La scuola sia laboratorio di umanità

La premier Meloni, in questi giorni, alza muri nelle aule scolastiche, introducendo una odiosa norma di sbarramento del 30% della presenza di alunni “stranieri” nelle classi

22 settembre 2026 07:30
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La scuola sia laboratorio di umanità
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Quando Giorgia Meloni invoca «Dio Patria Famiglia», mi chiedo, a quale «Dio» sta pensando? Credo che si riferisca allo stesso cattolico del cardinal Matteo Zuppi. Ebbene, come può lo stesso Dio ispirare due pensieri totalmente (direi, radicalmente) opposti? La premier Meloni, in questi giorni, alza muri nelle aule scolastiche, introducendo una odiosa norma di sbarramento del 30% della presenza di alunni “stranieri” nelle classi (salvo, ovviamente, intendersi sull’aggettivo “straniero”). Molti sono convinti che il vero assillo della premier (e del suo partito), che è un assillo quotidiano, tale da toglierle il sonno, non sia affatto quello della inclusione (o della presunta “minoranza” degli italiani nelle aule scolastiche), bensì il dilagare, nelle praterie della destra sociale, dell’ex generale Vannacci (che, dal canto suo, ogni giorno, porta sempre più in là le sue provocazioni anti-costituzionali, compresa quella della remigrazione). A destra, infatti, si ha l’impressione che sia partita (da settimane e settimane) la gara a chi la spari più grossa, per accreditarsi come il vero, unico interprete del pensiero di destra.

A tutte queste inquietudini politiche (da sondaggi), ha dato, oggi, un’elegante risposta il cardinale Matteo Zuppi, da Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), aprendo i lavori della Conferenza Episcopale Permanente, dedicando proprio a questo (stralunato) dibattito sul tetto massimo della presenza straniera nelle classi italiane. Con parole che meriterebbero di essere fissate “in lettere di fuoco” (tanto per far riferimento al poeta Montale), ha parlato di scuola come «laboratorio di umanità». La scuola come comunità educante capace di generare, nelle nostre alunne e nei nostri alunni, fiducia e passione. La scuola come luogo all’interno del quale nessuno, ma nessuno per davvero, si senta escluso. Per parte mia, a tal proposito, mi permetterei di ricordare l’incipit dell’articolo 34 della Costituzione italiana: «La scuola è aperta a tutti».

Già nel 1960, il poeta e maestro Gianni Rodari aveva scritto, in una delle sue filastrocche, con il dono di saper scrivere per i piccoli, che «il cielo è di tutti», ma di tutti tutti, nessuno escluso:

Spiegatemi voi dunque,

in prosa o in versetti,

perché il cielo è uno solo

e la terra è tutta a pezzetti

La metafora del cielo viene utilizzata da Gianni Rodari, specie nei versi finali che ho riportato, in contrasto con le divisioni della terra («tutta a pezzetti»). Inno universale all’uguaglianza, alla pace, all’inclusione.

Oltre al tetto massimo fissato, il decreto voluto dalla premier Meloni impone anche l’obbligo di conoscenza della lingua italiana, da parte dei genitori delle alunne e degli alunni. E per chi non ha genitori, cosa prevede il decreto? Aggiungerei, inoltre, perché escludere i nonni? Perché non. escludere tale obbligo di conoscenza dell’italiano anche ai nonni? (compresi, ovviamente, i nonni che sono rimasti nei loro Paesi d’origine, perché in caso di telefonate verrebbe ugualmente minato il processo di effettiva inclusione delle ragazze e dei ragazzi stranieri)

Inoltre, il pacchetto legislativo in materia scolastica del governo Meloni ritiene di poter (dover) disciplinare anche l’uso del burqa e/o del niqab (veli copricapo islamici), indossati all’interno delle aule scolastiche, da parte delle studentesse. Desidererei ricordare, a chi si scandalizza, che tanti ordini religiosi femminili cattolici indossano copricapo (veli e vestimenti) che mai nessuno si è sognato di mettere in discussione, o, tanto meno, di disciplinare (dall’esterno), con colpi di decreti o leggi. E molti di questi ordini religiosi sono tradizionalmente dediti proprio alle attività educative. Nessuno si è mai scandalizzato, e nessuno è mai rimasto turbato, dinanzi a tali «vestimenti» delle nostre suore.

In chiusura, suggerirei di ascoltare la canzone di Sergio Endrigo Girotondo intorno al mondo (del 1966):

La cui prima strofa recita:

Se tutte le ragazze, le ragazze del mondo

si dessero la mano, si dessero la mano

allora ci sarebbe un girotondo

intorno al mondo, intorno al mondo.

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