Insulti social contro la figlia di Davide Faraone

La disabilità non può diventare bersaglio del pregiudizio

22 agosto 2026 10:41
Insulti social contro la figlia di Davide Faraone -
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in riferimento alla vicenda che ha coinvolto Davide Faraone e sua figlia Sara, ritiene necessario richiamare l’attenzione su un tema che oltrepassa il singolo episodio e riguarda il modo in cui la nostra società riconosce e tutela la dignità delle persone con disabilità.

Le offese diffuse attraverso i social network in relazione ad alcune immagini familiari rappresentano un segnale culturale che non può essere liquidato come una delle molte degenerazioni della comunicazione digitale. Quando la condizione personale, l’aspetto fisico o la disabilità diventano motivo di derisione, emerge una difficoltà ancora radicata nel riconoscere pienamente la persona al di là delle categorie attraverso le quali siamo abituati a definirla.

Il problema, pertanto, non riguarda soltanto chi utilizza un linguaggio offensivo. Riguarda il contesto sociale ed educativo nel quale determinate parole maturano e finiscono per essere percepite come ammissibili. La distanza tra il principio dell’inclusione, ormai ampiamente riconosciuto sul piano normativo e istituzionale, e la sua effettiva assimilazione nella vita quotidiana resta ancora significativa.

Una persona con disabilità non dovrebbe essere costretta a diventare un simbolo per ottenere rispetto, né dovrebbe essere osservata prevalentemente attraverso la propria condizione. Dovrebbe poter vivere ed essere presente nello spazio pubblico con la stessa naturalezza riconosciuta a chiunque altro, senza che un momento familiare o un’immagine condivisa diventino occasione per giudizi lesivi della dignità personale.

È proprio su questo terreno che la scuola può esercitare una funzione essenziale. L’educazione ai diritti umani non può esaurirsi nella conoscenza delle norme o nella condanna formale dei comportamenti discriminatori. Deve contribuire alla formazione di uno sguardo capace di riconoscere l’altro nella sua individualità e di comprendere le conseguenze che parole affidate alla distanza di uno schermo possono produrre nella vita reale.

La cittadinanza digitale richiede oggi una responsabilità educativa particolarmente attenta. Le piattaforme possono favorire la rapidità e l’amplificazione dei messaggi, ma la tecnologia non elimina la responsabilità personale di chi comunica. Occorre quindi accompagnare le nuove generazioni verso un uso consapevole della parola, affinché la libertà di espressione non venga confusa con una presunta libertà di umiliare.

Allo stesso tempo, appare necessario superare una rappresentazione della disabilità legata prevalentemente alla sofferenza, all’eccezionalità o alla discriminazione. Una società autenticamente inclusiva è quella nella quale la presenza delle persone con disabilità non necessita continuamente di spiegazioni, giustificazioni o narrazioni straordinarie, perché appartiene pienamente alla normalità della vita sociale.

La vicenda richiamata dalla stampa assume quindi un valore che va oltre le persone direttamente coinvolte. Ci ricorda che l’inclusione non si misura soltanto attraverso le dichiarazioni di principio, ma nella qualità delle relazioni, del linguaggio e dello spazio pubblico che siamo capaci di costruire.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che proprio dalla scuola debba partire un impegno culturale più profondo, capace di trasformare il rispetto da prescrizione formale a comportamento consapevole. Educare ai diritti umani significa formare cittadini che sappiano riconoscere la dignità prima della differenza e la persona prima di qualsiasi definizione.

Solo quando la presenza dell’altro non susciterà il bisogno di classificare, giudicare o deridere potremo parlare di un’inclusione realmente maturata nella coscienza collettiva. È questa la responsabilità educativa che il nostro tempo affida alla scuola e, insieme ad essa, all’intera comunità civile.

Prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

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