Concorso Dirigenti scolastici, le regole violate alla radice

Il TAR Lazio annulla gli atti: la presidente della Commissione non aveva l'anzianità richiesta. La lettera di un gruppo di candidate.

25 luglio 2026 16:09
Concorso Dirigenti scolastici, le regole violate alla radice -
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Pubblichiamo di seguito, come contributo esterno, la lettera che un gruppo di candidate al concorso per dirigenti scolastici DDG 2788/2023 ci ha inviato in redazione, a commento della sentenza n. 13268/2026 con cui il TAR Lazio ha annullato gli atti della procedura relativi a una candidata, per vizio nella composizione della Commissione esaminatrice — la cui presidente, accerta la sentenza, non aveva ancora maturato al momento della nomina i dieci anni di anzianità dirigenziale richiesti dalla norma. Come già raccontato su queste colonne, la vicenda si inserisce nel più ampio dossier sul reclutamento dei dirigenti scolastici. Va precisato che, allo stato, la pronuncia produce effetti diretti solo nei confronti della candidata che ha promosso il giudizio, disponendo per lei la ripetizione della prova con nuova Commissione; l'auspicio di un intervento del Ministero a tutela dell'intera platea dei concorrenti, che le firmatarie della lettera avanzano con forza, resta per ora una richiesta politica e non un effetto giuridico già acquisito. Il testo che segue riflette il punto di vista delle autrici.

Firmano la lettera: Giustina Samele, Ida Di Lorenzo, Laura Faustino, Sonia Bicchielli, Rosa Limongelli, Ornella Serafina Giuso, Antonella Tarantino.

Il TAR Lazio annulla gli atti impugnati: la Presidente della Commissione non possedeva l’anzianità dirigenziale richiesta. Non un semplice errore formale, ma un vizio che colpisce la credibilità della selezione

Una Commissione costituita senza rispettare i requisiti previsti, candidati valutati da un organo viziato fin dall’origine e diversi partecipanti costretti a rivolgersi alla giustizia amministrativa.

La sentenza n. 13268/2026 del TAR Lazio apre un caso di particolare gravità nel concorso ordinario per dirigenti scolastici, bandito con D.D.G. n. 2788 del 18 dicembre 2023.

Il Tribunale ha accolto il ricorso di una candidata, annullando gli atti impugnati e disponendo la ripetizione delle prove secondo quanto indicato nella decisione.

Una Commissione illegittimamente costituita

Secondo quanto accertato dal TAR, la Presidente della Commissione dell’USR Lazio era stata nominata senza aver maturato i dieci anni di anzianità nel ruolo dirigenziale richiesti dall’articolo 11 del D.M. n. 194/2022.

Non si tratta di una semplice irregolarità formale. Quel requisito rappresenta una garanzia di esperienza e competenza per chi è chiamato a valutare i candidati, attribuire i punteggi e decidere chi possa accedere alla dirigenza scolastica.

Se l’organo valutatore è stato costituito in violazione delle regole, il problema non può essere limitato alla sola posizione della ricorrente. La stessa Commissione ha esaminato tutti i partecipanti e il vizio originario investe, di conseguenza, la credibilità dell’intera procedura.

Tutti i candidati coinvolti

Tutti i concorrenti hanno sostenuto le prove davanti alla medesima Commissione e hanno investito tempo, risorse economiche e aspettative professionali in una selezione che avrebbe dovuto garantire piena legittimità, imparzialità e trasparenza.

Chi è stato escluso può legittimamente interrogarsi sull’affidabilità della propria valutazione. Chi è risultato idoneo rischia, a sua volta, di subire l’incertezza prodotta dagli errori dell’Amministrazione.

È anche per questo che diversi candidati, ritenendosi danneggiati dalle modalità di svolgimento della procedura, hanno promosso ricorsi davanti alla giustizia amministrativa.

Il contenzioso non può quindi essere liquidato come una reazione pretestuosa di chi non ha superato il concorso. Esso nasce dalla richiesta di ottenere quei controlli e quelle garanzie che avrebbero dovuto essere assicurati prima dell’inizio delle prove.

Chi doveva controllare?

La domanda è inevitabile: chi ha verificato i requisiti prima della nomina?

Ai candidati viene imposto il rispetto rigoroso di termini, titoli e procedure. Anche un errore minimo può determinare l’esclusione.

L’Amministrazione, invece, avrebbe nominato la Presidente senza accertare un requisito essenziale, nonostante dagli atti risultasse la disponibilità di altri dirigenti in possesso delle condizioni previste.

Perché è stata effettuata quella scelta? Chi l’ha proposta e approvata? E chi risponderà delle conseguenze prodotte sull’intera platea dei concorrenti?

A pagare sono ancora i candidati

Sono i partecipanti a sostenere i costi della preparazione, dell’accesso agli atti e dell’assistenza legale. Sono loro ad affrontare mesi o anni di contenzioso, con carriere sospese e aspettative professionali compromesse.

L’Amministrazione, invece, lascia spesso ai tribunali il compito di individuare errori che avrebbero dovuto essere prevenuti attraverso normali verifiche interne.

Non può esistere un sistema inflessibile con i concorrenti e indulgente con chi organizza le selezioni.

Se un candidato commette un errore, viene escluso. Se l’Amministrazione costituisce irregolarmente una Commissione, non possono essere tutti i partecipanti a pagarne il prezzo.

Il Ministero deve intervenire

La sentenza produce effetti diretti sugli atti impugnati, ma il Ministero non può circoscrivere la questione alla sola candidata ricorrente.

Il vizio accertato riguarda una Commissione che ha valutato tutti i concorrenti del Lazio e si inserisce in una procedura già segnata da molteplici contestazioni e ricorsi.

Occorre chiarire come sia stata possibile quella nomina, quali controlli siano stati effettuati e quali misure saranno adottate per tutelare l’intera platea dei partecipanti, senza costringere ciascun candidato a intraprendere una nuova azione giudiziaria.

Il concorso avrebbe dovuto selezionare futuri dirigenti chiamati ogni giorno a garantire legalità, trasparenza e correttezza amministrativa.

È quindi paradossale che proprio la procedura destinata a sceglierli sia stata colpita da un vizio nella costituzione dell’organo valutatore.

Il merito non si tutela attraverso gli slogan, ma con Commissioni legittime, controlli seri e regole uguali per tutti.

Non possono essere ancora una volta i candidati — esclusi o idonei — a pagare, con il proprio tempo, il proprio denaro e il proprio futuro professionale, il prezzo di errori che non hanno provocato.

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