Maturità 2026: anatomia di una riforma tra panico social e realismo ministeriale
Tra sollievi effimeri e commissari esterni, la riforma Valditara promette rigore ma il sistema troverà il suo equilibrio. Come sempre.
Il 29 gennaio il Ministero ha svelato le materie della Maturità 2026, e come ogni anno si è consumato il consueto psicodramma collettivo. I social si sono riempiti di reazioni che oscillano tra il sollievo isterico e la disperazione teatrale, con punte di creatività notevole: "Abbiamo schivato Fisica come Matrix con i proiettili", esulta uno studente dello scientifico. "Valditara deve dormire con un occhio aperto", minaccia uno del classico alla notizia della matematica all'orale.
I numeri, in realtà, raccontano una storia meno drammatica. Secondo Skuola.net, due studenti su tre si dichiarano soddisfatti. Ma è quel terzo di scontenti a meritare attenzione, perché le loro obiezioni toccano nodi reali della riforma.
Lo scientifico respira, poi si accorge che c'è la storia
Al liceo scientifico la seconda prova resta matematica, confermando una tradizione che relega la fisica al ruolo di spauracchio teorico mai concretizzato. Il sollievo è durato pochi minuti: il tempo di scoprire che la storia sarà materia d'esame orale affidata a un commissario esterno.
Qui il problema è tecnico prima che emotivo. La storia non è una disciplina a risposta chiusa: richiede contestualizzazione, capacità argomentativa, familiarità con un certo modo di ragionare sui documenti e sulle interpretazioni. Valutarla attraverso un docente che non conosce il percorso della classe significa, di fatto, trasformare l'interrogazione in una verifica di abilità comunicative sotto stress più che di comprensione storica. Come ha notato Daniele Grassucci, il commissario esterno diventa un "livellatore sociale" — espressione elegante per dire che azzera i vantaggi di chi ha lavorato bene durante l'anno.
Il classico tra il latino che rassicura e la matematica che inquieta
Per il liceo classico la seconda prova rimane il latino, scelta che nessuno contesta. Il problema è l'inserimento della matematica nel colloquio orale. La reazione degli studenti è stata violenta e, va detto, non priva di fondamento: chi ha scelto il classico ha fatto una scelta formativa precisa, e vedersi interrogare su una materia che nel curricolo pesa quanto l'educazione fisica genera una comprensibile sensazione di tradimento.
Il ministero inquadra la novità nella retorica della "maturità di struttura", un esame che dovrebbe misurare competenze trasversali. Resta da capire quale competenza trasversale si verifichi chiedendo a uno studente del classico di risolvere un'equazione davanti a una commissione.
Le critiche che contano
Al di là del panico studentesco, le obiezioni più serie vengono dai docenti e dai sindacati. Christian Raimo ha colto un paradosso strutturale: poiché le materie si conoscono solo a gennaio, il primo quadrimestre si trascorre insegnando discipline che tutti sanno già non conteranno. L'effetto sulla motivazione è quello che ci si può aspettare.
I sindacati hanno puntato il dito sulla riduzione dei commissari da sette a cinque, leggendola come puro risparmio economico (oltre 35 milioni l'anno) mascherato da razionalizzazione. Una commissione più snella, argomentano, copre peggio le aree disciplinari e rende il colloquio più frammentario.
Serena Cavalletti, dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, ha aggiunto una nota sul "Curriculum dello studente", che valorizza esperienze extrascolastiche e PCTO: strumento che, in assenza di correttivi, fotografa e legittima le disuguaglianze di partenza più che colmarle.
La domanda che nessuno pone
Resta un interrogativo che il dibattito pubblico tende a eludere: come sarà davvero questo esame nella pratica?
La riforma Valditara ha introdotto elementi di apparente rigore — commissari esterni su materie chiave, bocciatura automatica per chi fa scena muta — che sulla carta configurano un esame più selettivo. Ma chiunque conosca la scuola italiana sa che il sistema tende all'omeostasi: le percentuali di promossi oscillano storicamente tra il 99% e il 100%, e nessun ministro ha mai avuto interesse politico ad abbassarle.
È ragionevole prevedere che la severità annunciata si stempererà nella prassi. I commissari esterni, pur non conoscendo le classi, riceveranno indicazioni informali sui livelli attesi; le griglie di valutazione saranno calibrate per evitare ecatombi; la "scena muta" resterà un'ipotesi scolastica più che un fenomeno statisticamente rilevante. Il ministero ha bisogno di un esame che appaia serio, non di un esame che bocci.
In fondo, la Maturità italiana funziona da decenni come rito di passaggio sociale più che come filtro selettivo. La riforma Valditara non sembra voler cambiare questa natura profonda, ma solo rivestirla di una retorica più austera. Gli studenti che oggi tremano per la storia esterna o la matematica al classico possono probabilmente dormire sonni più tranquilli di quanto i loro sfoghi sui social lascerebbero supporre. Il sistema, come sempre, troverà il modo di non farsi troppo male.