Invalsi 2026, il Paese non torna ai livelli pre-Covid. Cala la dispersione, arretra la primaria
Presentato il 16 luglio il Rapporto nazionale. Il presidente Ricci: «Il sistema si è assestato su un piano più basso».
Migliora il Sud, ma il recupero riguarda soprattutto la dispersione scolastica, non gli apprendimenti di base
Il Rapporto nazionale Invalsi 2026, presentato il 16 luglio dal presidente dell'Istituto Roberto Ricci, restituisce l'immagine di un sistema scolastico che, sei anni dopo l'emergenza pandemica, non è ancora riuscito a recuperare i livelli di apprendimento del 2019. Le oscillazioni tra un'edizione e l'altra restano contenute, ma la tendenza di fondo non cambia: italiano, matematica e, in parte, le competenze di base non tornano ai valori pre-Covid, mentre inglese e competenze digitali proseguono la loro crescita ormai strutturale.
Una fotografia, non una classifica
Va ricordato, come lo stesso Invalsi ha più volte precisato nelle settimane precedenti alla presentazione, che il Rapporto nazionale è un quadro d'insieme e non contiene esiti individuali degli studenti né classifiche tra istituti. La restituzione dei dati alle singole scuole segue canali riservati e tempi propri, pensati per l'autovalutazione e la programmazione didattica interna. Per i maturandi, gli esiti confluiscono nella Parte IV del Curriculum dello Studente, consultabile solo dopo la conclusione dell'esame di Stato, proprio per evitare che il dato standardizzato influenzi il giudizio delle commissioni. La partecipazione alle prove, comunicata dall'Istituto nei giorni precedenti alla presentazione, è risultata elevata in tutti i gradi: intorno al 97,7% alla primaria, al 99,7% in terza media, al 92,3% in seconda superiore e al 97,1% in quinta.
Primaria: il segnale più inatteso
Il dato che desta maggiore attenzione tra gli addetti ai lavori riguarda proprio la scuola primaria, tradizionalmente il segmento più solido del sistema italiano anche nei confronti internazionali. In italiano la tenuta resiste, soprattutto in quinta (73% di sufficienti contro il 75% pre-Covid), ma in matematica il calo è più marcato, tra gli 8 e i 10 punti percentuali (63% contro il 72% del 2019). Ricci ha collegato il fenomeno, senza indicarla come causa unica, alla difficoltà del sistema di adeguare la didattica ai cambiamenti demografici, sociali e culturali della popolazione studentesca. In controtendenza l'inglese, con oltre il 90% degli alunni che raggiunge il livello A1 in lettura.
Medie, il declino silenzioso
Alle medie il quadro è di erosione lenta ma costante. In italiano la quota di studenti con preparazione almeno accettabile è scesa dal 62% del 2021 al 57% attuale; in matematica si è passati dal 60 al 55%, con un arretramento che negli ultimi anni ha coinvolto soprattutto le regioni del Nord (pur con l'eccezione della Lombardia), mentre il Sud resta stabile su valori più bassi (48% al Sud, 40% nelle Isole). Il divario territoriale in italiano si attesta ancora attorno ai 10 punti tra Nord e Mezzogiorno. Anche qui l'inglese rappresenta il dato positivo, con l'83% degli studenti che raggiunge il livello A2 in lettura.
Superiori: recupero parziale, Sud in crescita
In quinta superiore si registra un recupero rispetto al crollo dello scorso anno: gli studenti sufficienti passano dal 52 al 54% in italiano e dal 49 al 52% in matematica, restando comunque circa dieci punti sotto i livelli pre-Covid. Il miglioramento più significativo arriva dal Mezzogiorno, che in italiano passa dal 44 al 47% e in matematica dal 40 al 45%, riducendo il divario con il resto del Paese. Resta critica la Sardegna, dove la quota di diplomati con competenze matematiche scarse o molto scarse si avvicina al 70%. In seconda superiore i risultati restano sostanzialmente fermi, un dato che Ricci ha collegato anche alla riduzione dell'abbandono: il recupero di studenti a rischio dispersione tende infatti ad abbassare la media dei risultati complessivi.
Dispersione scolastica: il dato che il ministero rivendica
Sul fronte della dispersione, il Rapporto conferma un calo ormai decennale: la quota di chi lascia la scuola senza diploma o qualifica professionale scende all'8,2%, con una stima per l'anno in corso al 7,3%, valore che colloca l'Italia tra i Paesi europei più virtuosi, accanto a Belgio, Francia e Paesi Bassi. Il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha rivendicato il risultato come un record storico. Restano tuttavia sacche di forte criticità territoriale: Sicilia (13,7%) e Sardegna (13,6%) si mantengono su livelli ben superiori alla media nazionale. Migliora anche la dispersione implicita — la quota di diplomati con preparazione insufficiente in tutte le materie di base — scesa al 6,3% dal 6,6% di due anni fa, un progresso trainato però soprattutto dall'inglese, mentre italiano e matematica restano sui livelli di due anni fa dopo il tonfo dell'edizione precedente.
Competenze digitali, l'altro dato positivo
Sul fronte digitale l'80% degli studenti di seconda superiore raggiunge almeno un livello intermedio nelle quattro aree testate (informazione e dati, comunicazione e collaborazione, creazione di contenuti, sicurezza), mentre alla vigilia della maturità due studenti su tre raggiungono un livello avanzato. È l'ambito in cui i divari territoriali risultano più contenuti, anche se Ricci ha sottolineato la necessità di rafforzare in particolare la formazione sulla sicurezza digitale.
Le reazioni
Il Rapporto arriva in un anno segnato da un confronto già teso tra ministero e sindacati su più fronti — dalla riforma degli istituti tecnici alla mobilità del personale — e riaccende, come ogni edizione, il dibattito sulla natura e sull'uso delle prove standardizzate. Le organizzazioni sindacali, pur riconoscendo il valore conoscitivo dei dati sulla dispersione, continuano a chiedere che l'attenzione del ministero si sposti sulle condizioni strutturali del sistema — stabilità degli organici, investimenti su primaria e medie, sostegno alla continuità didattica — indicate come condizione necessaria per un recupero degli apprendimenti che, a sei anni dal Covid, il Rapporto conferma ancora largamente incompiuto.