La scuola formatrice degli elettori e dei futuri governanti
Tra i milioni di bambini che ogni mattina entrano nelle scuole italiane ci sono certamente i futuri sindaci, presidenti di Regione, parlamentari, ministri e forse anche il futuro Presidente del Consigli
di Giuseppe Tizza
Ogni democrazia si fonda sul voto dei cittadini. Per questo la scuola, attraverso l'educazione civica, la conoscenza della Costituzione e delle istituzioni, svolge un ruolo fondamentale nel formare gli elettori di domani.
Ma è sufficiente?
Forse è arrivato il momento di porci una domanda diversa, quasi mai affrontata nel dibattito educativo: che cosa fa oggi la scuola per formare i futuri governanti del Paese?
Tra i milioni di bambini che ogni mattina entrano nelle scuole italiane ci sono certamente i futuri sindaci, presidenti di Regione, parlamentari, ministri e forse anche il futuro Presidente del Consiglio. Eppure il nostro sistema scolastico non sembra interrogarsi su come individuare, valorizzare e accompagnare quei giovani che mostrano particolari qualità per assumere, un giorno, responsabilità pubbliche.
Naturalmente la scuola non deve scegliere i futuri politici né favorire un orientamento ideologico. Questo sarebbe incompatibile con i principi di una scuola democratica. Tuttavia, può e deve educare competenze che sono essenziali per il governo della cosa pubblica: il senso dello Stato, il rispetto delle regole, la capacità di ascolto, il pensiero critico, l'equilibrio nelle decisioni, la mediazione dei conflitti, la responsabilità verso la collettività.
Oggi, invece, tutto questo è affidato quasi esclusivamente al caso.
C'è chi cresce in una famiglia impegnata nella vita pubblica, chi incontra un insegnante capace di orientarlo, chi trova associazioni che sviluppano le sue capacità di leadership, chi ha la possibilità di frequentare ambienti culturalmente stimolanti. Altri, pur possedendo le stesse qualità, non incontrano mai occasioni per farle emergere.
Una democrazia non dovrebbe affidare al caso la formazione della propria futura classe dirigente.
La scuola riconosce e valorizza molti talenti. Esistono percorsi dedicati agli studenti con particolari capacità nella musica, nello sport, nella matematica, nelle lingue e nelle discipline scientifiche. È giusto che sia così.
Ma perché non prestare attenzione anche a un altro tipo di talento? Esistono ragazzi che, già nella scuola primaria, dimostrano capacità di organizzare il gruppo, di ascoltare gli altri, di assumersi responsabilità, di trovare soluzioni condivise, di affrontare problemi con equilibrio e senso di giustizia. Sono qualità preziose, che possono essere coltivate senza alcun riferimento partitico.
La leadership democratica non è sinonimo di protagonismo. È capacità di servizio, senso delle istituzioni, competenza, equilibrio e responsabilità. Sono competenze che, come tutte le altre, possono essere sviluppate attraverso esperienze educative adeguate.
Per questo sarebbe utile immaginare percorsi progressivi, dalla scuola primaria alla secondaria, nei quali gli studenti possano sperimentare attività di cittadinanza attiva, simulazioni di processi decisionali, gestione di progetti comuni, dibattiti regolati, educazione al confronto civile, analisi dei problemi del territorio e delle istituzioni. Non per trasformare la scuola in un laboratorio politico, ma in un laboratorio di responsabilità democratica.
Molti osservano che nella politica contemporanea gran parte delle energie è assorbita dalla ricerca del consenso e dalla necessità di conservarlo. È una dinamica propria delle democrazie rappresentative. Tuttavia, proprio per questo, diventa ancora più importante che la scuola contribuisca a diffondere una cultura nella quale il merito, la competenza e il servizio pubblico siano considerati valori irrinunciabili.
La politica ha bisogno del consenso dei cittadini, ma il buon governo richiede anche preparazione, metodo e capacità di decidere nell'interesse generale.
La scuola non può garantire che uno studente diventerà un buon amministratore pubblico. Può però fare qualcosa di molto importante: riconoscere e sviluppare quelle qualità umane e civiche che costituiscono il terreno sul quale potrà crescere una futura classe dirigente competente.
Investiamo anni nella formazione di medici, magistrati, ingegneri, insegnanti e di tante altre figure professionali perché sappiamo che dalla loro preparazione dipende il benessere della società. Non dovrebbe valere lo stesso principio per coloro che, un giorno, saranno chiamati a prendere decisioni che riguarderanno milioni di cittadini?
La scuola italiana ha sempre avuto l'ambizione di formare cittadini consapevoli. Oggi potrebbe aggiungere una nuova missione: contribuire a formare, con imparzialità e nel rispetto del pluralismo, anche i futuri servitori dello Stato.
Perché una buona democrazia non ha bisogno soltanto di elettori informati. Ha bisogno anche di governanti preparati.
E il luogo migliore per iniziare a formarli è la scuola.