Inclusione scolastica e precarietà: i due lati della stessa moneta
Lettera aperta alla Ministra per le disabilità Alessandra Locatelli del Comitato Evoluzione ATA
Gentile Ministra, le Sue recenti dichiarazioni, secondo cui la piena partecipazione alla vita scolastica, comprese gite e attività sportive, rappresenta un diritto, trovano un fondamento condiviso e coerente con i principi dell’ordinamento.
Tali affermazioni si inseriscono in un quadro che è stato recentemente delineato attraverso il resoconto della prima relazione annuale del Garante dei diritti delle persone con disabilità, presentata a Roma. Da quella relazione emergono oltre 1.300 segnalazioni, molte delle quali riferite proprio alla scuola e alle criticità connesse ai processi di inclusione. Si tratta di un dato che evidenzia una difficoltà diffusa nel rendere pienamente esigibili diritti formalmente riconosciuti.
Le problematiche segnalate — discontinuità nei percorsi educativi, carenze nei servizi di sostegno, ostacoli alla piena partecipazione — trovano un riscontro diretto nell’attuale configurazione del sistema scolastico, caratterizzato da un ricorso strutturale al lavoro precario. I dati relativi al personale docente e ATA confermano una presenza molto elevata di contratti a tempo determinato, con una particolare incidenza nel settore del sostegno, configurando una condizione ormai stabile e non più transitoria.
In questo contesto operano le figure che rendono concretamente possibile l’inclusione: insegnanti di sostegno, assistenti all’autonomia e alla comunicazione, collaboratori scolastici. Si tratta di professionalità essenziali, chiamate a garantire continuità educativa, supporto relazionale e presenza quotidiana accanto agli studenti. Tuttavia, tali funzioni vengono svolte frequentemente in condizioni di instabilità contrattuale, frammentazione organizzativa e limitato riconoscimento economico e professionale, con effetti diretti sulla qualità e sulla continuità degli interventi.
Particolare rilievo assume la situazione degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, per i quali continua a mancare un quadro nazionale di stabilizzazione. Il servizio resta affidato in larga parte agli enti locali, con modalità differenziate, ampio ricorso a esternalizzazioni e condizioni lavorative spesso caratterizzate da bassi livelli retributivi e assenza di continuità. Ne derivano disuguaglianze territoriali e una fragilità strutturale del servizio.
In questo scenario, appare necessario anche un elemento di riflessione che riguarda il ruolo del mondo associativo impegnato nella tutela degli alunni con disabilità. Le rivendicazioni avanzate in difesa dei diritti sono pienamente legittime e rappresentano un presidio fondamentale. Tuttavia, quando tali istanze non si accompagnano a una presa di posizione altrettanto chiara sulle condizioni di lavoro delle figure coinvolte, si rischia di affrontare il tema in modo parziale. La qualità dell’inclusione dipende in misura diretta dalla stabilità, dalla formazione e dal riconoscimento di chi opera quotidianamente nelle scuole; trascurare questo nesso significa indebolire le stesse finalità che si intendono perseguire.
Analogamente, non può essere eluso un rilievo nei confronti delle organizzazioni sindacali del comparto scuola. A fronte di una precarietà ormai strutturale che coinvolge centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori, l’azione sindacale appare troppo spesso frammentata, intermittente e priva di una strategia incisiva e continuativa orientata alla stabilizzazione. La gestione ordinaria del precariato, più che il suo superamento, sembra aver assunto nel tempo i tratti di una normalizzazione. Una condizione di tale portata richiederebbe invece un’iniziativa costante, visibile e prioritariamente centrata su interventi strutturali, capaci di incidere in modo concreto sull’organizzazione del sistema.
Alla luce di quanto evidenziato dalla relazione del Garante e delle condizioni operative del sistema scolastico, emerge con chiarezza la necessità di un intervento strutturale. La piena attuazione del diritto all’inclusione richiede un rafforzamento stabile delle figure professionali coinvolte, attraverso politiche di stabilizzazione, percorsi di valorizzazione e un investimento organico e continuativo.
In assenza di tali interventi, il divario tra diritti riconosciuti e diritti effettivamente garantiti è destinato a permanere, con conseguenze in termini di discontinuità educativa, disuguaglianze territoriali e riduzione dell’efficacia degli interventi.
Per queste ragioni, si ritiene non più rinviabile l’avvio di un percorso che conduca alla stabilizzazione degli insegnanti di sostegno, alla definizione di un quadro nazionale di assunzioni stabili per gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione e al rafforzamento strutturale degli organici ATA, accompagnato da un adeguato riconoscimento economico e professionale.
Un sistema fondato su personale stabile, formato e valorizzato rappresenta la condizione necessaria per garantire continuità educativa, qualità del servizio e piena esigibilità dei diritti.
Cordiali saluti.
Comitato EVOLUZIONE ATA - NAZIONALE