Mobilità DS: sedi nominali disponibili. La fine di un congelamento durato vent'anni
Intervista a Fratta (Dirigentiscuola): le sedi nominali, congelate per vent'anni, tornano nella mobilità. Cosa cambia dal 2026/27.
Ci sono scuole, in Italia, che esistono due volte. Una sulla carta, dove hanno un dirigente titolare; una nella realtà, dove quel dirigente non si è mai visto, perché è altrove, in comando, in distacco sindacale, in aspettativa, e la scuola è retta da qualcun altro, anno dopo anno, con un incarico che si chiama reggenza e che non garantisce a nessuno nulla.
Si chiamano sedi nominali, e il termine è già un programma: nominali, cioè di nome. Per circa un ventennio, secondo Attilio Fratta, presidente di Dirigentiscuola, questa categoria di scuole è stata sostanzialmente sottratta al sistema della mobilità, con la complicità, dice senza giri di parole, di tutti. Il 10 giugno, al MIM, qualcosa è cambiato e la circolare sulla mobilità dei dirigenti scolastici per il 2026/27 dovrà prevedere che queste sedi siano rese disponibili fin dall'avvio delle operazioni. Ne abbiamo parlato con Fratta.
Cominciamo dalla definizione: cosa è, esattamente, una sede nominale?
È la sede di titolarità di un dirigente che però non la occupa. Il dirigente è altrove — comando, distacco sindacale, aspettativa — e la scuola viene retta da un reggente, di solito un altro dirigente che la tiene in aggiunta alla propria. Il contratto, però, per la precisione l'articolo 13 del CCNL 2006, è chiarissimo. Queste sedi dono disponibili per altro incarico regolare, non semplicemente una reggenza per quell’anno. Punto. Non c'è ambiguità.
E allora dov'è il problema, se la norma è così chiara?
Il problema è che per vent'anni quella norma è stata semplicemente ignorata. Le sedi nominali venivano "congelate", termine che, tengo a dirlo, non esiste nel contratto. Non sono rese disponibili, non sono inserite negli elenchi della mobilità, e vengono gestite invece con reggenze a rotazione, anno per anno, decise discrezionalmente dal direttore regionale.
Perché conveniva tenerle congelate?
Perché la reggenza non genera alcun diritto. Se io assegno una sede tramite mobilità, e poi il titolare nominale rientra in servizio, il contratto dice che chi ha ricevuto quella sede ci resta solo se ha più anni di servizio su quella sede del titolare che rientra. Quindi, in teoria, in caso di rientro potrebbe esserci un problema di redistribuzione. La reggenza elimina questo problema all'origine, nessun diritto, nessuna complicazione. E così, per evitare un'eventualità che nella pratica è rarissima, si è bloccato per anni l'accesso a sedi spesso prestigiose o comunque più comode di altre.
Lei ha avuto un confronto diretto su questo con Max Bruschi, all'epoca capo dipartimento al Ministero. Cosa successe?
Sono andato a parlargli direttamente, perché Bruschi a quel tempo era diventato il referente per queste materie. Gli ho detto: guarda, il contratto dice una cosa, la prassi ne fa un'altra da vent'anni, e nessuno se ne è accorto? Lui inizialmente reagì con stupore. "Ma è possibile che per vent'anni si sia fatto così?". Quando gli ho fatto vedere il testo, gli ho fatto leggere e rileggere l'articolo 13, ha dovuto ammettere che avevo ragione. Il contratto non lasciava spazio a interpretazioni. Le sedi nominali sono libere per altro incarico. Non "possono essere", non "a discrezione": sono. Da quel confronto nacque una nota, la stessa che poi è stata richiamata, più o meno, nelle circolari degli anni successivi, anche se, come le dicevo, qualcuno ha continuato a congelare comunque, o a renderle disponibili solo "alla bisogna".
Quindi la norma c'era già da prima. Cosa cambia davvero con la circolare 2026/27?
Cambia il quando. Fino all'anno scorso, anche quando le sedi nominali venivano formalmente rese disponibili, lo erano spesso solo a operazioni già avviate, o peggio: tirate fuori dal cassetto all'ultimo momento solo per assegnare le reggenze, non per la mobilità vera. Io stesso, negli anni, ho dovuto dire ai colleghi: anche se la sede non compare negli elenchi, indicatela comunque, perché il congelamento non esiste nel contratto. L'anno scorso siamo riusciti a far inserire nella circolare il riferimento esplicito, "le sedi nominali sono libere per altro incarico, come da nota [Bruschi]". Quest'anno abbiamo ottenuto il passo decisivo: devono essere rese disponibili fin dall'inizio delle operazioni, non recuperate dopo.
C'è anche un problema di sincronizzazione, ad esempio sui distacchi sindacali che scadono il 31 agosto.
Esatto, sembra banale ma riassume tutto. I distacchi sindacali scadono il 31 agosto. L'anno scolastico inizia il 1° settembre. Se la sede nominale di un dirigente in distacco viene resa libera solo dal 1° settembre, è già troppo tardi poiché la mobilità si è già chiusa il 15 luglio. Quella sede finirà comunque in reggenza, almeno per un anno. E un anno, in questo sistema, diventa facilmente la base per un altro congelamento. Per questo ho chiesto che la comunicazione dei distacchi e dei comandi sia sincronizzata con il calendario della mobilità. Bisogna sapere, fin dall'inizio delle operazioni, quali sedi nominali saranno effettivamente libere, non scoprirlo a giochi fatti.
Come valuta, complessivamente, il risultato ottenuto?
È una conquista storica, e non uso il termine a caso: ci sono voluti dieci anni. Non è facile smontare comportamenti consolidati, soprattutto quando chi dovrebbe smontarli è in qualche modo parte interessata. Le sedi nominali pubblicate fin dall'inizio della mobilità significano scuole prestigiose o comode che tornano nel circuito ordinario, dirigenti fuori regione che hanno una possibilità in più di rientrare, e, non meno importante, un argine a quella gestione informale del potere, fatta di reggenze assegnate senza criterio, che ha caratterizzato questo settore per troppo tempo.