La scuola non è terreno di conquista politica: ascoltare i giovani, difendere il diritto al dissenso

La riflessione di Francesca Frisano pubblicata sull’Avanti! richiama politica e istituzioni alle proprie responsabilità

A cura di Diego Palma Diego Palma
19 ottobre 2026 18:28
La scuola non è terreno di conquista politica: ascoltare i giovani, difendere il diritto al dissenso - La scuola non è terreno di conquista politica
La scuola non è terreno di conquista politica
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La riflessione di Francesca Frisano pubblicata sull’Avanti! richiama politica e istituzioni alle proprie responsabilità: condannare la violenza senza delegittimare la protesta studentesca e restituire centralità alla comunità educativa.

In un momento in cui le manifestazioni studentesche tornano al centro del confronto pubblico, il rischio più grande è confondere la legittima espressione del disagio giovanile con gli episodi di violenza che possono accompagnare alcune proteste. Una distinzione fondamentale, che emerge con forza nell'articolo “Sempre dalla parte della scuola”, firmato da Francesca Frisano, componente della Direzione Nazionale Avanti PSI, e pubblicato il 19 ottobre 2026 sul quotidiano socialista online Avanti!.

L'autrice prende posizione sui fatti di Milano, condannando senza ambiguità vandalismi, devastazioni e aggressioni, ma invita contemporaneamente a non trasformare tali episodi in uno strumento per screditare le rivendicazioni degli studenti.

Il suo ragionamento richiama una responsabilità che dovrebbe essere condivisa: garantire la sicurezza, individuare chi commette violenze e, nello stesso tempo, tutelare il diritto costituzionale a manifestare pacificamente.

Il pericolo della strumentalizzazione politica

Uno degli aspetti più significativi dell'intervento di Frisano riguarda il rapporto tra scuola e politica.

L'autrice rivolge un richiamo tanto alle forze di governo quanto a quelle di opposizione, chiedendo di non utilizzare il disagio studentesco come occasione di propaganda o di contrapposizione elettorale.

È un passaggio che merita particolare attenzione.

Troppo spesso il dibattito sulla scuola viene ridotto a uno scontro tra schieramenti, mentre rimangono sullo sfondo le questioni che incidono concretamente sulla vita quotidiana degli studenti: la qualità dell'istruzione, il benessere psicologico, l'inclusione, la sicurezza degli ambienti scolastici, il contrasto alla dispersione e la valorizzazione del personale educativo.

La scuola, invece, dovrebbe rappresentare uno spazio di responsabilità collettiva, nel quale le differenze politiche non impediscano di individuare obiettivi comuni.

Ascoltare gli studenti non significa necessariamente condividere ogni loro posizione. Significa riconoscere che il dissenso, quando espresso pacificamente, è parte integrante della formazione democratica.

Educare alla partecipazione, non alla contrapposizione

La riflessione proposta da Frisano permette di affrontare una questione ancora più profonda: quale idea di cittadinanza vogliamo trasmettere alle nuove generazioni?

Una democrazia matura non dovrebbe temere la partecipazione giovanile. Dovrebbe, al contrario, favorire occasioni di confronto, responsabilizzazione e dialogo.

Condannare la violenza è un dovere irrinunciabile. Ma sarebbe altrettanto sbagliato attribuire indistintamente a un'intera generazione le responsabilità di chi utilizza la piazza per compiere atti illegali.

La distinzione tra manifestanti pacifici e responsabili di comportamenti violenti deve basarsi sui fatti e sull'accertamento delle responsabilità individuali, nel rispetto delle garanzie democratiche.

In questa prospettiva, la scuola non può essere soltanto il luogo in cui si trasmettono conoscenze. Deve essere anche il laboratorio nel quale si impara a confrontarsi, a dissentire senza sopraffare e a riconoscere il valore delle istituzioni.

La cultura come risposta alla violenza

Particolarmente significativo è il richiamo conclusivo dell'autrice al musical Il ragazzo dai pantaloni rosa, presentato come esempio di collaborazione tra scuola, famiglie, arte e cultura.

Il riferimento amplia opportunamente il discorso: la violenza non si contrasta esclusivamente attraverso misure di ordine pubblico, ma anche costruendo relazioni educative capaci di riconoscere fragilità, diversità e bisogni dei ragazzi.

Il contrasto al bullismo, alla discriminazione e all'isolamento richiede infatti una comunità educante nella quale docenti, genitori, studenti e istituzioni collaborino stabilmente.

La cultura, il teatro e le esperienze condivise possono diventare strumenti preziosi per sviluppare empatia e senso di appartenenza.

L'osservazione editoriale: meno slogan, più responsabilità

Il merito principale dell'intervento di Francesca Frisano è quello di richiamare l'attenzione su un principio essenziale: la scuola non appartiene a una maggioranza, a un'opposizione o a una particolare appartenenza ideologica. È un bene pubblico, un presidio democratico e un investimento sul futuro del Paese.

A questa considerazione va però aggiunto un elemento decisivo.

Difendere la scuola significa andare oltre le dichiarazioni di principio. Significa tradurre l'ascolto dei giovani in politiche educative verificabili, investimenti adeguati, strumenti di partecipazione e interventi concreti contro le disuguaglianze.

Il dialogo con gli studenti non può esaurirsi nell'emergenza di una manifestazione o nell'indignazione successiva a episodi di violenza. Deve diventare una pratica ordinaria delle istituzioni scolastiche e della politica.

Occorre inoltre evitare che il comprensibile richiamo alla sicurezza produca una contrapposizione artificiale tra ordine pubblico e libertà di espressione. Sono due esigenze che uno Stato democratico ha il dovere di garantire contemporaneamente.

La vera sfida non consiste nello stabilire quale parte politica possa rivendicare la difesa della scuola, ma nel comprendere quali risposte il sistema istituzionale sia realmente capace di offrire alle nuove generazioni.

Una politica che ascolta i giovani soltanto quando protestano è una politica che arriva troppo tardi.

Ed è proprio questa, forse, la riflessione più importante che possiamo ricavare dall'intervento di Frisano: la scuola non ha bisogno di essere conquistata, ma sostenuta; non di essere utilizzata come simbolo di appartenenza, ma riconosciuta come luogo fondamentale di libertà, crescita e coesione sociale.

Perché difendere la scuola significa, prima di tutto, difendere il diritto dei giovani a costruire il proprio futuro.

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