorie del bene, del vero e del giusto e tradurle, attraverso il confronto, in scelte collettive.

Qui emerge uno dei nuclei più interessanti dell'intervento: la politica viene concepita come esercizio di responsabilità, non come mera conquista o conservazione del potere.

Il multilateralismo come metodo

Da questa premessa discende la prima grande direttrice programmatica: il multilateralismo.

Frisano non lo considera soltanto uno strumento della politica internazionale. Ne fa quasi un metodo generale di governo: costruire regole comuni, comporre interessi differenti, ricercare mediazioni e coinvolgere società civile, parti sociali e settore privato.

La tesi acquista particolare rilievo quando viene applicata alle grandi questioni contemporanee: cyberspazio, intelligenza artificiale, sostenibilità, fiscalità, biogenetica, salute. Sono problemi che oltrepassano per loro natura i confini tradizionali e rendono insufficiente l’azione isolata dei singoli soggetti politici. Da qui la richiesta di strutture di coordinamento e piattaforme comuni di cooperazione.

La contrapposizione con l’unilateralismo è netta. Nel ragionamento di Frisano, la collaborazione non è sinonimo di debolezza: diventa invece la condizione necessaria per esercitare efficacemente il potere in società sempre più interdipendenti.

Una questione sociale che non è soltanto economica

Particolarmente rilevante è la definizione della “questione sociale”. Frisano rifiuta di circoscriverla alla sola redistribuzione economica. La interpreta invece come redistribuzione di risorse, certamente, ma anche di potere, opportunità e cultura.

Ne consegue un programma sociale piuttosto preciso: riduzione delle disuguaglianze, contrasto alle nuove povertà, tutela della salute e della sicurezza, accesso alla scuola e al lavoro senza discriminazioni territoriali, sociali o di genere.

È una concezione nella quale solidarietà e dignità tornano a essere categorie politiche. La modernizzazione, dunque, non può essere valutata esclusivamente attraverso gli indicatori della crescita economica: deve essere misurata anche sulla capacità di includere chi rischia di restare ai margini.

Competenza, moralità e rappresentanza

Un altro passaggio centrale riguarda la selezione della classe dirigente. Alla politica contemporanea Frisano domanda “serietà e competenza”, ma anche moralità, capacità operativa e spirito di servizio.

La questione della competenza viene tuttavia collegata a quella della rappresentanza territoriale. Non basta selezionare persone preparate: occorre evitare che intere aree geografiche e sociali rimangano prive di voce nei processi decisionali. Centri urbani, periferie, aree costiere, interne e montane devono poter concorrere alla definizione delle politiche pubbliche.

È un punto importante perché corregge una possibile deriva tecnocratica: la competenza è necessaria, ma non sostituisce la rappresentanza.

Ricostruire il rapporto tra cittadini e politica

Frisano affronta poi uno dei problemi più evidenti delle democrazie contemporanee: la disaffezione.

La sua interpretazione è interessante perché distingue il rifiuto della politica dal rifiuto delle sue degenerazioni. I cittadini, secondo questa lettura, non avrebbero smesso necessariamente di credere nella politica; avrebbero perso fiducia in una politica vissuta come gestione del potere anziché come servizio.

La risposta proposta consiste quindi nell'aprire nuovi spazi di ascolto e confronto, rivolgendosi soprattutto a delusi, disaffezionati e cittadini che non si sentono rappresentati.

Su questo terreno prende forma anche l’ipotesi politica più esplicita del testo: costruire una convergenza fra culture riformiste, moderate, europeiste e ambientaliste, capace di collocarsi oltre la contrapposizione che Frisano descrive, polemicamente, come quella tra una “Destra ideologica” e una “Sinistra obsoleta”. L’obiettivo dichiarato è sostituire alla politica del consenso immediato una politica fondata su visione e progettualità.

Pace, riformismo e concretezza

L'orizzonte riformatore indicato nel testo è ampio: lavoro, sanità, scuola e ambiente vengono posti in primo piano, seguiti da famiglia, impresa, infrastrutture e trasporti.

A questi temi si aggiunge la pace. Anche qui la posizione espressa evita una rappresentazione semplicistica: Frisano sostiene contemporaneamente il sostegno ai più deboli e la necessità del negoziato. La pace non viene concepita come un singolo accordo o come una tregua, ma come un processo che richiede conoscenza dei conflitti, comprensione delle culture coinvolte, mediazione e vigilanza costante.

È coerente con l'impostazione generale: così come il cambiamento non nasce da una cesura improvvisa, neppure la pace può essere ridotta a un atto istantaneo.

La politica deve tornare a produrre idee-guida

Forse il passaggio più propriamente politico dell’intervento è quello nel quale Frisano assegna alla politica il compito di trasformare le aspirazioni che emergono dalla società in “idee-guida”, e queste ultime in strumenti legislativi, decisioni di governo e opere di interesse collettivo.

È una concezione esigente della funzione pubblica. Alla politica non viene chiesto soltanto di rappresentare interessi già costituiti, ma di comporli attraverso la mediazione e di trasformarli in una visione generale.

Da qui discendono politiche per il lavoro e contro la discriminazione, tutela ambientale, equità fiscale e regolazione del mercato. Allo stesso tempo Frisano riapre il capitolo delle riforme istituzionali, criticando esplicitamente il premierato proposto dal governo Meloni e l'autonomia differenziata, considerati esempi di interventi nei quali gli interessi di parte rischiano, nella sua lettura, di prevalere sull'interesse generale e sulla tenuta democratica.

Un riformismo che vuole ripartire dal basso

La parte conclusiva consente di comprendere meglio il significato attribuito dall’autrice alla parola “riformismo”.

Non si tratta soltanto di una collocazione nello spettro politico. Frisano immagina un potenziale culturale progressista capace di sopravvivere alla crisi delle vecchie appartenenze ideologiche e di ristabilire un rapporto fra società e istituzioni.

La formula centrale è “ripartire dal basso”: assumere il punto di vista dei cittadini, confrontarsi con una realtà trasformata dall'evoluzione tecnologica, scientifica ed economica e fare della rappresentanza dei bisogni concreti la base di un nuovo progetto politico.

In questo quadro si colloca anche il richiamo a giovani e donne, indicati come energie particolarmente importanti per imprimere nuove direzioni alla vita pubblica.

Il punto decisivo: cambiare senza cancellare

L'intero intervento può essere letto come il tentativo di sciogliere una contraddizione solo apparente: come essere riformatori senza trasformare il cambiamento in un culto della novità?

La risposta di Francesca Frisano consiste nel legare tre dimensioni: memoria, responsabilità e futuro.

La memoria impedisce al rinnovamento di diventare cancellazione della storia. La responsabilità obbliga la politica a trasformare principi e aspirazioni in decisioni concretamente realizzabili. Il futuro impone invece di non restare prigionieri delle formule del passato.

Per questo la conclusione del testo contiene forse la sintesi più efficace della sua impostazione: contro slogan e personalismi occorre opporre “contenuti, fattibilità, condivisione”. E il cambiamento, anziché essere proclamato, deve essere costruito quotidianamente, conservando la memoria del passato mentre si vive il presente con lo sguardo rivolto in avanti.

È qui che Contro l’illusione del cambiamento assume il significato di un piccolo manifesto politico. Non propone la conservazione dell'esistente, ma contesta l'equazione semplicistica tra rottura e progresso. Il rinnovamento autentico, nella prospettiva di Frisano, nasce piuttosto dall'incontro fra una tradizione etica da recuperare e una modernità da governare.

Ed è probabilmente questo il nodo più stimolante della sua riflessione: il contrario della conservazione non è la cancellazione del passato, così come il contrario dell'immobilismo non è il cambiamento fine a se stesso. La vera alternativa è costruire una politica capace di sapere da dove viene, comprendere il tempo in cui opera e scegliere consapevolmente dove vuole andare.

Ecco il testo integrale:

CONTRO L'ILLUSIONE DEL CAMBIAMENTO

Il Rinnovamento e la Modernità non si costruiscono sul "Nulla", sulla demolizione di ciò che è stato; ma sulla "Memoria", sulla pacata lettura del passato, senza favoritismi e senza persecuzioni.
Il "Nulla " è l'interfaccia dell'Essere, l'uno richiama l'altro, in un gioco che investe di dissolvenza i valori costitutivi della società, abbandonandola inerme alle infinite modulazioni della "Modernità". Nietzsche(seconda metà dell'800) lo definì "inquietante".
I suoi veleni si sono storicamente rovesciati essenzialmente sulla tradizione, da quando alcuni spiriti spregiudicati cominciarono a formulare dubbi circa la tenuta di valori storicamente condivisi e da tutti considerati universali e fondanti.
Con la caduta dei paradigmi etici tradizionali e della forza vincolante delle norme morali, con la costante svalorizzazione dei valori per far posto ad un "borioso progressismo", l'uomo contemporaneo versa in una condizione di costante incertezza e precarietà, sopraffatto com'è dalla "perdita di centro", dalla coercizione del "Nulla".
Cartesio consigliava "una ragionevole prudenza del pensiero" che, in parole povere, significa l'applicazione del pensiero obliquo, cioè quello che ci rende capaci di navigare a vista tra gli scogli nel mare della precarietà. Ciò non basta! Non ci si può limitare ad una morale stoica! L'accadere degli eventi negativi o positivi va governato! L'uomo responsabile non cerca qualche scoglio a cui aggrapparsi e fondare il suo credere ed il suo operare; ma si preoccupa di gestire risolutivamente gli eventi contrari nell'interesse della collettività che gli è stata affidata, in una dialogicita', attraverso la quale costruire valorialmente e pragmaticamente l'esercizio del proprio mandato. Quindi, nessuna morale provvisoria! Ma l'agire politico in forza del bene, del vero, del giusto.
Le grandi personalità, più che determinare gli avvenimenti della storia, hanno il merito di saperli capire ed interpretare prima degli altri.
La consapevolezza, che accompagna molti di noi, del vuoto di valori e di prospettive dell'azione politico attuale, deve costringerci a riflettere su noi stessi, a ricordare da dove veniamo ed a capire bene verso dove vogliamo andare, per ponderare le nostre scelte e per dare un senso alle nostre azioni.

Perché ho fatto questa premessa? Per me necessaria, vista l'importanza delle scelte che andremo a fare ed il lavoro che ne conseguira'.
Vi è un progetto e soggetto politico, ambizioso ed attraente, da costruire all'insegna del "vero Rinnovamento", nel quale, secondo il mio modesto punto di vista, devono trovare "corsia preferenziale" alcune necessarie modalità e temi-cardine:
-IL MULTILATERALISMO, idea-guida nella politica e nella governance che, come tale, non va adottato solo in tempi di calamità, ma deve essere sempre la nostra "linfa", come acutamente e saggiamente affermava Draghi. Un ordine fondato su regole "comuni" rende i cittadini più sicuri e liberi.
Il Multilateralismo di oggi non è più quello del XX secolo: gli equilibri di potere sono cambiati, come pure le sfide (cyberspazio, biogenetica, sostenibilità, intelligenza artificiale, fiscalità, ecc....), che richiedono standards concordati. È necessario per questo coinvolgere la società civile, le parti sociali ed il settore privato. Il Multilateralismo è la migliore risposta ai problemi che affrontiamo oggi; per molti versi è l'unica soluzione possibile in quanto, nel turbolento mondo attuale, forte è l'esigenza di mediazione, di conciliazione e di sintesi. Una Città, un Paese, un Mondo governati da regole concordate è il fondamento stesso dello sviluppo, della sicurezza, della giustizia, della libertà e del benessere comune.
Il Multilateralismo è necessario perché funziona. La Storia ci dimostra quanto siano state efficaci "l'unione e la collaborazione" nei momenti più difficili e non delle comunità nazionali ed internazionali. Non solo....! Tutto il contesto globale ci esorta ad essere più uniti, più concentrati a sfruttare meglio la forza collettiva: per questo si dovranno promuovere meccanismi e strutture di coordinamento più efficienti per le priorità comuni; bisognerà creare una piattaforma comune di cooperazione in settori strategici, come la fiscalità, la sfera digitale, la transizione ecologica, la salvaguardia della salute e la ripresa economica; bisognerà dare impulso ad una nuova stagione di partenariati per un multilateralismo più inclusivo.
L'alternativa, "l'Unilateralismo", è stata messa alla prova per buona parte della storia dell'umanità e le sue drammatiche vicende sono la migliore argomentazione a favore del "Multilateralismo".
- QUESTIONE SOCIALE :
Quando si parla di "questione sociale", ritengo si debba andare oltre le rivendicazioni economiche. In sintesi,trattasi di ridistribuzione di potere, di cultura, di risorse strumentali, affinché all'interno della società, ancora "diseguale" si crei equilibrio e giustizia, cultura della dignità e del rispetto. La regolazione dei rapporti all'interno della società attuale, così complessa e diversificata, richiede vicinanza, cura ed attuazione. Il compito di chi opera nel sociale e nel politico è quello di riproporre forte l'idea della solidarietà e della moralità. Ridurre le disuguaglianze, compiere sforzi per abbattere le "nuove povertà", garantire la salute e la sicurezza dei cittadini, sostenere la scolarizzazione ed il lavoro senza discriminazioni territoriali, di genere e di ceto, sono gli obiettivi primari di una corretta e virtuosa politica sociale.
- RUOLI POLITICI E ISTITUZIONALI : PARAMETRI DI SCELTA
Oggi più che mai bisogna richiedere serietà e competenza a chi sceglie di fare politica. Più che alla ideologia oggi la gente si affida alla competenza, alla moralità, alla capacità del politico, per la risoluzione dei propri problemi e per la soddisfazione dei propri bisogni. È d'obbligo, quindi, che ci si attrezzi adeguatamente nella scelta di persone, sia uomini sia donne, che siano motivate, stimolanti, disponibili, positive e fattive, dotate soprattutto di spirito di servizio.
Alla scelta delle persone giuste deve accompagnarsi la necessità di rispettare, laddove è possibile, il principio della rappresentanza territoriale. Questo, per assicurare politiche territoriali capaci di imprimere processi di ammodernamento e sviluppo in modo equo; per incidere nei vari segmenti delle comunità locali al fine di raccogliere tutti i bisogni emergenti, tutte le spinte di giustizia, tutte quelle ansie di progresso e di modernità, che vengono avanzate dai centri urbani e dalle periferie, dalle comunità costiere a quelle interne e montane. Bisogna cercare di assicurare ai territori, di cui si compone il nostro Paese, la nostra Regione e il nostro Comune(mi riferisco alle aree metropolitane) il diritto di essere rappresentati. Bisogna cercare di evitare squilibri ed emarginazione!
- SPAZI ED OCCASIONI DI CONFRONTO APERTO:
Il nostro intento deve essere questo: creare spazi ed occasioni di confronto libero, aperto a tutti i cittadini; soprattutto ai delusi, ai disaffezionati, ai privi di rappresentanza politica nel contesto attuale. La disaffezione della gente non investe la politica, quanto "le degenerazioni" prodotte da chi la pratica come gestione di potere e non come servizio alla collettività. La creazione di spazi e di occasioni di ascolto e di dialogo può consentire alla gente di riavvicinarsi alla politica e di spingerne la rigenerazione. Più precisamente si intende favorire l'elaborazione di una sintesi tra cultura della solidarietà e necessità di cambiamento, che ricostituisca il tessuto sociale e politico, disgregato dalla caduta delle ideologia e dall'invasione di interessi particolari che non hanno nulla a che vedere con la visione di Paese e con i problemi che affliggono la nostra società e l'umanità intera.
Nella prospettiva di una auspicabile crescita del Movimento Riformatore, può senza dubbio risultare utile cercare e trovare la convergenza tra posizioni tradizionalmente riformiste e settori politici dai connotati moderati, europeisti e ambientalisti, aperti alle istanze di innovazione che i tempi impongono; che sono stati e sono capaci di intercettare le nuove sfide a favore del benessere comune, che sono dotati di visione e progettualità politica delle cose da fare. Mi riferisco all'alveo che già va delineandosi tra "Destra ideologica" e "Sinistra obsoleta", ambedue a modo loro populiste, cioè più attente ed impegnate nella ricerca del consenso che nell'affrontare le sfide che i tempi impongono, senza avere una visione ed un progetto politico preciso e rispondente alla realtà ordinaria e straordinaria che ci circonda; ma inclini alla superficialità ed all'improvvisazione, all'attivismo più che all'azione.
Il progetto politico "riformatore" deve offrire una visione ed un iter di approfondimento, se non a tutto campo, almeno su temi irrinunciabili e indifferibili, come lavoro, sanità, scuola, ambiente in primis; deinde famiglia, impresa, infrastrutture e trasporti.
Prioritario l'impegno per il raggiungimento della Pace. Lavorare in guerra per ottenere la pace si può: attraverso gli aiuti militari ed economici ai più deboli, rafforzare il diritto di questi ultimi alla cittadinanza; attraverso i negoziati, evitare di inasprire conflitti e stragi. Consapevoli che la pace non è "cessate il fuoco, scambio di ostaggi e neppure un accordo, e non data per sempre, dobbiamo inseguirla e perseguirla con attenzione e impegno costanti, con vigilanza anche quando sembra raggiunta e scontata; bisogna dotarsi di profonda conoscenza dei singoli conflitti, delle popolazioni che si combattono tra loro, delle culture che si scontrano, per avvicinarli progressivamente ad una soluzione condivisa. Consapevoli che la risoluzione dei conflitti armati, come le guerre di religione o ideologiche, proprio perché originate da una buona dose di fanatismo, sono le più difficili da far cessare, certosino e costante deve essere l'impegno alla risoluzione, anche se estenuante ed, in taluni casi, disperato..
- RUOLO DELLA POLITICA E VISIONE DI AVVENIRE. Politiche redistributive, politiche regolative, politiche dei servizi.
La politica, per sua natura, tende ad occupare tutti i luoghi del sociale. Perciò essa deve tendere alla promozione della crescita, alla evoluzione delle esperienze e delle aspirazioni che emergono dal sociale fino alla dimensione di idee generali o, meglio, di idee-guida. Con le idee-guida bisogna ricomporre gli interessi contrastanti attraverso la mediazione. Pertanto devono essere tradotte in strumenti di legge e di governo, in opere di interesse e di godimento collettivo. Questa è la funzione della Politica. Anni di malgoverno e di malcostume hanno bloccato la crescita di una "civile society", dotata di una propria autonomia culturale e di un corretto rapporto con lo Stato e le sue Istituzioni. Urgono, pertanto, politiche che salvaguardino i diritti di cittadinanza per la libertà dal bisogno e dalla discriminazione(prime fra tutte, le politiche del lavoro); politiche per la salvaguardia e la cura dell'ambiente; politiche economiche per un mercato equo e solidale (equità fiscale, regole contro gli abusi).
Ancora da riscrivere le riforme istituzionali o, per meglio dirla, la "Grande Riforma". La nostra proposta fu quella esplicitata nella primavera del 2021(al tempo del governo Draghi), in perfetta sintonia con la proposta di Claudio Martelli, dalle pagine dell'Avanti! In questa sede non mi addentro nei dettagli; ne parlai a suo tempo e non mi sarà difficile riprendere il discorso nello specifico, quando se ne dovrà necessariamente ridiscutere democraticamente( il "Premierato" del governo Meloni è la più rocambolesca delle "italianate", recentemente piuttosto in voga(ricordo una per tutte, la "Autonomia Differenziata del ministro Calderoli, tema anche questo da noi affrontato ed ampiamente trattato), che privilegiano chiaramente interessi di parte rispetto a quelli del Paese e della tenuta della democrazia.
Io credo che sia fondamentale e utile proporsi come potenziale culturale e politico di matrice progressista, quando le vecchie impalcature ideologiche collassano, per poter riflettere "insieme" sui valori etici e sulle idee di ampio respiro civile e democratico, per sviluppare quel necessario intreccio tra società e politica e, più precisamente, tra "i luoghi del sociale" e "gli spazi della politica".
Sono convinta che la riabilitazione della politica è consequenziale alla autoriforma della società. Qui entra in gioco la capacità di coinvolgimento delle forze moderate riformiste nel dialogo diretto con la società: bisogna ripartire dal basso, cioè dal punto di vista dei cittadini, che impone una flessibilità in rapporto alla realtà che cambia esponenzialmente in termini di maturità e consapevolezza nei paesi democratici; in relazione alle nuove esigenze determinate dall'evoluzione tecnologica, scientifica ed economica.
Questa è la nostra sfida, nobile ed utile, quella che assume come elemento di impegno e di condivisione il modo di essere e di vivere della gente nella società contemporanea; quella di farsene carico e di rappresentarla come nostro progetto politico. Massima aderenza alla realtà! La gente deve ritrovarsi in noi, deve rivedersi in noi.
Spazio ai Giovani e alle Donne, naturalmente inclini al cambiamento, alle svolte, perché aperti alle sfide, pronti a misurarsi ed a lottare per le cose in cui credono! Giovani e Donne, modelli di fede, di tenacia e di determinazione, sono "la prua verso nuove direzioni". Investiamo su loro!
Davanti a noi abbiamo un vasto spazio per un'autentica azione riformatrice. È su questo terreno che oggi si gioca la partita decisiva per il futuro del nostro Paese; è su questo progetto di autentico cambiamento che possiamo esprimere al meglio le nostre potenzialità. Non è un impegno astratto e lontano rispetto alla nostra storia, alla nostra cultura, alle nostre possibilità. È un compito che possiamo svolgere facendo il nostro mestiere, promuovendoci come interlocutori e punti di riferimento credibili stando dentro i processi di cambiamento e svolgendo un ruolo di presenza e di orientamento. Dobbiamo essere strumento di pratica di una nuova etica politica e sociale, che poi è vecchia, quella dei "nostri padri". Dobbiamo sollecitare la crescita di una nuova passione politica, che combatta tutti gli scetticismi, gli egoismi ed i settarismi, che soffocano gli slanci e le aspirazioni a volare alto; per liberare la politica "dalle sabbie mobili" dell'assenza di idee e di prospettive, per permettere alla politica di svolgere il suo ruolo di guida illumininata e risolutiva. Contro gli slogan ed i personalismi opporre i contenuti, la fattibilità, la condivisione.
IN QUESTA DIREZIONE DI MARCIA IO VEDO L' AVVENIRE.
IL CAMBIAMENTO NON SI IMPROVVISA, NÉ TANTOMENO SI INVENTA. SI COSTRUISCE GIORNO DOPO GIORNO CON LA MEMORIA DEL PASSATO, VIVENDO IL PRESENTE CON UNO SGUARDO AL FUTURO.

FRANCESCA FRISANO

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