Missione nella necropoli Tebana di Luxor
UniCa partecipa ad un importante programma di restauro archeologico in Egitto sotto la guida della Prof.ssa Silvia Einaudi
L’ Università degli Studi di Cagliari è impegnata, attraverso il dipartimento di Lettere, lingue e beni culturali, in una missione internazionale archeologica-epigrafica nella tomba del sacerdote Padiamenope, situata nella necropoli Tebana di Luxor, in Egitto.
Si tratta di una delle tombe dei nobili, la più grande e decorata tomba privata di cui si abbia notizia, considerata una delle “biblioteche in pietra” monumentali, appartenenti ad un’élite sepolta durante i periodi Kushite e Saite (754-656 a.C. circa).
La tomba è stata scavata e studiata per la prima volta nel 1881, oggi la missione internazionale opera sotto l’egida dell’Institut Français d’Archéologie Orientale (IFAO) del Cairo .
Il partenariato di Unica con il progetto è partito nel 2024; Silvia Einaudi, docente di Egittologia e Archeologia al dipartimento di Lettere, lingue e beni culturali, è tra i codirettori della missione:
“Da metà gennaio – racconta – è ripartita la campagna di conservazione e restauro. Grazie al finanziamento dell’IFAO e del Fonds Khéops pour l’Archéologie di Parigi, un’équipe di restauratori coordinata da Sophie Duberson (Musée du Louvre) sarà impegnata nel programma di pulitura delle prime sale della tomba con la tecnica della microabrasione.”
La missione rappresenta anche un ottimo strumento di formazione per le studentesse e gli studenti di UniCa. Lo scorso dicembre Laura Trogu, iscritta alla laurea magistrale in Archeologia, e Francesco Serra, della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici, hanno potuto vivere un’esperienza formativa nuova ed arricchente, (finanziata in parte dall’Ateneo e in parte da privati) lavorando allo scavo archeologico condotto all’interno della tomba e all’analisi dei resti umani di alcune sepolture secondarie rinvenute nell’ipogeo. Inoltre, hanno potuto cimentarsi con l’epigrafia egizia, cui si erano avvicinati durante il corso di Egittologia. L’ambiente internazionale e pluridisciplinare della missione, costituito da egittologi, epigrafisti, archeologi, antropologi e restauratori, è stato fonte di stimolo e crescita per entrambi.
Afferma Laura Trogu:
“La partecipazione alla missione archeologica è stata per me un’esperienza di grande valore, che rappresenta una parte significativa del mio percorso professionale e personale. È stato un periodo intenso ed entusiasmante, in cui il lavoro sul campo mi ha permesso di mettere a frutto le esperienze di scavo precedenti e, allo stesso tempo, di confrontarmi con prassi e metodologie diverse, esplorando le molte sfaccettature della ricerca archeologica. Lavorare con un’équipe pluridisciplinare è stato particolarmente stimolante in quanto sono passata dallo scavo al rilievo archeologico, dall’analisi epigrafica allo studio antropologico, tutte attività accomunate dall’obiettivo di ricostruire le tracce di vita del passato. Le scoperte quotidiane sul campo, spesso inattese per chi è abituato a contesti climatici temperati, come il rinvenimento di tessuti o fibre vegetali, hanno accompagnato il lavoro con un costante senso di sorpresa e un rinnovato interesse scientifico. Da questa esperienza porto con me soprattutto un prezioso bagaglio di incontri umani e professionali e uno spirito di condivisione che considero essenziale nella pratica della ricerca archeologica.”
Aggiunge Francesco Serra:
“Sono felicissimo e orgoglioso di aver preso parte a questa straordinaria esperienza, senza dubbio la più significativa del mio intero percorso formativo in archeologia. Per questo, ringrazio vivamente l’Università, i miei docenti, tutto il team della missione a Luxor e, in particolare, ringrazio la Prof.ssa Silvia Einaudi per avermi dato la possibilità di fornire il mio contributo in questo importante progetto. Sento di aver vissuto appieno questa esperienza, non solo per aver lavorato a diretto contatto con le meraviglie dell’antico Egitto, ma anche per aver assaporato la quotidianità di una cultura diversa dalla nostra, la quale mi ha saputo trasmettere un senso di ospitalità tale da farmi sentire a casa.”