Non “la politica” ma “quale politica”
Nelle scuole pubbliche non si fa propaganda: si educa alla cittadinanza, al confronto, all’empatia e alla partecipazione
La destra, ancora una volta, ha scelto di non comprendere il senso educativo di un’iniziativa scolastica e di trasformarla in una polemica politica. Nelle scuole pubbliche non si fa propaganda: si educa alla cittadinanza, al confronto, all’empatia e alla partecipazione. E questa, nel significato più alto del termine, è politica.
Ogni giorno docenti e studenti lavorano nelle aule dei nostri istituti statali per formare cittadini consapevoli e attivi. Ridurre questo impegno a un presunto “indottrinamento” significa non capire il ruolo della scuola oppure volerlo deliberatamente strumentalizzare.
Quanto accaduto alla scuola “Arpalice Cuman Pertile” di Marostica ne è un esempio evidente. Un’attività educativa pensata per far riflettere i bambini sul tema dell’esclusione e delle difficoltà vissute da chi è emarginato è stata attaccata da esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia come se fosse un tentativo di condizionamento ideologico.
Eppure i filmati e i racconti di chi ha partecipato mostrano altro: un’esperienza didattica costruita con finalità educative, non politiche. La destra, invece di sostenere il lavoro degli insegnanti, ha preferito cavalcare la polemica e portare il caso fino all’attenzione del ministro Valditara.
Ci auguriamo che prevalga il buon senso e che si smetta di usare la scuola come terreno di scontro politico ed elettorale. Difendere i docenti e la libertà educativa significa difendere la qualità della scuola pubblica e il diritto degli studenti a crescere con spirito critico e sensibilità civile. Così. in un comunicato Enzo Maraio, Segretario nazionale PSI e Luca Fantò, Responsabile nazionale PSI scuola.