ISTRUZIONE e RICERCA – Fondi del Pnrr in dirittura d’arrivo, servono interventi per evitare contraccolpi su formazione e personale
Le proposte Cisal-Anief illustrate dal sindacalista Marcello Pacifico in audizione al Senato
“La scuola, la ricerca pubblica hanno bisogno di numerosi interventi: è bene che il Senato ascolti le nostre richieste”: è il messaggio che oggi Marcello Pacifico, segretario confederale Cisal e presidente nazionale Anief, ha posto in audizione in quinta commissione bilancio del Senato sull’esame dell’ultimo decreto legge del Pnrr illustrando numerose proposte di emendamento per il personale del comparto Istruzione e Ricerca. Emendamenti resi ancora più necessari dal fatto che a breve, entro fine 2026, i fondi del Pnrr verranno meno.
“In Senato abbiamo chiesto – ha detto Pacifico al termine dell’audizione durante - di intervenire su diversi aspetti, a partire da quello sul dimensionamento scolastico: sugli organici del personale noi riteniamo che l’attuale riforma non vada nella direzione di dare maggiore autonomia al territorio e rispetto al territorio. Anzi, con la compressione di alcune sedi e di presidenza avremo certamente uno scollamento da parte delle istituzioni sul ruolo della scuola nei comuni, anche quelli piccoli, o nelle zone più svantaggiate”.
“Riteniamo poi – ha continuato - che sul tema della mobilità, sempre del personale, dev'essere garantito il diritto di congiungersi sia ai genitori ultra 65enni, sia ai figli fino a 16 anni di età: è un diritto che già avevamo cercato di inserire nel contratto e che certamente dovremo ribadire con la sottoscrizione di un contratto collettivo nazionale, ma nelle more riteniamo che quest'anno con la mobilità debba essere permesso a tutto il personale di potere usufruire della facoltà del ricongiungimento. È una mobilità che deve essere fatta sul 100% dei posti vacanti e disponibili”.
“Sul tema del reclutamento – ha aggiunto il sindacalista autonomo - un tema fondamentale è quello di inserire tutti gli idonei di tutti concorsi svolti a partire dal 2020, incluso il concorso straordinario bis, ma poi non con una soglia del 30% come è avvenuto col Pnrr ma del 100%; per poi invece andare, attraverso il doppio canale di reclutamento, a potere assumere anche i precari, oltre che su posti di sostegno, anche su posti comuni”.
“Per quanto riguarda la mobilità verticale – ha continuato Marcello Pacifico - è evidente che se non partono da quest’anno i profili e i posti come operatore scolastico, allora queste risorse dovranno essere di nuovo rimessa alla contrattazione, anche per valorizzare i Dsga, come tutto il personale Ata, come abbiamo fatto con il Ccnl 2022-24”.
“Sulle figure di sistema, il middle management, sempre più legato alla formazione incentivante, noi vorremmo più che questa formazione incentivante finalmente vada a riconoscere un ruolo che è quello di più di 100.000 collaboratori del dirigente scolastico, con il quale si porta avanti la scuola dell’autonomia”, ha aggiunto il sindacalista Cisa-Anief.
“Sull’Università e la Ricerca – ha proseguito Pcifico - è fondamentale per noi andare a ridistribuire le quote a saldo, come oneri da parte del MUR e da parte dei singoli atenei, per fare così in modo non solo di assumere le Rtt, ma di mettere da parte quelle risorse per poi trasformare i contratti da professore associato con la chiamata diretta in caso di conseguimento dell'abilitazione; così come riteniamo che debbano poter partecipare tutti i ricercatori di tipo A e tutti gli assegnisti di ricerca anche i futuri contrattisti Rtt. In questo ambito ci vuole però almeno un minimo finanziamento di 30 milioni di euro per gli atenei. E ci vuole poi un reinquadramento anche di quel personale tecnologo a tempo determinato che abbia certi requisiti, che in effetti ha, ma che ad oggi ancora non sono riconosciuti: tra l'altro, costerebbe veramente poco allo Stato ma che andrebbero certamente a qualificare un servizio”.
“Queste – ha concluso il sindacalista autonomo - sono le tante proposte che noi abbiamo portato avanti, proposte che comunque tendono a migliorare la vita dei lavoratori, perché quando finirà il Pnrr poi sarà lo Stato a dovere finanziare integralmente queste risorse, dopo che avere utilizzato per tre anni soldi a debito”.