Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) richiama l'attenzione delle istituzioni sulla crescente inadeguatezza del patrimonio edilizio scolastico italiano rispetto agli effetti del cambiamento climatico
L'attuale ondata di calore, che interessa gran parte del territorio nazionale, sta imponendo a studenti, docenti e componenti delle commissioni d'esame condizioni ambientali che compromettono il benessere psicofisico e incidono sulla qualità delle prestaz
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) richiama l'attenzione delle istituzioni sulla crescente inadeguatezza del patrimonio edilizio scolastico italiano rispetto agli effetti del cambiamento climatico, resa particolarmente evidente durante lo svolgimento degli Esami di Stato conclusivi del primo e del secondo ciclo di istruzione.
L'attuale ondata di calore, che interessa gran parte del territorio nazionale, sta imponendo a studenti, docenti e componenti delle commissioni d'esame condizioni ambientali che compromettono il benessere psicofisico e incidono sulla qualità delle prestazioni cognitive. Non si tratta di un fenomeno episodico, bensì della manifestazione di una trasformazione climatica ormai consolidata, che richiede risposte strutturali e non più esclusivamente emergenziali.
I dati resi disponibili dagli Open Data del Ministero dell'Istruzione e del Merito evidenziano una criticità significativa: solo il 7% degli edifici scolastici italiani dispone di impianti di climatizzazione, mentre oltre il 93% delle scuole affronta le alte temperature ricorrendo a ventilatori, aerazione naturale o altre soluzioni temporanee. In numerosi istituti, durante le prove d'esame, vengono registrate temperature superiori ai 35 °C, con inevitabili ripercussioni sulla concentrazione, sulla memoria di lavoro e sulla capacità di sostenere prove valutative particolarmente impegnative.
Le considerazioni espresse da numerosi dirigenti scolastici e dalle principali associazioni civiche confermano che il calendario scolastico e l'organizzazione degli edifici continuano a essere modellati su condizioni climatiche ormai superate. L'innalzamento progressivo delle temperature medie e la maggiore frequenza delle ondate di calore impongono un aggiornamento delle politiche pubbliche in materia di edilizia scolastica, pianificazione educativa e gestione degli ambienti di apprendimento.
Il CNDDU ritiene che tale questione debba essere affrontata nell'ambito della tutela dei diritti fondamentali. Il diritto all'istruzione, sancito dall'articolo 34 della Costituzione, trova infatti concreta attuazione solo se accompagnato dalla garanzia di condizioni ambientali compatibili con il diritto alla salute (art. 32 Cost.) e con il principio di uguaglianza sostanziale (art. 3 Cost.). Analogamente, la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza riconosce agli studenti il diritto a un ambiente educativo idoneo allo sviluppo integrale della persona.
Alla luce di tali considerazioni, il Coordinamento propone l'istituzione di un Piano nazionale "Scuole resilienti al clima 2030", finalizzato ad adeguare progressivamente gli edifici scolastici agli effetti del riscaldamento globale.
Considerando che gli edifici scolastici statali sono circa 40.000 e che circa 37.000 risultano ancora privi di sistemi di climatizzazione, si stima un investimento medio di 100.000 euro per edificio, comprensivo di impianti di climatizzazione a pompa di calore ad alta efficienza energetica, adeguamento delle reti elettriche, schermature solari, interventi di efficientamento energetico, installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di monitoraggio della qualità dell'aria.
L'investimento complessivo ammonterebbe a circa 3,7 miliardi di euro, distribuiti nell'arco di cinque anni, attraverso uno stanziamento medio di 740 milioni di euro annui, sostenibile nell'ambito della programmazione nazionale ed europea destinata all'edilizia scolastica, alla transizione ecologica e alla riduzione delle emissioni.
Il Piano dovrebbe svilupparsi secondo una programmazione pluriennale fondata su criteri oggettivi di priorità: mappatura della vulnerabilità climatica degli edifici scolastici; interventi prioritari nelle aree maggiormente esposte alle ondate di calore; progressiva estensione degli interventi all'intero patrimonio edilizio nazionale, integrando resilienza climatica, efficientamento energetico e sostenibilità ambientale. Una strategia di questo tipo produrrebbe benefici non solo sul piano della salute e della qualità dell'apprendimento, ma anche in termini di riduzione dei consumi energetici, contenimento della spesa pubblica nel medio periodo e valorizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato.
La crescente esposizione degli edifici scolastici agli effetti del cambiamento climatico impone una revisione del concetto stesso di diritto all'istruzione. Tale diritto non può più essere interpretato esclusivamente come garanzia di accesso ai percorsi formativi, ma deve comprendere anche la qualità delle condizioni ambientali nelle quali il processo educativo si realizza. L'idoneità microclimatica degli spazi scolastici costituisce un prerequisito essenziale per assicurare l'effettività del principio di uguaglianza sostanziale e l'imparzialità delle procedure valutative.
L'assenza di una strategia nazionale di adattamento climatico del patrimonio edilizio scolastico determina una disomogeneità delle condizioni di apprendimento e di valutazione, introducendo variabili ambientali suscettibili di incidere sulle prestazioni cognitive degli studenti e sulle condizioni di lavoro del personale. Ne deriva una questione che non riguarda esclusivamente l'edilizia scolastica, ma investe direttamente la qualità del servizio pubblico di istruzione, la tutela dei diritti fondamentali e la capacità dello Stato di garantire livelli essenziali di prestazione uniformi sull'intero territorio nazionale.
Per il CNDDU, l'adattamento climatico delle scuole deve pertanto essere assunto quale obiettivo strategico della programmazione pubblica. Non si tratta di realizzare interventi manutentivi straordinari, ma di integrare la resilienza climatica tra gli standard essenziali dell'infrastruttura educativa nazionale, riconoscendo che la sostenibilità degli ambienti di apprendimento costituisce una componente imprescindibile dell'equità del sistema scolastico e della piena attuazione dei diritti umani nel contesto educativo.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU