M. Lancini e il malessere dei nostri ragazzi. Le cause coinvolgono anche la scuola
M. Lancini e il malessere dei nostri ragazzi. Un piccolo spaccato sulla condizione giovanile che guarda preoccupato al futuro.
M. Lancini e il malessere dei nostri ragazzi. Il suo intervento
M. Lancini e il malessere dei nostri ragazzi. Recentemente è uscito un lavoro di M. Pugno "Emergenza malessere"(Rubbettino 2026). L'autore sostiene che il disagio non è generazionale, ma riguarda in vario modo tutte le persone. Mantenendo lo sguardo sul mondo giovanile M. Pugno scrive: "Lo dicono i dati: il fenomeno non è nuovo, né marginale. Negli Stati Uniti i segnali risalgono a decenni fa. In Italia, tra gli adolescenti di 11-15 anni, i disagi psicosomatici (come depressione, irritabilità, nervosismo) crescono al ritmo del 6,7% annuo. Tra le ragazze quindicenni, il malessere psichico ha superato il 63%. Il volume mappa il fenomeno attingendo a studi internazionali e dati Istat". M. Pugno chiarisce che il fenomeno non deriva dalla pandemia, ma è antecedente " riguarda la progressiva erosione di quelle capacità umane fondamentali, cognitive, relazionali, emotive, che permettono alle persone di fiorire e realizzarsi. È da qui che nasce il malessere strutturale".
In un'intervista M. Lancini ne individua le cause: la mancanza di futuro e di ascolto da parte degli adulti: <<quando guardi al tuo futuro semplicemente non lo vedi. Non nel senso che “magari non avrò lavoro”: è più radicale. Il lavoro stesso ha perso di significato e senso. E nel frattempo gli adulti non si preoccupano di costruire una società pensata per le generazioni che arrivano. Se sei un adolescente o un giovane adulto, ti trovi davanti al disboscamento del pianeta, a politiche pensionistiche che non ti riguardano, a un’assenza di prospettive che non è una percezione distorta: è reale... Le nuove generazioni non hanno avuto troppo. Hanno avuto adulti che dicevano di ascoltarle moltissimo, ma che in realtà non riconoscevano i loro bisogni o le emozioni negative, la paura, la tristezza, la rabbia. Questo ha prodotto un vuoto identitario che, nel momento in cui si arriva all’adolescenza o alla giovane età adulta, si trasforma in angoscia. Non l’ansia prestazionale del narcisismo, ma qualcosa di più radicale: un’angoscia da vuoto, che sorge proprio quando si guarda al futuro"
La scuola pensata per gli insegnanti
M. Lancini denuncia anche la criticità di un sistema scolastico poco attento agli studenti:"Lo sanno tutti da vent’anni. Lo sanno i sindacati, i politici di destra e di sinistra, i presidi quando parlano fuori dalle loro associazioni ufficiali. La scuola italiana non si può toccare, perché chiunque l’abbia toccata è morto politicamente. Il motivo è semplice: è la più grande industria d’Europa, con 1.200.000 dipendenti del ministero, di cui 800.000 insegnanti. È l’ammortizzatore sociale del Paese. E qualsiasi provvedimento per la scuola viene preso per tenere a bada l’opinione pubblica adulta, non per i ragazzi...Sanno tutti cosa bisognerebbe fare: abolire le singole discipline, che sono state inventate per segmentare il sapere all’epoca della scolarizzazione di massa e non hanno più senso nell’era di Internet. Smettere di interrogare e cominciare a farsi fare le domande. Non dare voti numerici a chi si autovaluta già meno di quanto farebbe qualsiasi insegnante. Non bocciare. Costruire una scuola in cui il punto di partenza sia il “vuoto degli apprendimenti”, su cui si costruisce oggi il sapere, come sanno bene tutti i metodologi della didattica. "