La destra storica in calabria: fucilateli tutti

La storia è scritta dai vincitori ed essi scrivono anche le leggi. In questo articolo analizziamo, l'operato della cosiddetta "destra storica" nei fatti relativi al brigantaggio

A cura di Redazione Redazione
30 giugno 2026 19:55
La destra storica in calabria: fucilateli tutti -
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La narrazione che i vincitori raccontano è che il Regno delle Due Sicilie fosse arretrato e quindi i suoi abitanti dovevano essere "civilizzati". Ma soprattutto che fosse pieno di briganti al punto che fu necessario emanare una legge (specifica e straordinaria) per fucilare tutti, dai delinquenti agli “oppositori”, anche senza processo. La Legge Pica del 1863 fù applicata a tutte le ex province napolitane, fuorché in Calabria Ulteriore I, l’attuale provincia di Reggio Calabria (in un primo momento).  Ebbene, chi ancora oggi sostiene questa retorica risorgimentista non tiene conto di decine di migliaia di libri e di numerose statistiche sull'argomento (citiamo solo "L'unità d'Italia. Nascita di una colonia" di Nicola Zitara). Non sappiamo se per ignoranza o malafede, ma di fatto nel racconto della storiografia ufficiale vengono esclusi elementi imprescindibili che dimostrano, senza retorica, che i fatti andarono diversamente da come vengono raccontati da 165 anni.

Dopo la distruzione dello stato sociale, la privazione del lavoro, l’esasperata tassazione,il completo definanziamento dell’istruzione pubblica (per decenni), si vorrebbe che i calabresi fossero stati zitti? Perché avrebbero dovuto farlo?

Ci fu una giusta e sacrosanta rivolta popolare, i cui protagonisti furono chiamati briganti (delinquenti) da molti storici, poco attenti, mentre i più acuti effettuarono un distinguo fra il brigantaggio delinquenziale ed il brigantaggio politico (veri e propri partigiani). Il brigantaggio che fu severamente represso fu quello di rivolta contro un nuovo stato sociale fatto di guerra e fame. Il deputato Ferrari così si esprimeva in aula nel 1862: "Potete chiamarli briganti ma combattono sotto la loro bandiera nazionale; ma i padri di questi briganti hanno riportato per due volte i Borboni sul trono di Napoli […]. “È vero che in un Paese (ndr. Italia) gl'insorti sono chiamati briganti e nell'altro (ndr. Polonia)patrioti, ma, al di là di questo, non ho appreso da questo dibattito nessuna altra differenza fra i due movimenti (Fonte:Camera dei Comuni britannica, Mr. Cavendish Bentinck 1863).

La rivolta sociale fu repressa dall’esercito, che, forte della modifica del codice penale adottato dalla Destra storica nelle province napolitane, gli permetteva di fucilare anche bambini di nove anni. L'esercito non risparmiava nessuno: oppositori politici, sacerdoti, donne e bambini di qualsiasi età. Fu lo stesso Massimo D'Azeglio a sottolineare che, tutto sommato, si trattava di un'unità che il Sud non desiderava, se erano necessari "battaglioni" che in altre parti non occorrevano (Scritti e discorsi politici - III).

Pietro Fumel, “emissario” della Destra storica in Calabria, nel 1862 (a Cirò) emanò il proclama che permetteva di fucilare chiunque trasportasse pane fuori dall’abitato. Ricordiamo l'eccidio di Fagnano Castello (commemorato da una targa), di oltre 100 contadini inermi che avevano solo fame, questo è quello che ordinava la Destra storica in Calabria, altro che civilizzazione!

Il 15/08/1863, con il numero 1409, la Destra storica emanò una legge che si può definire «razziale»; è certo che essa fosse chiaramente anticostituzionale, violando l’art. 24 dello Statuto Albertino; poi i soggetti da “civilizzare” sarebbero stati i meridionali. Dissero che era straordinaria e quindi sospese i diritti costituzionali per i nuovi regnicoli.

Tale legge (applicata al di fuori dei tribunali!) disponeva fucilazioni per chiunque (anche bambini di 4 anni!), purché si fosse “almeno tre persone”, con la motivazione ufficiale di dover combattere il brigantaggio, i delinquenti. Tutto falso! Da uno studio su 1.000 processi (“Capire il brigantaggio post unitario nelle terre di Calabrie! Osservatorio delle due Sicilie, 2019) emerge che la percentuale dei processi per reati contro la persona o cose rimase sostanzialmente invariata tra il periodo precedente e il successivo al 1861. I reati a scopo politico, nello stesso tempo, divennero più numerosi. Infatti l’intervento del senatore Carraro in aula nel 1863 recitava: “…alla ricerca  di malviventi, ma  anche  allo scopo  di  togliere  ogni possibilità  di  azione ai gruppi  politici  dissidenti  che  ancora  operavano  nell'Isola”.

Le teorie lombrosiane utilizzate dalla Destra storica verranno approfondite da specifici articoli, qua sottolineammo come la Destra storica commissionò sotto il governo Menabrea un vero e proprio studio, per deportare 20.000 persone in Nuova Guinea, all’esperto del settore già scrittore del saggio “In difesa della deportazione” G. Emilio Cerruti. Ovviamente si lascia all’immaginazione del lettore chi fossero i deportati.

La Destra Storica deve essere ricordata per il genocidio perpetrato nei confronti di un popolo, con una stima prudenziale di circa 450.000 morti (come documentato in “Senza tocco di campane. 1860-1870: le vittime civili taciute della Guerra Meridionale” di G. Gangemi, 2023). A ciò si aggiunge la creazione dei primi lager della storia europea, come quelli di Fenestrelle e S. Maurizio Canavese.

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