La memoria come protocollo di sicurezza democratica
La Shoah non è stata un guasto improvviso della storia, ma il risultato di una progettazione metodica
La Shoah non è stata un guasto improvviso della storia, ma il risultato di una progettazione metodica. Il 27 gennaio deve servire a smontare la meccanica di quel disastro per comprendere come i sistemi sociali possano, ancora oggi, scivolare verso la discriminazione sistematica.
Il successo logistico dello sterminio si è basato su tre protocolli precisi:
Neutralizzazione etica: la trasformazione delle persone in dati numerici, svuotando l'azione burocratica di ogni peso morale.
Compartimentazione del compito: una struttura in cui ognuno gestiva un segmento del processo (trasporti, logistica, amministrazione), ignorando — o fingendo di ignorare — il risultato finale.
Assenza di feedback sociale: il silenzio della società civile che ha agito come fattore di accelerazione per la macchina statale.
Dire "Mai Più" oggi non significa solo ricordare, ma esercitare una manutenzione attiva delle democrazie. È necessario monitorare i processi di deumanizzazione nel linguaggio pubblico e nelle nuove tecnologie, poiché la storia dimostra che una società tecnicamente avanzata può utilizzare i propri strumenti per fini distruttivi se priva di una solida governance etica.
La memoria, in questa prospettiva, è l’unico strumento di diagnostica per individuare le crepe del sistema prima che il danno diventi irreversibile.