Massimo Arcangeli, candidato alle elezioni politiche per Unione Popolare, denuncia in un post su Facebook la violenza verbale subita sui social da parte di frange dell'estrema sinistra. Querelato un docente universitario
<<Come molti sanno sono candidato alle politiche con Unione Popolare (capolista in Piemonte, all’uninominale a Roma), nonché coordinatore del gruppo DemA per la Scuola, e da quando è stata annun...
<<Come molti sanno sono candidato alle politiche con Unione Popolare (capolista in Piemonte, all’uninominale a Roma), nonché coordinatore del gruppo DemA per la Scuola, e da quando è stata annunciata la mia candidatura sui profili social di UP sono stato fatto bersaglio di attacchi di una violenza inaudita da parte di alcuni soggetti. A scatenare gli attacchi, provenienti da frange estremiste che hanno scambiato la legittima critica politica con le offese alla persona, e da sedicenti militanti che pensano di poter imporre le loro posizioni con la violenza verbale, in materia di lingua, a un’intera comunità di parlanti e di scriventi, è stata la petizione che ho lanciato mesi fa, dalla piattaforma change.org, contro l’uso dello schwa in contesti pubblici e istituzionali. L’appello in questione, firmato da oltre 23.000 persone (fra cui intellettuali, attori, registi, scrittori, poeti, ecc., di fama nazionale e internazionale), rimbalzò allora anche su diverse testate giornalistiche straniere. Un tema cui peraltro nessuno all’interno di UP, né io né altri, ha mai fatto il benché minimo cenno in questa campagna elettorale, e portato quindi all’attenzione dell’opinione pubblica per ragioni puramente strumentali.>><<È legittimo essere attaccati sull’argomento con toni anche accesi da esponenti del movimento LGBT+, sebbene io abbia sempre fatto della mia presa di posizione contro l'”e rovesciata” una questione linguistica e non certo ideologica, perché comprendo bene quanto un simbolo grafico inclusivo possa essere ritenuto prezioso da chi si sente troppo spesso escluso o marginalizzato da una società che è ancora molto indietro in materia d’inclusione, ma ritengo gravissimo che alcuni degli attacchi più violenti contro la mia persona, in uno scontro elettorale avvelenato dall’odio come si è visto raramente in passato, siano giunti dal mondo della formazione e dell’educazione.Una delle aggressioni verbali più intollerabili è partita da un profilo Twitter intestato ad Andrea Mariuzzo, docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia, professore associato di Storia della Pedagogia presso il Dipartimento Educazione e Scienze Umane. Il docente, in un commento a un tweet pubblicato sul profilo social ufficiale di Unione Popolare, non bastandogli il fatto di avermi dato del picchiatore, ha adottato nei miei confronti ben note pratiche di body shaming di una gravità inaudita: uno come me, con l’aspetto che ha, questo è il suo ragionamento, non può non essere quel che sembrerebbe:“Non pretendo che in tema chiunque ne sappia quanto me (ché altrimenti farei un altro mestiere e non – con questo successo – ma non bastava l’aspetto a metà tra un picchiatore di Forza Nuova e Minniti a mettervi sull’avviso?”.Ho appena querelato la persona in questione, in quanto titolare di quel profilo Twitter (spetterà alla magistratura valutare con attenzione fatti e circostanze), non solo per difendere la mia reputazione ma anche per dare un segnale: come si può insegnare all’università se si viene meno al proprio compito di educatore, e proprio in quel vilipendio dell’aspetto fisico di una persona che è un tema sensibilissimo? E se oggi tocca a un adulto in grado di reagire a un attacco insostenibile con gli strumenti di legge, domani potrebbe essere la volta dell’ennesima giovane vittima inerme dell’odio e del dileggio altrui.>>