Mobilità DS, il Comitato Fuori Regione chiede ai sindacati di vigilare. E il Lazio rettifica di nuovo
Il Comitato DS Fuori Regione scrive ai sindacati: basta rettifiche a sorpresa. E il Lazio, tempismo perfetto, ne pubblica un'altra.
Il Comitato Dirigenti Scolastici Fuori Regione ha inviato questa mattina alle segreterie nazionali di ANP, CISL Scuola, DirigentiScuola, FLC-CGIL e UIL una lettera con oggetto "URGENTE – Mobilità interregionale Dirigenti Scolastici", chiedendo un incontro online immediato. Il tono, insolitamente diretto per una comunicazione tra addetti ai lavori, riflette la fase che la mobilità 2026/27 sta attraversando da giorni: decreti pubblicati e rettificati a distanza di ore, sedi assegnate e poi ritirate, un fenomeno di cui questa testata ha già dato conto seguendo i decreti a catena innescati dal provvedimento campano del 15 luglio.
Cosa chiede il Comitato
La richiesta di fondo è semplice da enunciare ma complicata da garantire, ogni posto che si libera per effetto della mobilità interregionale deve restare destinato allo scorrimento della stessa procedura, senza essere sottratto ad altre finalità. È una rivendicazione di principio che nasce dall'osservazione, esplicitata nella lettera, delle numerose difformità riscontrate nei decreti regionali e delle rettifiche già intervenute o ancora attese, lo stesso fenomeno che il bollettino statistico diffuso ieri aveva già misurato in termini di "ghosting", omissioni e discordanze fra atti di regioni diverse.
Il passaggio più circostanziato riguarda esplicitamente la Campania. Il Comitato prende atto, senza contestarlo, del provvedimento cautelare del TAR che ha accantonato sette posti originariamente destinati alla mobilità interregionale, ma chiede che quell'accantonamento non si traduca in una perdita permanente per i dirigenti che quei posti avrebbero occupato. La richiesta concreta alle organizzazioni sindacali è di ottenere dal Ministero e dall'USR Campania un impegno scritto, quando cesseranno le ragioni dell'accantonamento (cioè dopo la camera di consiglio del 10 settembre) i sette posti dovranno tornare alla procedura di mobilità 2026/27, anche a anno scolastico già iniziato, senza confluire in reggenze, in conferimenti d'incarico successivi o nel contingente della mobilità dell'anno seguente.
È, in altre parole, la stessa preoccupazione che questa testata aveva già isolato analizzando l'asimmetria fra il danno certo e immediato dei dirigenti esclusi dalla mobilità e il beneficio eventuale e differito degli idonei ricorrenti. Il Comitato la trasforma qui in una richiesta politica precisa, rivolta ai sindacati perché la portino al tavolo ministeriale prima che il tempo la renda irrilevante.
Il caso che dà ragione al Comitato, in tempo reale
Mentre la lettera veniva diffusa, l'USR Lazio pubblicava un nuovo decreto, il terzo intervento sulla mobilità laziale in una settimana, che offre un'illustrazione puntuale di quanto la richiesta del Comitato sia tutt'altro che teorica. Il provvedimento, datato 16 luglio, rettifica il DDG n. 927 del 15 luglio proprio in conseguenza delle ridefinizioni operate dall'USR Campania lo stesso giorno.
La dinamica ricostruita nelle premesse del decreto è istruttiva. Fino al tardo pomeriggio del 15 luglio, sei dirigenti scolastici titolari nel Lazio risultavano in piattaforma con istanza di mobilità verso la Campania accolta. Quando l'USR Campania ha pubblicato il proprio decreto definitivo, i nominativi accolti per il Lazio risultavano parzialmente diversi, con quattro dei sei dirigenti inizialmente accolti che non comparivano più tra i beneficiari, mentre altri quattro dirigenti laziali, non presenti nella lista di partenza, risultavano invece ammessi al movimento. Due note successive dell'USR Campania, datate 16 luglio, hanno confermato che i beneficiari effettivi del movimento in ingresso erano "diversi rispetto a quelle precedentemente caricate sulla piattaforma ministeriale". L'USR Lazio ha dovuto quindi rettificare la propria titolarità ed i quattro dirigenti che si aspettavano il trasferimento restano al loro posto attuale, mentre altri quattro vedono ora formalizzato un movimento che fino al giorno prima non era previsto.
Fra le sedi coinvolte compare di nuovo l'IC "Tullio De Mauro" di Roma, la stessa scuola che, secondo la ricostruzione già pubblicata da questo giornale, aveva cambiato titolare una prima volta fra la versione iniziale e quella consolidata del decreto Lazio. Con il decreto di ieri, la sede risulta assegnata a un'ulteriore dirigente con nota "movimento interregionale". È un dettaglio minore nei numeri assoluti, una sola sede, ma esemplare del fenomeno che il Comitato denuncia, quello di una cattedra dirigenziale che cambia titolare tre volte in una settimana, non per una nuova valutazione di merito, ma per effetto di rettifiche a cascata provenienti da un'altra regione.
Due vicende, un solo nodo
Vale la pena distinguere, per chiarezza, i due fenomeni che si sovrappongono in questi giorni attorno al decreto campano. Da un lato c'è il taglio del contingente campano da 25 a 19 ingressi, imposto dalla cautelare del TAR, che ha lasciato sette dirigenti, di cui tre lombardi già identificati, fuori dalla mobilità per l'intero anno. Dall'altro, come mostra il caso laziale di oggi, c'è un fenomeno distinto, anche all'interno del numero definitivo di 19 ingressi confermati, l'identità dei beneficiari si è modificata nelle ultime ore di pubblicazione, costringendo gli Uffici di provenienza a rincorrere le rettifiche. Non sono la stessa cosa. Il primo è un effetto della misura cautelare, il secondo pare piuttosto una correzione interna ai criteri di ammissione, ma producono lo stesso risultato agli occhi dei dirigenti coinvolti, quella dell’incertezza fino all'ultimo giorno utile, e sedi che cambiano titolare a mobilità formalmente già chiusa.
È precisamente questo l'argomento che il Comitato porta ai sindacati. Non contestare le decisioni della magistratura o le prerogative dei singoli Uffici Scolastici Regionali, ma chiedere che il sistema nel suo complesso funzioni con una trasparenza e un'uniformità di trattamento che, nei fatti, sta faticando a garantire. La richiesta di un incontro online urgente, e la lista dei destinatari, tutte le sigle rappresentative del comparto, senza eccezioni, segnalano che il Comitato considera la vicenda ormai un problema di sistema, non più una somma di casi regionali isolati.